Blue economy, Veneto oltre la media nazionale: Venezia terza in Italia per imprese
Presentato a Venezia il XIII Report del Mare: occupazione in aumento del 20,2%, ma calano le imprese giovanili e femminili
VENEZIA - Venezia e Rovigo concentrano il peso della blue economy veneta, che nel biennio 2023-2022 ha registrato una crescita del valore aggiunto del 30,5% e dell’occupazione del 20,2%, superando nettamente la media nazionale. I dati sono stati presentati al Salone Nautico di Venezia durante l’incontro dedicato al XIII Report del Mare, focus su Venezia e Veneto, elaborato dall’Osservatorio nazionale sull’Economia del Mare - OsserMare insieme al Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere.
L’appuntamento è stato promosso, come ogni anno, dalla Camera di Commercio Frosinone Latina, dall’Azienda Speciale Informare e da Assonautica Italiana, nel contesto del Salone Nautico di Venezia. Ad aprire l’incontro è stato il presidente di Assonautica Italiana Giovanni Acampora, che ha definito il Salone «un luogo strategico di confronto» e ha indicato i dati sull’economia del mare come uno strumento utile per leggere le filiere e orientare le strategie istituzionali. Acampora ha ricordato anche il lavoro portato avanti da oltre quindici anni, il rafforzamento della rete dei centri studi e delle partnership, dall’Osservatorio sull’underwater al Blue Forum Italia Network, oltre all’intenzione di portare anche quest’anno il rapporto nazionale al MIMIT e nelle tappe del Summit Blue Forum. A illustrare i dati del report è stato il presidente di Informare Antonello Testa.
Il quadro nazionale
Nel quadro italiano, l’economia del mare produce 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, pari al 4% della ricchezza nazionale, con una crescita del 15,9% nel biennio 2023-2022. Gli addetti sono 1.089.710, in aumento del 7,7%, con un’incidenza del 4,2% sul totale nazionale, mentre le imprese sono 232.841: nel 2024 risultano in crescita del 2% rispetto al 2022 e rappresentano il 4% del tessuto imprenditoriale italiano.
Uno degli indicatori centrali del rapporto è il moltiplicatore economico: ogni euro investito direttamente nelle attività del mare ne attiva altri 1,8 nel resto dell’economia. L’effetto complessivo genera 140 miliardi di euro di valore aggiunto indiretto e porta la filiera allargata del mare a 216,7 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil nazionale. Secondo il report, questa capacità di attivare ricchezza si concentra soprattutto nei trasporti, nella cantieristica e nelle attività ricreative e sportive. In questo scenario il Nord-Est presenta il moltiplicatore più alto d’Italia, pari a 2,1.
Il peso del Veneto
Il focus regionale evidenzia una blue economy particolarmente concentrata ed efficiente. In Veneto i Comuni costieri sono 40, di cui 11 litoranei e 29 prossimi al mare, distribuiti nelle province di Venezia e Rovigo. In queste aree vive il 16% della popolazione regionale, una quota inferiore alla media nazionale del 34,2% residente sulle coste, ma qui si produce il 15,7% della ricchezza complessiva del Veneto.
Il valore aggiunto diretto della blue economy veneta raggiunge i 6,2 miliardi di euro, il 3,5% della ricchezza regionale, con una crescita del 30,5% nel biennio 2023-2022, circa il doppio rispetto al dato nazionale. Gli addetti sono 79.897, pari al 3,3% del totale regionale, con un incremento del 20,2%, mentre le imprese registrate nel 2024 sono 14.293, il 3,1% del totale regionale. Su questo fronte il Veneto mostra l’unico dato in controtendenza: le imprese diminuiscono dell’1,8%, mentre in Italia crescono del 2%, anche se il report segnala una sostanziale stabilità se si osserva l’arco 2019-2024.
L’effetto leva e i settori trainanti
Il moltiplicatore regionale di 2,1, il più alto d’Italia, porta ai 6,2 miliardi di valore aggiunto diretto altri 13,1 miliardi di indotto. La ricchezza complessiva generata dalla filiera del mare arriva così a 19,3 miliardi di euro e vale il 10,9% del Pil del Veneto.
Per composizione settoriale, la quota più alta del valore aggiunto diretto viene dai servizi di alloggio e ristorazione, che pesano per il 45,9% della filiera. Seguono la movimentazione di merci e passeggeri con il 18,5% e la filiera della cantieristica con il 13,4%.
Venezia e Rovigo nelle classifiche nazionali
Nelle graduatorie italiane spicca soprattutto Venezia. La provincia lagunare è terza in Italia per numero assoluto di imprese blu, con 9.572 aziende, ed è quarta per incidenza del valore aggiunto sul totale dell’economia provinciale, pari al 15,4%. Venezia è inoltre quarta anche per incidenza degli occupati, sempre al 15,4%, e per quota delle imprese marittime sul totale provinciale, al 12,7%.
Anche Rovigo compare nelle posizioni alte della classifica nazionale: è ottava in Italia per quota di imprese blu sul totale della provincia, con il 9,6%, diciassettesima per incidenza del valore aggiunto, all’8,1%, e trentaduesima per gli occupati, al 6,6%.
Le dinamiche delle imprese
L’analisi del tessuto imprenditoriale segnala trasformazioni sul piano generazionale, di genere e della provenienza degli imprenditori. Le imprese giovanili risultano in calo del 10,7% e rappresentano l’8,1% delle imprese blu. Scendono anche le imprese femminili, in flessione del 4,1%, che si attestano al 18,4% della blue economy regionale, in controtendenza rispetto alla crescita nazionale delle imprese rosa.
A compensare questo andamento è la crescita delle imprese guidate da cittadini stranieri, aumentate del 25,4% e arrivate a costituire il 10,1% del comparto. Il report osserva che la riduzione delle imprese femminili comporta un impoverimento in termini di diversificazione, ma rileva anche che l’aumento delle imprese straniere è quasi triplo rispetto alla perdita di quelle giovanili.
Il commercio estero
Sul fronte della bilancia commerciale, nel 2024 la blue economy veneta registra un saldo complessivo negativo di 990,6 milioni di euro. Il dato deriva dallo sbilanciamento della filiera ittica, che presenta un deficit di 1.000,8 milioni di euro, con 150 milioni di export e 1.151 milioni di import. Non basta a riequilibrare il quadro la cantieristica, che chiude con un saldo positivo di 10,2 milioni di euro, frutto di 26 milioni di export e 15 milioni di import.
Gli interventi all’incontro
Nel corso della presentazione sono intervenuti anche, per la Capitaneria di Porto, il C.F. Giulio Cargnello e Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo. Quest’ultimo ha richiamato l’attenzione sul fatto che, nell’analisi del turismo nautico, l’osservazione della domanda turistica resta ancora limitata, mentre l’attenzione continua a concentrarsi soprattutto sulla consistenza infrastrutturale dell’offerta. Per questo, ha spiegato, all’interno del cantiere di ricerca Adriatic Sea Tourism Report l’impegno di Risposte Turismo è rivolto a raccogliere informazioni e aspetti quantitativi e qualitativi della domanda di turismo nautico.