Carcere di Trieste, 251 detenuti per 150 posti: nuova denuncia sul Coroneo

Durante la visita al carcere Ernesto Mari emergono sovraffollamento, carenza di agenti e servizi sanitari ridotti. Critiche anche alla

14 luglio 2026 14:25
Carcere di Trieste, 251 detenuti per 150 posti: nuova denuncia sul Coroneo -
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TRIESTE - Nel carcere del Coroneo oggi sono presenti 251 detenuti a fronte di una capienza massima di 150 posti. È il dato centrale emerso dalla visita alla Casa circondariale Ernesto Mari di Trieste, tappa friulana dell’iniziativa “Bisogna aver visto”, promossa dall’Alleanza per l’articolo 27 in decine di istituti penitenziari italiani per richiamare l’attenzione sulle condizioni delle carceri.

Alla visita ha partecipato anche la consigliera regionale Giulia Massolino, del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, che torna a denunciare una situazione definita da tempo critica: al sovraffollamento si aggiunge infatti una carenza di personale di polizia penitenziaria e, secondo quanto riferito, un’area trattamentale fortemente sottodimensionata.

I numeri della struttura

Secondo i dati comunicati dopo il sopralluogo, gli agenti in servizio sono 119 a fronte di un fabbisogno di 160 unità, calcolato però su una capienza teorica di 150 posti. Con una presenza reale vicina a 250 persone detenute, la richiesta di personale sarebbe quindi ancora più alta.

Massolino segnala anche problemi sul versante sanitario, chiamando in causa ASUGI per il mancato invio di personale medico in misura adeguata. In particolare, viene riferito che il dentista sarebbe presente una sola volta alla settimana per poche ore, che il ginecologo non sarebbe disponibile in istituto e che spesso risulterebbe difficile ottenere visite psichiatriche urgenti. In questi casi, spiega la consigliera, la direzione sarebbe costretta a rivolgersi al Pronto soccorso, con un ulteriore impiego di personale penitenziario per gli accompagnamenti.

La visita con “Bisogna aver visto”

L’iniziativa ha coinvolto 34 istituti penitenziari in 29 città italiane, con tre visite in Friuli Venezia Giulia e oltre 330 partecipanti tra società civile e istituzioni. L’obiettivo dichiarato è riportare l’attenzione pubblica sulla crisi del sistema carcerario e sul principio indicato dall’articolo 27 della Costituzione, che lega la pena a umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale.

Nel caso di Trieste, Massolino osserva che l’impegno della nuova direttrice sarebbe già percepibile rispetto alle visite precedenti, ma sottolinea che la gestione quotidiana resta condizionata dalle criticità strutturali e dalla mancanza di risposte istituzionali.

Le critiche alla Regione e le proposte bocciate

La consigliera punta il dito anche contro la Regione, sostenendo che una richiesta di audizione sul tema della salute dei detenuti sarebbe ferma da due anni nonostante diversi solleciti rivolti agli organi del Consiglio regionale. Da qui l’accusa di ostruzionismo istituzionale, con riferimento a una competenza regionale che, nel ragionamento esposto, riguarda direttamente l’assistenza sanitaria in carcere.

Sul piano politico, Massolino afferma di aver presentato proposte emendative nelle manovre di bilancio e anche sulla legge casa in Fvg, senza che siano state accolte. Annuncia inoltre nuove proposte nella prossima manovra.

Secondo la consigliera, un miglioramento delle condizioni detentive produrrebbe effetti non solo per le persone recluse e per chi lavora negli istituti, ma anche per il territorio in termini di riduzione della recidiva e di minori disagi per chi vive nelle aree vicine al carcere.

Il nodo del sovraffollamento

Nelle sue considerazioni finali, Massolino sostiene che il sovraffollamento non possa essere risolto semplicemente costruendo carceri più grandi, ma riducendo il numero delle persone recluse attraverso prevenzione, percorsi rieducativi e piena reintegrazione sociale una volta conclusa la pena. Tra i punti richiamati c’è anche il rischio che il carcere venga usato come risposta alle marginalità sociali, invece di affrontarle con strumenti diversi da quelli esclusivamente repressivi.

La visita al Coroneo rientra dunque in una giornata nazionale che ha toccato anche altri istituti, con l’obiettivo di portare all’esterno condizioni che, nel caso di Trieste, restano segnate da sovraffollamento, organici insufficienti e accesso sanitario limitato.

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