Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, il ddl 90 arriva in Commissione: stop al consumo di suolo
Trieste, confronto sul disegno di legge 90: opposizioni favorevoli all'impianto, ma chiedono ascolto dei territori e più personale nei
TRIESTE - La riforma della legge urbanistica del Friuli Venezia Giulia entra nel confronto politico in IV Commissione con il disegno di legge 90, che punta ad aggiornare un impianto normativo fermo di fatto agli anni Settanta. Al centro del testo ci sono strumenti più moderni per Comuni ed enti locali, con l'obiettivo dichiarato di unire sviluppo economico, tutela del paesaggio, transizione ecologica e consumo di suolo a saldo zero.
A intervenire, a margine dell'illustrazione del provvedimento, sono stati i consiglieri regionali Serena Pellegrino (Avs) e Marco Putto (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg), che definiscono il ddl 90 un passaggio rilevante per il governo del territorio regionale. Secondo i due esponenti di opposizione, la riforma arriva dopo una lunga attesa e supera una normativa approvata quasi 50 anni fa, considerata decisiva nella fase della ricostruzione post terremoto ma oggi non più del tutto adeguata ai cambiamenti sociali, economici, ambientali, abitativi, produttivi e ricettivi.
Il nodo: superare le regole del 1978
Nel loro intervento, Pellegrino e Putto richiamano il ruolo del Purg, il Piano urbanistico regionale generale, entrato in vigore nel 1978 e indicato come strumento fondamentale per la rinascita del territorio friulano dopo il sisma. Un impianto che, osservano, ha contribuito a pianificare e tutelare una parte importante della regione, ma che oggi mostra limiti evidenti.
Il nuovo disegno di legge, da una prima lettura del testo illustrato dall'assessora Cristina Amirante, viene giudicato dai due consiglieri come un provvedimento strategico perché orientato alla semplificazione amministrativa e alla rigenerazione urbana. L'obiettivo, nelle loro parole, è riqualificare il patrimonio edilizio esistente, rigenerare il territorio e salvaguardare l'ambiente, dando alle amministrazioni una pianificazione più flessibile e capace di rispondere anche alle sfide climatiche dei prossimi anni.
Il tema si inserisce nel dibattito più ampio sulla riforma urbanistica Fvg, già arrivata all'esame della Commissione regionale insieme ad altri strumenti di pianificazione e mobilità.
Cosa cambia per Comuni ed enti locali
Secondo Putto e Pellegrino, il ddl 90 può mettere a disposizione di Comuni ed enti locali strumenti più attuali per armonizzare la pianificazione urbanistica con quella paesaggistico-ambientale, attraverso un'impostazione concertata e multilivello. Nella lettura dei due consiglieri, il testo prova a tenere insieme crescita economica, qualità urbana e tutela dell'ambiente.
Tra i punti sottolineati c'è anche la necessità di superare una pianificazione definita bidimensionale, per aprirsi a una visione più ambientale ed ecosistemica del territorio. In questo quadro, spiegano, l'uomo resta al centro del governo del territorio, ma le scelte dovranno misurarsi con l'eredità ricevuta e con regole capaci di rispondere alle trasformazioni climatiche e ambientali.
Le richieste dell'opposizione: confronto e uffici comunali più forti
Pur esprimendo una valutazione positiva sull'impianto iniziale, i due consiglieri annunciano un lavoro in Commissione per migliorare il testo. L'obiettivo dichiarato è arrivare a una riforma che non resti solo un aggiornamento formale, ma diventi uno strumento concreto per la crescita sostenibile e per la qualità della vita delle comunità locali.
Nel merito, Pellegrino e Putto mettono in evidenza anche un problema pratico: il principale ostacolo all'utilizzo dei fondi regionali, sostengono, è spesso la limitata capacità dei Comuni di trasformare gli investimenti in interventi reali. Una difficoltà che viene ricondotta soprattutto alla carenza di personale negli uffici tecnici e amministrativi.
Per questo, aggiungono, la fase che si apre in Commissione dovrà essere accompagnata da un percorso di condivisione con i territori e con i portatori d'interesse, cioè con i soggetti che subiranno direttamente gli effetti delle scelte urbanistiche.
Il richiamo alla ricostruzione del Friuli
Nella nota congiunta, i due esponenti di opposizione insistono sul valore del confronto democratico e sulla necessità di evitare visioni imposte come uniche possibili. La richiesta è quella di costruire una sintesi politica ampia, utile al bene comune, anche guardando all'esperienza storica della ricostruzione del Friuli dopo il terremoto, indicata come esempio di pianificazione capace di produrre benefici per l'intera regione.
Il richiamo va a quella stagione di programmazione territoriale che, ricordano, ha segnato la rinascita del Friuli e che resta uno dei precedenti più significativi anche nel dibattito attuale sulle nuove regole urbanistiche regionali, a cinquant'anni dal sisma raccontati anche nell'incontro Ater sulla ricostruzione del Friuli.