Variante al Pgt Fvg, Serena Pellegrino si astiene: «Serve più coraggio sul consumo di suolo»

Per Pellegrino il documento rimette finalmente al centro ambiente e territorio, ma senza la nettezza che sarebbe oggi necessaria.

23 settembre 2026 18:08
Variante al Pgt Fvg, Serena Pellegrino si astiene: «Serve più coraggio sul consumo di suolo» -
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TRIESTE - Astensione in Aula sulla variante al Piano di governo del territorio del Friuli Venezia Giulia da parte della consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi Sinistra. La scelta, spiegata al termine del dibattito, tiene insieme due giudizi: da un lato il riconoscimento di una svolta attesa da anni sul tema ambientale, dall’altro la critica a un impianto ritenuto ancora troppo prudente, soprattutto sullo stop al consumo di suolo.

Per Pellegrino il documento rimette finalmente al centro ambiente e territorio, ma senza la nettezza che sarebbe oggi necessaria. La consigliera sostiene che serva una visione più ampia e integrata, con un vero “cappello ambientale” capace di fissare un principio preciso: qualsiasi attività umana dovrebbe essere subordinata alle leggi ecosistemiche che regolano il sistema verde-blu.

Sul tema si inserisce anche il confronto politico già aperto attorno alla variante al Pgt Fvg, dossier che continua a dividere il Consiglio regionale su tutele del suolo e sviluppo del territorio.

Le ragioni dell’astensione

Nel suo intervento, l’esponente di Avs ha definito il voto di astensione come un segnale politico preciso. Pur riconoscendo il valore tecnico del provvedimento e il passo avanti rappresentato dalla variante, Pellegrino ritiene che la maggioranza non abbia scelto fino in fondo una linea più coraggiosa sulla tutela ecologica e sulla qualità architettonica.

Secondo la consigliera, dopo quarant’anni dalle prime direttive europee in materia ambientale, molti avvertimenti sono stati trascurati e il conto si vede oggi nella crescente fragilità del territorio. Da qui la richiesta di una pianificazione più incisiva, capace di fermare davvero il consumo di suolo e di orientare le trasformazioni urbane con maggiore coerenza.

Critiche sul metodo di approvazione

Oltre al merito del testo, Pellegrino ha contestato anche il percorso seguito per arrivare all’approvazione. A suo giudizio, un atto considerato così rilevante avrebbe richiesto una condivisione più ampia all’interno del Consiglio regionale, con tempi e modalità differenti e con un coinvolgimento più diretto dei consiglieri.

Il rammarico, nelle sue parole, nasce proprio dal fatto che la variante venga considerata un tassello importante e di qualità: per questo, osserva, sarebbe stato opportuno un confronto politico più esteso prima del voto finale.

Il nodo della scala urbana e del ruolo delle Province

Tra i punti toccati dalla consigliera c’è anche il passaggio dall’urbanistica tradizionale alla pianificazione territoriale, con la necessità, secondo lei, di rilanciare oggi il progetto urbano. Pellegrino insiste sulla “media scala”, cioè su quella progettazione capace di tenere insieme il dettaglio dei singoli interventi e le relazioni tra Comuni vicini.

In questo quadro, la consigliera indica la necessità di assegnare un ruolo sostanziale alle future Province, partendo dalle proposte che potranno arrivare dai Sistemi territoriali locali. Pur non essendo un livello intermedio di pianificazione e pur senza un ruolo istituzionale diretto, gli Stl, secondo Pellegrino, possono comunque fornire linee di indirizzo utili per la pianificazione di area vasta.

Rigenerazione urbana e qualità architettonica

Un altro punto centrale riguarda la trasformazione degli spazi urbani nel corso dei decenni. Pellegrino critica una razionalizzazione che, a suo dire, ha privilegiato il mero conteggio dei volumi, peggiorando il tessuto urbano e spostando l’attenzione dall’architettura all’edilizia fino alla semplice cubatura.

La variante al Pgt, nella sua lettura, offre però un margine per invertire la rotta, puntando su rigenerazione urbana e territoriale. L’obiettivo indicato è superare una pianificazione bidimensionale e tornare a ridisegnare le città riappropriandosi dello spazio, con maggiore attenzione alla qualità architettonica.

Pellegrino ha inoltre ricordato una sua precedente proposta di riforma costituzionale, avanzata durante l’esperienza in Parlamento, per inserire nella Carta il concetto di bellezza. Un’idea che allora, ha osservato, sembrava marginale e che oggi, alla luce della crescita della sensibilità ambientale, considera invece pienamente dentro il dibattito pubblico.

La consigliera ha quindi ribadito che la sua astensione non equivale a una bocciatura del provvedimento: il voto, ha spiegato, vuole riconoscere il valore tecnico della variante ma anche sollecitare una visione più integrata, con tutela ecologica e qualità architettonica poste al primo posto.

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