Veneto, il suolo continua a trasformarsi: 584 ettari in un anno e 65 recuperati

Il nuovo rapporto SNPA aggiorna al 2025 la mappa regionale: il Veneto resta secondo in Italia per quota di territorio artificiale. Cosa misurano i numeri, dove guardare e perché cantieri e recuperi non sono la stessa cosa.

28 ottobre 2026 15:09
Veneto, il suolo continua a trasformarsi: 584 ettari in un anno e 65 recuperati -
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VENETO — Nel 2025 il Veneto ha trasformato 584 ettari di suolo non artificiale in nuove superfici artificiali. Nello stesso anno 65 ettari sono tornati a una condizione non consumata: il saldo netto è quindi di 519 ettari. È la fotografia più aggiornata del Rapporto SNPA 2026, pubblicato il 27 ottobre e costruito sui rilevamenti del 2025.

Il dato merita una lettura più precisa del semplice “cemento avanza”. Non misura soltanto edifici nuovi: nel monitoraggio rientrano strade, piazzali, cantieri, infrastrutture, aree estrattive, impianti fotovoltaici a terra e altre coperture che modificano il terreno. Una parte è permanente, un’altra è classificata come reversibile. E soprattutto il dato annuale va separato da quello accumulato: nel Veneto le superfici artificiali coprono ormai l’11,87% del territorio regionale, seconda quota più elevata d’Italia dopo la Lombardia, secondo il rapporto.

Per residenti, imprese e Comuni il punto non è un primato statistico. È capire dove la pianificazione può ancora orientare le trasformazioni verso aree già utilizzate, come leggere i recuperi e quali informazioni controllare quando un progetto riguarda il proprio territorio. La nuova mappa nazionale mette a disposizione dati regionali, provinciali e comunali; non sostituisce le autorizzazioni urbanistiche, ma permette di distinguere un’impressione generica dal cambiamento effettivamente rilevato.

Il nuovo dato: crescita lorda, saldo netto e una posizione da leggere con cautela

La tabella SNPA riferita al 2025 attribuisce al Veneto 584 ettari di consumo di suolo nell’anno, 65 ettari di ripristino e 519 ettari di consumo netto. In altre parole, il saldo sottrae alle nuove superfici artificiali quelle restituite a una condizione non consumata. Non significa che ogni area recuperata equivalga, per qualità ecologica o localizzazione, a quella trasformata altrove: è un bilancio fisico annuale, non una compensazione automatica tra territori.

La stessa tabella indica 501 ettari di nuovo consumo se si escludono gli impianti fotovoltaici a terra. La differenza non autorizza a liquidare il tema dell’energia rinnovabile né a sommare voci diverse senza metodo: serve invece a capire quale parte della variazione rilevata è associata a questa specifica categoria. Il rapporto nazionale segnala che nel 2025 i pannelli a terra sono cresciuti molto nel Paese; la classificazione SNPA li considera consumo reversibile, perché la copertura può essere rimossa, ma resta una trasformazione del suolo da analizzare caso per caso.

Il Veneto non è fra le regioni con la maggiore perdita assoluta dell’ultimo anno — davanti ci sono Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia — ma parte da una quota storicamente alta di superfici artificiali. Per questo il confronto corretto tiene insieme entrambi i piani: quanto territorio è già consumato e quanto ne è stato trasformato nell’ultimo monitoraggio. La percentuale dell’11,87% non dice che ogni Comune abbia la stessa situazione, né che un nuovo intervento sia automaticamente illegittimo; descrive un contesto regionale nel quale ogni ulteriore impermeabilizzazione pesa su una base già molto urbanizzata.

Che cosa viene conteggiato, e perché il cantiere non è ancora un edificio

ARPAV chiarisce che il consumo di suolo è il passaggio da una copertura non artificiale a una artificiale. Rientrano nella categoria permanente fabbricati, strade pavimentate, ferrovie, piste aeroportuali, banchine e piazzali. Sono invece rilevati come reversibili, tra gli altri, i cantieri, gli spazi sterrati compattati, alcuni depositi, gli impianti fotovoltaici a terra e le aree estrattive non rinaturalizzate. Questa distinzione spiega perché un anno con grandi opere possa far salire il dato e perché, alla chiusura di una parte dei cantieri, possa comparire un ripristino.

Non è un dettaglio tecnico. Confondere le due componenti porta a due errori opposti: considerare provvisorio un intervento che finirà per sigillare definitivamente il terreno, oppure trattare come recupero certo un’area che è soltanto in una fase transitoria. Il monitoraggio fotografa la copertura osservata in un dato anno; per sapere quale destinazione finale avrà un singolo sito servono gli atti urbanistici, il progetto autorizzato e le informazioni dell’ente competente.

Il rapporto SNPA ricorda inoltre che, su scala nazionale, i nuovi cantieri sono la componente più ampia delle trasformazioni del 2025. Questo aiuta a leggere anche il Veneto, territorio attraversato da opere infrastrutturali e da insediamenti produttivi. Ma un quadro nazionale non consente di attribuire automaticamente a una specifica opera locale tutti i 584 ettari regionali: per farlo occorrono i dati comunali e la cartografia, disponibili attraverso il portale dei dati ISPRA e il geoportale ambientale veneto.

Dalle aree urbane alla pianura: i punti dove la pressione è già più alta

L’ultimo dettaglio comunale pubblicato da ARPAV, riferito al 2024, aiuta a collocare il nuovo aggiornamento. Sono 25 i Comuni veneti oltre il 30% di suolo consumato, calcolato al netto delle acque. Padova arriva al 50,33%, Venezia al 44,86%, Treviso al 39,84% e Vicenza al 32,39%; nell’intorno di Padova figurano, fra gli altri, Noventa Padovana al 44,57% e Albignasego al 34,95%. Attorno a Venezia emergono Spinea al 43,33% e Martellago al 36,90%; nella cintura trevigiana Casier è al 36% e Villorba al 31,77%.

Sono indicatori di copertura cumulata, non la graduatoria di chi abbia consumato più suolo nell’ultimo anno. Dicono però perché la pianura centrale e le fasce periurbane richiedano una lettura particolare: un lotto libero, un parcheggio o un ampliamento in un Comune già fortemente artificializzato non producono gli stessi effetti territoriali di una trasformazione analoga in un’area meno satura. ARPAV segnala inoltre che, limitando il calcolo alle superfici con pendenza inferiore al 10%, i Comuni sopra il 30% diventano 59: un indicatore utile per non nascondere la pressione sulle parti pianeggianti dietro la presenza di aree collinari o montane.

Il tema riguarda quindi anche le imprese. Capannoni, piattaforme logistiche, collegamenti e parcheggi possono essere essenziali per attività e occupazione, ma la localizzazione determina quanta nuova superficie viene sottratta e quanta può essere invece riutilizzata. In un territorio che registra anche domanda di spazi produttivi, il confronto utile non è fra sviluppo e tutela come alternative astratte: è fra consumo di suolo agricolo o naturale, rigenerazione di aree dismesse, riuso di fabbricati e progetto di spazi permeabili.

Il limite programmato non coincide con il consumo misurato

Un altro punto da non confondere riguarda le regole regionali. La legge veneta sul contenimento del consumo di suolo punta all’azzeramento entro il 2050. Nel monitoraggio della Regione, il limite massimo complessivo programmato per il consumo al 2050 è sceso da 12.793 ettari iniziali a 9.301; con le riserve assegnate, la previsione indicata al 31 marzo 2025 è di 9.474 ettari. Si tratta di capacità programmata negli strumenti urbanistici, non degli ettari effettivamente osservati dal monitoraggio annuale.

La differenza è sostanziale: un Comune può ridurre una previsione edificatoria senza che ciò faccia immediatamente tornare naturale una superficie già artificializzata; al contrario, un cantiere può incidere sul rilievo del suolo senza esaurire da solo una capacità urbanistica pianificata. Per questo è utile tenere separati gli atti di piano, le autorizzazioni di un intervento e la cartografia annuale ARPAV-ISPRA.

Un esempio concreto di revisione pianificatoria è arrivato a ottobre da San Biagio di Callalta: la prima fase del secondo Piano degli interventi ha tagliato oltre 62 mila metri cubi di edificabilità e recuperato circa 8,97 ettari di capacità residua. I numeri e i limiti dell’operazione sono raccontati nell’approfondimento sulla Variante verde di San Biagio di Callalta che recupera quasi nove ettari di capacità urbanistica. Non è un ripristino automatico di nove ettari di verde: è il recupero di margine di pianificazione, passaggio diverso ma rilevante per le scelte future.

Perché il suolo conta per acqua, calore e attività quotidiane

Il suolo non è una superficie vuota tra una costruzione e l’altra. ARPAV ricorda che la copertura artificiale può ridurre funzioni come l’infiltrazione dell’acqua, la produzione agricola e la regolazione del microclima. Il nuovo rapporto SNPA quantifica a livello nazionale un potenziale molto ampio di superfici urbane su cui valutare depavimentazione, più verde e copertura arborea; precisa però che le mappe di potenziale non sono un ordine di trasformare tutti i luoghi individuati in parchi o boschi. Sono uno strumento per selezionare priorità, soprattutto su aree pubbliche.

La conseguenza pratica non è uguale ovunque. In una zona densamente costruita aumentare permeabilità, alberature e ombra può contribuire a limitare il calore superficiale e a gestire meglio l’acqua piovana; in un’area produttiva la sfida può essere riqualificare piazzali, parcheggi e margini senza compromettere sicurezza e operatività. Anche una buona posizione in una classifica urbana non chiude la partita: il recente confronto di Ecosistema Urbano 2026 per i capoluoghi veneti segnala che consumo di suolo e auto restano criticità strutturali nel quadro nazionale. Il dato si collega al quadro sulla vulnerabilità climatica e sul consumo di suolo in Veneto, che richiede di distinguere indicatori e periodi di rilevazione.

Come leggere i prossimi progetti nel proprio Comune

Per cittadini e attività che vogliono verificare un progetto, il primo documento è l’atto pubblicato dal Comune: Piano degli interventi, variante, adozione, approvazione o conferenza di servizi. Va poi distinto se si parla di superficie territoriale, superficie impermeabilizzata, volumetria o consumo di suolo ai fini della legge regionale: sono misure diverse e non convertibili automaticamente una nell’altra. La Regione mette a disposizione il monitoraggio della legge regionale 14/2017, mentre ARPAV aggiorna le carte del consumo di suolo.

Il dato SNPA non dà una risposta preventiva sul singolo intervento, ma fissa il contesto con una base comune: nel 2025 il Veneto ha aggiunto 584 ettari di superfici artificiali e ne ha ripristinati 65. La differenza, 519 ettari netti, conferma che il tema non è risolto dai soli recuperi. La domanda concreta, progetto dopo progetto, resta dove si costruisce, quanto suolo si rende impermeabile, che cosa viene riusato e quale risultato misurabile rimane al territorio.

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