Belluno, Ca’ Foscari contesta il libro sul clima distribuito nelle scuole: cosa dice la scienza

Il Dipartimento DAIS sostiene la lettera del climatologo Carlo Barbante a Comune e Regione: nel mirino alcune tesi del volume ‘Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni’ diffuso anche negli istituti superiori bellunesi.

30 settembre 2026 08:53
Belluno, Ca’ Foscari contesta il libro sul clima distribuito nelle scuole: cosa dice la scienza -
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BELLUNO – Un volume sul cambiamento climatico, pubblicato e distribuito dalle amministrazioni locali anche nelle scuole secondarie di secondo grado del Bellunese, è al centro di una presa di posizione di Ca’ Foscari. Il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’ateneo veneziano ha reso nota il 28 settembre la propria preoccupazione e sostiene la lettera aperta inviata al Comune di Belluno e alla Regione Veneto dal climatologo e glaciologo Carlo Barbante.

La contestazione non riguarda l’esistenza di un dibattito politico sulle risposte alla crisi climatica né la libertà di esprimere opinioni. Riguarda il modo in cui alcune affermazioni vengono proposte in un materiale presentato come strumento di conoscenza e arrivato nelle classi. Per studenti, famiglie e insegnanti è una distinzione importante: un’ipotesi scientifica si misura su dati, metodi e letteratura sottoposta a verifica; un’opinione non diventa equivalente a una conclusione consolidata perché compare in un libro o è firmata da un professionista.

Quale volume è contestato e perché

L’oggetto della nota è Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni. Secondo Ca’ Foscari, la criticità è in particolare nel contributo intitolato Resilienza dei territori tra conoscenza, manutenzione e incertezza, firmato da Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto. L’ateneo contesta l’attribuzione del riscaldamento attuale a cause naturali, con una riduzione fino all’annullamento del ruolo umano.

Il punto pratico non è liquidare il libro senza leggerlo né trasformare una vicenda scolastica in uno scontro di etichette. È sapere quali passaggi controllare quando un testo tratta di clima: chi formula l’affermazione, quali dati usa, se separa i cambiamenti naturali del passato dalle cause della fase contemporanea e se mette il lettore in condizione di risalire a fonti scientifiche verificabili. Ca’ Foscari richiama proprio le istituzioni e chi produce o diffonde materiali scolastici alla verifica dell’accuratezza e al confronto con specialiste e specialisti.

Barbante, professore ordinario al DAIS, studia il clima anche attraverso le carote di ghiaccio ed è presidente del Centro di studio e ricerca internazionale sui cambiamenti climatici. Nella nota rilanciata dall’università chiarisce che la questione è la distribuzione di contenuti presentati come conoscenza senza una distinzione netta tra risultati consolidati e tesi smentite dalla letteratura. Non risultano, nella comunicazione dell’ateneo, decisioni già adottate dal Comune o dalla Regione sulla circolazione del volume: questo è un elemento da tenere distinto dalla critica scientifica.

Le quattro affermazioni al centro della replica

Ca’ Foscari elenca quattro punti. Il primo è l’origine del riscaldamento in corso. I cicli astronomici, le eruzioni e altre variabilità naturali esistono e sono studiati; non spiegano però l’aumento osservato negli ultimi decenni quando si considera l’insieme delle misure. Il Rapporto di sintesi dell’IPCC, che raccoglie la valutazione internazionale della letteratura disponibile, afferma che l’influenza umana ha riscaldato in modo inequivocabile atmosfera, oceano e terre emerse.

Il secondo riguarda l’anidride carbonica. Nel passato remoto, durante alcune transizioni glaciali, variazioni dell’orbita terrestre potevano avviare un cambiamento e la CO₂ agiva anche da amplificatore. Da questo dato non discende che l’aumento odierno sia una semplice conseguenza passiva della temperatura. Oggi le emissioni da combustibili fossili, industria, uso del suolo e altre attività umane immettono carbonio nell’atmosfera; le misure dell’atmosfera, il bilancio del carbonio, le firme isotopiche e la diminuzione dell’ossigeno sono linee di prova coerenti. Il capitolo IPCC sui cicli del carbonio considera inequivocabile l’origine umana dell’aumento di CO₂, metano e protossido di azoto dall’epoca preindustriale.

Terzo punto: l’idea che oltre 260 parti per milione l’effetto della CO₂ diventi trascurabile. La risposta radiativa della CO₂ è logaritmica: la spinta aggiuntiva non cresce in modo lineare, ma non si spegne a quella soglia. Perciò l’esistenza di bande di assorbimento già molto efficaci non autorizza a dedurre che ulteriori concentrazioni siano climaticamente irrilevanti. È un passaggio tecnico, ma utile per riconoscere una scorciatoia frequente: parlare di “saturazione” senza spiegare come funziona davvero la fisica dell’atmosfera.

Infine i modelli climatici. Non sono sfere di cristallo e non danno la data della singola pioggia o della prossima nevicata a Belluno. Sono strumenti che simulano l’evoluzione di lungo periodo usando le leggi fisiche e diversi scenari di emissioni. La loro affidabilità si valuta anche confrontando le simulazioni con le osservazioni passate: quelle che includono soltanto fattori naturali non ricostruiscono il riscaldamento osservato, mentre l’inclusione dei fattori antropici cambia il risultato. L’incertezza sulle conseguenze locali o sulla velocità esatta di alcuni cambiamenti non cancella la solidità dell’attribuzione del riscaldamento globale.

Perché il caso riguarda il Bellunese

La distribuzione nelle scuole rende il caso diverso da una discussione tra adulti su una pagina web o in una sala convegni. Una classe non deve ripetere formule preconfezionate, ma deve avere gli strumenti per distinguere dati, interpretazioni e fonti. Il contesto montano rende il tema ancora più vicino: acqua, neve, ghiacciai, gestione dei boschi, rischio idrogeologico, turismo e agricoltura dipendono da scelte di lungo periodo e da informazioni corrette, non da una previsione meteorologica del giorno dopo.

Questo non significa attribuire automaticamente al cambiamento climatico ogni frana, siccità o temporale. L’attribuzione di un singolo evento richiede analisi specifiche; è proprio l’approccio che evita semplificazioni. Ma conoscere la differenza fra meteo e clima aiuta a capire perché le statistiche pluridecennali, le serie di temperatura e i rapporti scientifici valgano più di un episodio isolato. Anche le dinamiche economiche della montagna vanno lette con prudenza: i dati regionali sul turismo veneto mostrano una crescita delle presenze in montagna nei primi sette mesi del 2026, ma non dimostrano da soli una relazione di causa-effetto con il clima.

Il dibattito non è confinato a Belluno. In Friuli, ad esempio, l’incontro con Luca Mercalli a Paluzza sulla crisi climatica e i laboratori di Refoscollection dedicati al rapporto fra clima, musica e territorio raccontano quanto il tema stia entrando nei luoghi di cultura e di formazione del Nordest. Proprio per questo la qualità delle basi scientifiche conta: poi restano legittimi, e spesso difficili, i confronti su priorità, costi e soluzioni.

Che cosa possono verificare famiglie e scuole

Per una famiglia che voglia capire che materiale sia stato usato in classe, la strada più lineare è chiedere alla scuola il titolo, l’editore, l’anno e il contesto didattico in cui il volume è stato consegnato o discusso. È utile domandare se sia stato presentato come fonte unica oppure affiancato a documenti scientifici e a un confronto guidato. Non serve trasformare gli studenti in arbitri della polemica: serve garantire loro la possibilità di vedere come una tesi viene verificata.

Per docenti e studenti, una verifica essenziale parte da fonti che rendono disponibili metodo e dati. L’IPCC non è un blog né un singolo studio: sintetizza migliaia di pubblicazioni e indica i livelli di confidenza delle conclusioni. Per le osservazioni meteorologiche e climatiche regionali, il riferimento operativo resta ARPAV, mentre un manuale o una presentazione priva di bibliografia, dati datati o affermazioni assolute dovrebbe essere sottoposto a controllo ulteriore. Il punto non è scegliere una fonte perché conferma una convinzione, ma vedere se consente a chi legge di verificare il percorso che porta alla conclusione.

La nota di Ca’ Foscari non chiude una discussione pubblica: chiede che la discussione parta da basi controllabili, soprattutto quando il destinatario è una classe. È questa la conseguenza più concreta del caso Belluno. Sul clima si possono discutere tempi, strumenti, responsabilità e costi delle politiche; non è invece corretto presentare come parità scientifica ciò che l’insieme delle evidenze disponibili ha già chiarito.

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