Case della comunità in Fvg, Braidotti: senza confronto con i medici il servizio rischia
Il segretario provinciale del Pd di Udine interviene dopo la richiesta di FIMMG, SMI e SNAMI di un chiarimento immediato con la Regione.
UDINE - Il nodo delle Case della comunità torna al centro del confronto politico in Friuli Venezia Giulia. A sollevarlo è il segretario provinciale del Pd di Udine, Luca Braidotti, che contesta alla Regione la mancanza di un confronto strutturato con i medici di medicina generale mentre prosegue l’attivazione delle nuove sedi sul territorio.
L’intervento arriva dopo che i sindacati dei medici di base FIMMG, SMI e SNAMI hanno chiesto alla Regione un confronto immediato per chiarire interpretazione e applicazione delle nuove disposizioni sui turni di servizio all’interno delle strutture. Secondo Braidotti, il problema non riguarda solo l’organizzazione pratica, ma il metodo con cui la Giunta regionale sta gestendo la riforma della sanità territoriale.
La contestazione del Pd udinese
Per Braidotti le Case della comunità non possono essere rese operative soltanto con l’apertura formale delle sedi. Il modello, osserva, si basa infatti sulla collaborazione tra medici di medicina generale, infermieri, specialisti e altri professionisti attorno alla presa in carico del paziente, e per farlo servono tempi, organizzazione e interlocuzione tra istituzioni e categorie sanitarie.
Il segretario dem parla di una carenza ormai cronica di confronto tra Regione e medici, con momenti di particolare tensione nei passaggi di riforma strutturale, nelle emergenze e nelle scelte organizzative. In questo quadro, critica il fatto che all’annuncio delle nuove aperture non corrisponda ancora una definizione chiara su chi dovrà far funzionare concretamente il servizio e con quali modalità operative.
Un tema che nelle ultime settimane è tornato d’attualità anche con il dibattito sulle Case della comunità in Fvg, soprattutto sul rapporto tra personale disponibile, organizzazione dei turni e tenuta del sistema territoriale.
I sindacati chiedono chiarimenti sui turni
Il punto sollevato da FIMMG, SMI e SNAMI riguarda in particolare le nuove disposizioni sui turni di servizio nelle Case della comunità. Da qui la richiesta di un tavolo immediato con la Regione, passaggio che secondo Braidotti conferma l’esistenza di un problema non risolto a monte.
Secondo l’esponente del Pd, il rischio è che le strutture vengano inaugurate senza aver definito in modo condiviso il loro funzionamento quotidiano. Un aspetto che, nella sua lettura, può incidere direttamente sulla credibilità del progetto davanti ai cittadini.
Il rischio per il funzionamento delle strutture
Braidotti sostiene che la Giunta Fedriga dovrebbe considerare con attenzione le conseguenze di questa impostazione, perché sarebbe in gioco la tenuta stessa del modello delle Case della comunità. Se manca l’accordo con chi dovrà operare nelle sedi, avverte, il rischio è compromettere il funzionamento delle strutture fin dall’avvio.
Nel suo intervento richiama anche il quadro più ampio della sanità regionale, con pronto soccorso in sofferenza e liste d’attesa ancora lunghe. In questo scenario, le nuove strutture territoriali vengono indicate come un passaggio decisivo per alleggerire la pressione sui servizi ospedalieri e offrire una presa in carico più vicina ai cittadini.
Tra gli esempi recenti di riorganizzazione sul territorio c’è anche quello dei medici di medicina generale a Ca’ Savio, legato all’attività della Casa della comunità e alla presenza dei professionisti di base.
Le parole di Braidotti
Nel merito, Braidotti definisce la questione prima di tutto politica. A suo giudizio, la Giunta regionale starebbe continuando a governare la sanità senza un confronto efficace con le categorie mediche, proprio in una fase in cui il successo delle Case della comunità dipende dalla capacità di costruire relazioni professionali stabili tra i diversi operatori.
Per il segretario provinciale del Pd di Udine, le Case della comunità rappresentano ora l’ultimo banco di prova per l’esecutivo guidato da Massimiliano Fedriga. Il passaggio, sostiene, è delicato perché un avvio incerto delle strutture rischierebbe di bruciare fin dall’inizio la fiducia dei cittadini, proprio mentre i sindacati FIMMG, SMI e SNAMI chiedono alla Regione di chiarire subito le regole sui turni di servizio all’interno delle nuove sedi.