Villa Manin, la 'Notte dei confini' chiude 'Confini da Gauguin a Hopper' con evento multisensoriale
Spettacolo gratuito a Passariano: oltre 130mila visitatori, Wiener Symphoniker, videomapping e riflessioni sulla frontiera come politica culturale.
La chiusura della mostra Confini da Gauguin a Hopper a Villa Manin è stata preceduta da un successo di pubblico che ha trasformato l'esposizione in un fenomeno culturale del territorio: oltre 130mila visitatori hanno attraversato le sale, generando flussi verso bar, negozi e ristoranti nelle vicinanze e rendendo evidente la potenzialità dell'area di Passariano. In questo contesto istituzionale il vicegovernatore Mario Anzil ha riconosciuto il ruolo di enti come Erpac e ha sottolineato la natura collettiva del risultato, definendo l'evento come una costruzione condivisa di valore pubblico.
La serata finale, battezzata Notte dei confini, è stata organizzata nel parco della villa come un repertorio di esperienze multisensoriali: l'esecuzione dei Wiener Symphoniker, l'intervento del violinista triestino Pierpaolo Foti, l'installazione olfattiva del maestro profumiere Lorenzo Dante Ferro all'ingresso dell'Esedra, e la proposta enogastronomica coordinata dalle Pro Loco regionali (Unpli Fvg). La facciata della dimora dogale è stata trasformata mediante videomapping, mentre lo spettacolo, offerto gratuitamente, ha inteso coinvolgere simultaneamente vista, udito, olfatto e gusto in una lettura poetica del tema della frontiera.
Prima dell'inizio degli interventi artistici, sul palco è salito per un saluto il tenente colonnello Franco Paolo Marocco, comandante delle Frecce Tricolori, la cui base di Rivolto si trova a breve distanza, a sottolineare il legame istituzionale e territoriale tra la dimensione culturale e altri ambiti di rappresentanza pubblica.
Nel corso della serata Anzil ha evocato la valenza simbolica della frontiera come «figura chiave delle politiche culturali della Regione», spiegando che la frontiera, intesa come limite nel tempo e nello spazio, può essere impiegata come strumento per il superamento dei confini a partire dal riconoscimento dell'identità. Questa interpretazione ha fornito al programma della mostra, curata da Marco Goldin, una cornice di lettura che ha oltrepassato la mera esposizione pittorica e si è estesa alla progettazione di politiche culturali orientate alla coesione territoriale.
L'evento ha lasciato un doppio esito operativo: da un lato la valorizzazione immediata del patrimonio espositivo e dei servizi locali; dall'altro la proposta di un modello di chiusura mostre che integra partecipazione pubblica, performatività e fruizione collettiva, con potenziali ricadute sul turismo culturale e sull'identità territoriale. Come ha osservato lo stesso vicegovernatore, socchiudendo gli occhi in una serata di questo tipo è possibile evadere nel fantastico e conservare un ricordo che, nella proiezione istituzionale, potrà essere considerato parte della memoria culturale regionale.