Venezia, 880mila euro a iNEST: edilizia sostenibile con Paulownia, vetro di Murano e siderurgia

A Venezia lo Spoke 4 di iNEST continua dopo il PNRR con 6 ricerche finanziate dalla Regione Veneto e soluzioni già testate con le imprese

14 luglio 2026 17:58
Venezia, 880mila euro a iNEST: edilizia sostenibile con Paulownia, vetro di Murano e siderurgia -
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VENEZIA - Endoscheletri in legno per rinforzare edifici esistenti, nuovi materiali ottenuti dagli scarti del vetro di Murano e della pietra, pavimentazioni drenanti che usano sottoprodotti siderurgici: sono alcune delle soluzioni sviluppate dallo Spoke 4 del consorzio iNEST, coordinato dall’Università IUAV di Venezia, insieme a imprese del Nordest. Il progetto prosegue anche dopo la fase legata al PNRR, con 880mila euro messi a disposizione dalla Regione del Veneto per finanziare sei nuove ricerche.

Il dato interessa da vicino un comparto che, secondo il coordinatore dello Spoke 4 Lorenzo Fabian, vale il 17% del Pil del Nord Est, pari a 46 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato è portare sul mercato soluzioni applicabili subito alla riqualificazione edilizia, al recupero di materiali di scarto e all’adattamento ambientale delle città.

Venezia, 880mila euro a iNEST: edilizia sostenibile con Paulownia, vetro di Murano e
Venezia, 880mila euro a iNEST: edilizia sostenibile con Paulownia, vetro di Murano e

Lo Spoke 4 di iNEST lavora sul tema “Città, architettura e design sostenibile” all’interno dell’ecosistema dell’innovazione finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il consorzio riunisce nove università e due enti di ricerca tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Province autonome di Trento e Bolzano. In questo quadro si inseriscono anche le nuove collaborazioni tra atenei e imprese del territorio, sulla scia di modelli di integrazione già emersi nel settore di Eventi NEM.

Recofit: il retrofit con endoscheletri in legno

Tra i progetti citati c’è “Recofit: retrofit eco-compatibile per edifici esistenti con tecnologie in legno ingegnerizzato”, con capofila l’azienda Biohabitat Service. La ricerca punta alla riqualificazione del patrimonio costruito prima delle normative più recenti in materia energetica e sismica.

Il nodo affrontato è pratico: gli interventi tradizionali di retrofit spesso comportano costi elevati, tempi lunghi e difficoltà di applicazione soprattutto negli edifici storici o più complessi. Recofit ha quindi sviluppato soluzioni basate su legno ingegnerizzato e sistemi modulari, con l’obiettivo di combinare sostenibilità, prestazioni meccaniche ed economicità.

L’elemento centrale è un endoscheletro ligneo, cioè una struttura sismo-resistente additiva che rafforza i telai esistenti senza sostituirli. Nelle analisi su specie legnose e sistemi di connessione, la Paulownia è stata individuata come soluzione ottimale.

Nuovi materiali dagli scarti di vetro e pietra

Un secondo filone di lavoro riguarda il recupero degli scarti della lavorazione del vetro di Murano, trasformati in un materiale modellabile a basse temperature. L’obiettivo è dare una seconda vita a residui produttivi locali, inserendoli in una filiera utile all’edilizia e al design dei materiali.

Accanto a questo, i progetti sviluppati nello Spoke 4 hanno sperimentato soluzioni innovative anche a partire dai rifiuti della lavorazione della pietra, con una riduzione dello spreco di materiale fino al 35%. Il risultato atteso è duplice: limitare la quantità di scarto e ricavare componenti impiegabili in nuove applicazioni costruttive.

Pavimentazioni drenanti e recupero di metalli

Tra le applicazioni più avanzate rientrano anche pavimentazioni stradali drenanti ottenute con sottoprodotti dell’industria siderurgica e del vetro. Il sistema è stato progettato con due livelli di filtrazione: uno meccanico, per trattenere i contaminanti grossolani rimovibili con manutenzione ordinaria, e uno chimico, capace di assorbire elementi inquinanti.

Le piastre sono realizzate con un legante idraulico prodotto da scarti siderurgici e arricchite con inserti di vetro di Murano. Gli indicatori di progetto fissano traguardi precisi: ripristino del 90% della capacità filtrante dopo cicli di rigenerazione, recupero del 98% dei metalli rari adsorbiti e riduzione delle isole di calore urbane.

Nei test, la grande maggioranza di contaminanti come cadmio e piombo presenti nelle acque utilizzate nelle simulazioni è stata intrappolata nei nuovi materiali. L’idea è trasformare la pavimentazione urbana in un’infrastruttura ecologica diffusa e modulare, capace di intervenire sul rischio idrico e ambientale.

Il consorzio e i soggetti coinvolti

Fabian, docente IUAV e coordinatore dello Spoke 4, sottolinea che il metodo di iNEST ha fatto lavorare insieme laboratori universitari e imprese del territorio, con innovazioni pensate per un impiego immediato. Il percorso, spiega, proseguirà con nuovi partner e nuovi progetti.

Venezia, 880mila euro a iNEST: edilizia sostenibile con Paulownia, vetro di Murano e
Venezia, 880mila euro a iNEST: edilizia sostenibile con Paulownia, vetro di Murano e

I progetti richiamati comprendono anche Ekonia, ReMu e Nonsibuttavianiente, indicati tra i materiali allegati diffusi insieme a Recofit. iNEST, acronimo di Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, riunisce gli atenei di Bolzano, Trento, Udine, IUAV di Venezia, Padova, Ca’ Foscari Venezia, Verona e Trieste, oltre alla SISSA, al CNR e all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.

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