Veneto-Croazia, due nuovi progetti Interreg portano droni e itinerari nell'Adriatico
La Regione entra in VINLIT e DRONE AID: un percorso transfrontaliero e un sistema per il soccorso costiero e offshore. Cosa è già finanziato e cosa, invece, dovrà ancora diventare operativo.
VENETO – Due progetti del programma europeo Interreg Italia-Croazia entrano nel lavoro della Regione Veneto con un obiettivo molto concreto: trasformare il tratto adriatico che unisce le due sponde in servizi e strumenti condivisi. Si chiamano VINLIT e DRONE AID. Il primo punta a costruire un itinerario transfrontaliero fra Veneto e costa croata; il secondo a sviluppare un sistema di soccorso costiero e offshore basato sui droni. La novità è stata comunicata dalla Regione il 24 settembre, all'interno del pacchetto di iniziative Interreg 2021-2027.
La distinzione decisiva, per residenti, operatori del turismo e imprese del mare, è questa: i progetti sono finanziati e hanno una direzione precisa, ma non sono ancora servizi da prenotare né una rete di droni già attiva sulle spiagge venete. Il valore dell'aggiornamento sta proprio nel passaggio dall'idea al programma di lavoro finanziato; i risultati operativi, le sperimentazioni, le regole di utilizzo e gli eventuali strumenti aperti al pubblico dovranno essere definiti dai partenariati.
Il Veneto è Autorità di gestione del Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027. Non è un dettaglio burocratico: il programma mette in relazione enti, università, Comuni, soggetti economici e organizzazioni delle aree ammissibili delle due coste. L'obiettivo generale dichiarato dal programma è sostenere la cooperazione transfrontaliera, con attenzione all'innovazione nella blue economy. È il quadro in cui vanno letti i due progetti: non come opere locali isolate, ma come tentativi di rendere compatibili soluzioni, dati e servizi su un mare condiviso.
Che cosa cambia con i due progetti finanziati
Nella comunicazione regionale, VINLIT è affidato alla Direzione Turismo e Marketing territoriale e punta alla creazione di un itinerario transfrontaliero tra Veneto e costa croata. La formula non autorizza ancora a indicare tappe, costi, date di apertura o operatori aderenti: questi elementi non sono stati pubblicati nel comunicato. Dice però quale problema il progetto intende affrontare. Le due rive dell'Adriatico sono spesso proposte come destinazioni separate, con informazioni, reti e prodotti non sempre collegati; un itinerario comune prova a trasformare quella separazione in una proposta di area vasta.
Per il Veneto la ricaduta potenziale non riguarda soltanto chi visita Venezia. Un prodotto transfrontaliero può coinvolgere porti, località costiere, patrimonio culturale, collegamenti marittimi e imprese dell'accoglienza, ma per ora sarebbe scorretto attribuire al progetto una singola località o promettere nuovi collegamenti. Il punto verificabile è che la Regione partecipa con la struttura competente sul turismo e marketing territoriale. Saranno le successive schede progettuali a chiarire quali territori, partner e strumenti verranno effettivamente messi in rete.
DRONE AID ha un taglio diverso. La Regione indica Veneto Lavoro fra i soggetti coinvolti e descrive il progetto come lo sviluppo di un sistema transfrontaliero di soccorso costiero e offshore basato sui droni. L'atto di selezione del programma consente di aggiungere un dato importante: DRONE AID è guidato dall'Università di Zara, ha un budget complessivo di 1.782.776,50 euro e un contributo FESR di 1.426.221,20 euro; risulta approvato e finanziato con condizioni nella graduatoria della terza call standard.
Il numero non coincide con una somma destinata al solo Veneto, né prova che sia già acquistato un certo numero di velivoli. Misura il progetto transfrontaliero nel suo insieme. Anche l'espressione “soccorso” va interpretata con rigore: finché non saranno pubblicati protocolli, siti di test, soggetti responsabili e modalità di integrazione con le autorità competenti, non si può descrivere il sistema come un servizio di emergenza disponibile per bagnanti, diportisti o pescatori. Il progetto mira a sviluppare la soluzione; non sostituisce le procedure e i numeri di emergenza vigenti.
Perché il tema riguarda la costa veneta
La costa non è soltanto un confine geografico. È un luogo in cui mobilità turistica, lavoro marittimo, pesca, logistica, ambiente e servizi pubblici si sovrappongono. Per questo la cooperazione con la Croazia non si esaurisce nella promozione: la stessa programmazione Interreg tratta innovazione, adattamento climatico, tutela della natura, mobilità e cultura. Il recente aggiornamento della Regione colloca VINLIT e DRONE AID in questa logica, accanto ad altri progetti transnazionali su infrastrutture, digitale e sostenibilità.
Un confronto utile viene dalle esperienze già in corso sull'altra sponda dell'alto Adriatico. Nella laguna di Grado, il progetto BRAVE ha avviato rilievi sulle valli da pesca: come raccontato da Nordest24 nel monitoraggio degli argini delle valli da pesca di Grado nel progetto BRAVE, tra giugno e agosto sono stati esaminati circa 72 chilometri di arginature. Quel caso non è una replica di DRONE AID né di VINLIT, ma mostra il passaggio concreto che rende leggibile un progetto europeo: prima la rete di partner, poi i dati raccolti sul territorio e infine le decisioni o gli interventi che quei dati possono sostenere.
Per la blue economy, il Veneto non parte da zero. A Udine sono state presentate le sei soluzioni per la blue economy presentate a Udine dal progetto IN4BLUE, un altro percorso Italia-Croazia che ha lavorato sull'innovazione d'impresa. Anche qui il risultato utile non è lo slogan sul “mare del futuro”, ma il collegamento tra soggetti tecnici, piccole imprese e bisogni specifici del comparto. VINLIT e DRONE AID entrano in un ecosistema già popolato da progetti diversi, con obiettivi e tempi propri.
Un itinerario non è ancora un pacchetto turistico
L'idea di VINLIT merita attenzione perché può incidere sulla maniera in cui si racconta il turismo adriatico. Un itinerario transfrontaliero non coincide automaticamente con una crociera, un biglietto combinato o un nuovo collegamento navale. Per diventare utile a chi viaggia dovrà indicare, in modo verificabile, luoghi coinvolti, accessibilità, stagionalità, soggetti che lo gestiscono e rapporto con l'offerta esistente. Sono passaggi essenziali anche per le imprese: un prodotto comune funziona soltanto se le informazioni sono aggiornate, l'offerta è riconoscibile e i collegamenti reali reggono la promessa fatta al visitatore.
È qui che la presenza della Direzione Turismo e Marketing territoriale acquista peso. Il progetto può servire a costruire una base comune fra destinazioni, ma non elimina le differenze di regolazione, trasporto, portualità e servizi tra Italia e Croazia. Il risultato più concreto da attendersi, nella fase iniziale, è quindi un lavoro di progettazione e coordinamento, non l'annuncio di una scorciatoia per spostarsi da una costa all'altra.
La cooperazione può però avere effetti anche oltre la vacanza. Una proposta turistica meglio coordinata richiama imprese ricettive, guide, servizi culturali, attività nautiche e amministrazioni locali; allo stesso tempo impone attenzione alla capacità dei luoghi e alla tutela dell'ecosistema. Il collegamento con la sostenibilità è già visibile in altri cantieri attivi: a San Stino di Livenza, per esempio, il progetto AWASTER ha promosso attività sul riuso dei rifiuti nei territori costieri di San Stino di Livenza. Non sono iniziative sovrapponibili, ma descrivono il medesimo campo di lavoro: la costa come sistema economico e ambientale, non come semplice cartolina.
Droni: innovazione, ma con responsabilità definite
Il progetto DRONE AID intercetta invece un tema tecnologico che richiede particolare precisione. Un drone può raccogliere immagini o dati, raggiungere con rapidità un'area, supportare l'osservazione e trasmettere informazioni. Le modalità concrete dipendono però da autorizzazioni al volo, tutela della privacy, condizioni meteo, integrazione con le comunicazioni marittime e soprattutto dalla catena di comando. Nessuna di queste condizioni può essere considerata già risolta dal solo finanziamento.
La denominazione “transfrontaliero” è il punto tecnico più interessante. Un sistema pensato fra due Paesi non deve limitarsi a far volare un apparecchio: deve mettere in relazione procedure, competenze e scambio di informazioni. In mare, dove le attività costiere e offshore si distribuiscono su spazi ampi e le giurisdizioni si incontrano, l'interoperabilità può contare quanto l'hardware. È una ragione per cui il coordinamento con partner croati e italiani è parte integrante del progetto e non un semplice elemento formale.
Per residenti e lavoratori della costa, il beneficio verificabile oggi è dunque l'avvio di una progettazione finanziata su un bisogno specifico; non un cambiamento immediato delle regole o dei servizi. Per le imprese della filiera tecnologica e marittima, la fase che seguirà potrà essere rilevante se produrrà sperimentazioni, competenze o procedure trasferibili. Le opportunità concrete andranno però cercate negli avvisi e negli atti che il partenariato renderà pubblici, non dedotte in anticipo dal titolo del progetto.
I numeri del programma e il prossimo passaggio
Interreg Italia-Croazia 2021-2027 opera con finanziamenti europei FESR e con il cofinanziamento nazionale previsto per i beneficiari italiani. Il programma comunica che, dall'inizio del 2026, sono in corso 17 progetti small-scale e che 24 progetti standard della terza call sono stati approvati con condizioni. DRONE AID appartiene a questo secondo gruppo. La quarta call, dedicata alla capitalizzazione di soluzioni già sperimentate, si è chiusa il 15 settembre con 69 candidature: un dato che segnala quanto il programma stia entrando in una fase in cui i risultati ottenuti devono essere resi riutilizzabili.
VINLIT e DRONE AID vanno quindi letti come due tasselli diversi della stessa trasformazione: uno prova a dare continuità alla dimensione turistica dell'Adriatico, l'altro cerca una soluzione tecnologica per le attività costiere e offshore. Per il Veneto l'esito non si misurerà dal numero di comunicati, ma dalla capacità di arrivare a risultati pubblici, verificabili e utili: un itinerario con contenuti e soggetti chiaramente definiti nel primo caso; protocolli e sperimentazioni leggibili nel secondo. Oggi la notizia certa è il finanziamento e l'avvio del lavoro. Il resto, per essere raccontato correttamente, dovrà passare dai risultati che i progetti renderanno disponibili.