Affitti brevi in Friuli Venezia Giulia, Bini: prima una mappatura regionale

In audizione in II Commissione, l'assessore Sergio Emidio Bini indica il Cin come primo filtro e chiede verifiche territorio per territorio.

13 ottobre 2026 14:13
Affitti brevi in Friuli Venezia Giulia, Bini: prima una mappatura regionale -
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UDINE - Prima di scrivere nuove regole sugli affitti brevi, la Regione vuole capire con precisione dove il fenomeno crea criticità e dove invece sostiene l'offerta turistica. È la linea indicata oggi dall'assessore regionale alle Attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, intervenuto in II Commissione del Consiglio regionale sul tema delle locazioni brevi a uso turistico.

Nel giorno delle audizioni sugli affitti brevi in Friuli Venezia Giulia, Bini ha spiegato che prima di eventuali interventi legislativi serve una mappatura regionale puntuale, utile a distinguere le diverse situazioni territoriali e a evitare misure uguali per contesti molto diversi tra loro.

La posizione della Regione

Secondo l'assessore, l'espansione delle locazioni turistiche brevi negli ultimi anni impone una riflessione, ma non giustifica accelerazioni normative senza una base conoscitiva solida. Bini ha richiamato in particolare i provvedimenti già adottati a livello nazionale, a partire dal Codice identificativo nazionale (Cin), che a suo giudizio sta già contribuendo a far emergere attività prima non censite.

Per la Regione, quindi, il primo passo è valutare gli effetti delle misure già in vigore e costruire un quadro aggiornato del fenomeno su scala friulana e giuliana, così da capire se e dove intervenire.

Trieste e il resto del territorio

Nel suo intervento Bini ha sottolineato che il peso degli affitti brevi non è uniforme. Ha citato Trieste come l'area che oggi avverte maggiormente alcune problematiche, in una fase di forte crescita delle presenze turistiche.

Diversa, invece, la situazione in molte altre zone del Friuli Venezia Giulia, dove questa forma di ospitalità viene considerata anche una leva per ampliare l'offerta ricettiva. Il riferimento è soprattutto alle aree montane e ai piccoli borghi, dove la presenza di grandi strutture alberghiere è più difficile da realizzare e le locazioni turistiche possono offrire soluzioni più flessibili.

Il nodo delle locazioni residenziali

Nel corso dell'audizione, l'assessore ha toccato anche il tema del mercato degli affitti residenziali. Secondo Bini, la scelta di destinare un immobile alle locazioni brevi non dipende sempre da guadagni più alti, ma anche dalle maggiori garanzie percepite dai proprietari rispetto agli affitti tradizionali.

È un passaggio che sposta il dibattito oltre il solo fronte turistico: per la Regione, eventuali norme dovranno tenere conto sia del quadro nazionale sia delle competenze dei diversi livelli istituzionali, anche alla luce delle criticità emerse in altre esperienze regionali.

Il tavolo regionale per raccogliere i dati

Bini ha indicato come sede di lavoro il Tavolo di discussione e confronto sullo sviluppo dei settori commerciale e turistico, previsto dal nuovo Codice regionale del Commercio e del Turismo. In quell'ambito, ha spiegato, siedono associazioni di categoria e principali stakeholder del settore, chiamati a contribuire a una ricognizione complessiva del fenomeno.

L'obiettivo dichiarato è partire da dati e confronto con gli operatori per valutare se siano necessari interventi mirati, evitando soluzioni generalizzate che potrebbero penalizzare territori nei quali gli affitti brevi rappresentano una risorsa per il turismo locale.

In chiusura, l'assessore ha ribadito che il Friuli Venezia Giulia presenta caratteristiche diverse rispetto alle grandi destinazioni europee segnate dall'overtourism e che proprio questa differenza consente di affrontare il tema senza forzature, ascoltando i territori e costruendo eventuali misure solo dopo una verifica concreta della situazione regionale.

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