Donazione di organi in Veneto: record di trapianti, ma alle anagrafi cresce il no
Il Veneto resta primo per donatori e trapianti, ma le opposizioni registrate al rinnovo della carta d'identità sono salite. I dati regionali e il caso Verona.
VENETO – Il Veneto ha chiuso il 2025 con il più alto tasso italiano di donatori utilizzati e con 788 trapianti realizzati. È un risultato che racconta una rete sanitaria capace di intercettare più donazioni e di trasformarle in cure. Ma nello stesso quadro c’è un dato che merita attenzione: al rinnovo della carta d’identità, le opposizioni alla donazione sono passate dal 29,5% del 2024 al 32,8% del 2025. Il primato clinico e la scelta individuale, dunque, non procedono automaticamente alla stessa velocità.
L’anniversario di Aido Verona riporta il tema al centro del dibattito locale. Più che fermarsi alla ricorrenza, però, è utile guardare a ciò che sta cambiando nella pratica: come funziona la dichiarazione di volontà, che peso ha il mancato orientamento e perché il Veneto, pur restando una delle regioni più generose, sta investendo nella preparazione degli uffici anagrafe e nell’informazione prima del rinnovo del documento.
Il record regionale: più donatori e più trapianti
I dati diffusi dalla Regione Veneto per l’attività 2025 indicano 405 potenziali donatori, il 18,4% in più rispetto all’anno precedente. I donatori utilizzati sono stati 239, contro i 214 del 2024: il tasso è arrivato a 49,5 per milione di abitanti, il più alto fra le regioni italiane. I trapianti effettuati sono stati 788, pari a 145,3 per milione di abitanti.
Non sono numeri sovrapponibili alle dichiarazioni firmate in Comune: quelli regionali misurano l’attività della rete ospedaliera e la possibilità effettiva di utilizzare organi per il trapianto. Ma aiutano a capire la dimensione del sistema che lavora dietro una scelta registrata in vita: coordinamenti ospedalieri, terapie intensive, centri trapianto, laboratori, banche dei tessuti e associazioni.
Un indicatore particolarmente rilevante è la donazione a cuore fermo. Nel 2025 in Veneto i donatori di questo tipo sono passati da 61 a 103, con un incremento del 68%. La procedura richiede percorsi clinici e organizzativi molto strutturati: la morte viene accertata dopo almeno 20 minuti di arresto cardiaco e l’eventuale prelievo avviene nel rispetto di protocolli e tempi rigorosi. Non è una scorciatoia, ma una delle innovazioni che hanno ampliato le possibilità di trapianto.
Verona: il risultato si vede nelle liste e nelle sale operatorie
Il caso di Verona dà una misura locale del fenomeno. Secondo l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, nel 2025 nel territorio sono stati segnalati 101 potenziali donatori, di cui 25 a cuore fermo. Nello stesso anno l’ospedale ha effettuato 35 trapianti di cuore, 113 di rene e 67 di fegato. Per il rene, gli interventi sono saliti da 91 nel 2024 a 113; il centro indicava oltre 400 persone in lista d’attesa, provenienti da 45 strutture nefrologiche-dialitiche italiane.
Questi dati non autorizzano a leggere ogni singola dichiarazione come una garanzia di trapianto: l’idoneità clinica si valuta solo nella situazione concreta e la compatibilità è verificata dalla rete trapiantologica. Dicono però che la disponibilità di donatori e l’organizzazione ospedaliera hanno conseguenze misurabili per chi attende un organo. A Verona, nel 2025, 30 dei 67 trapianti di fegato hanno utilizzato organi da donatore a cuore fermo; per il centro, erano il 45% del totale contro il 28% dell’anno prima.
Il sistema veneto non riguarda soltanto i grandi ospedali. La rete Aido che conta 37 gruppi comunali attivi nella Marca e le attività nelle scuole sono una parte della filiera informativa. A Treviso, la giornata del dono e del ringraziamento al Santa Caterina ha mostrato anche il ruolo delle banche dei tessuti e delle cornee, spesso meno visibile rispetto ai trapianti di organi solidi.
Il punto critico: l’opposizione registrata alla carta d’identità
Accanto ai record clinici c’è un segnale diverso. La Regione rileva che l’opposizione alla donazione è aumentata dal 29,5% al 32,8% tra il 2024 e il 2025. Il valore veneto resta sotto la media nazionale, che nel 2025 era al 40,1%, ma la direzione è opposta a quella auspicata da chi lavora nella rete dei trapianti.
Nel dato regionale, va distinta l’opposizione dall’astensione. Dire “no” è una scelta espressa e registrata; non scegliere significa invece non lasciare una volontà nel Sistema informativo trapianti. Nelle dichiarazioni raccolte in Comune, il cruscotto del Centro nazionale trapianti, aggiornato al 13 ottobre 2026, registra per il Veneto 1.574.194 consensi e 625.360 opposizioni. Sono dichiarazioni accumulate nel tempo, non il ritratto delle sole carte d’identità emesse quest’anno, e vanno perciò lette come patrimonio di scelte depositate nel sistema, non come un sondaggio della popolazione attuale.
La fotografia di Verona è ancora più concreta. L’Aoui ha comunicato un tasso di opposizione del 31,9% nel territorio veronese; nella stessa nota, riferita alla registrazione della volontà al rinnovo della carta d’identità, segnalava che si era espresso il 59,2% degli interessati e che il 40% di chi aveva registrato una scelta risultava contrario. Le percentuali possono dipendere dal perimetro e dalla data del rilevamento: per questo non vanno sommate né confrontate come se misurassero esattamente la stessa platea. Il messaggio comune è che l’atto anagrafico resta un passaggio decisivo e non sempre affrontato con informazioni sufficienti.
Perché la scelta in vita riduce l’incertezza
La dichiarazione di volontà non è un adempimento sanitario né impegna a una donazione in vita. Riguarda organi e tessuti dopo la morte e può essere modificata. Se una persona non ha mai espresso una volontà, in caso di possibile donazione il confronto con i familiari diventa necessario. La Regione segnala che nelle terapie intensive venete il tasso di opposizione alla proposta rivolta agli aventi diritto delle persone non espresse era del 19,2% nel 2025, contro una media italiana del 28,8%.
La differenza fra la scelta registrata e il colloquio con la famiglia non è un dettaglio burocratico: in una situazione già difficile, conoscere la volontà del congiunto evita di trasferire interamente ai familiari una decisione che può essere presa prima, con calma. È la ragione per cui la Regione ha avviato una formazione rivolta agli ufficiali d’anagrafe: l’obiettivo dichiarato è fare in modo che il cittadino arrivi informato al momento del rinnovo della Cie, non riceva una domanda inattesa allo sportello.
Come orientarsi senza semplificazioni
Per i maggiorenni, la volontà può essere dichiarata presso l’Asl, negli uffici anagrafe dei Comuni aderenti al progetto “Una scelta in Comune”, con una dichiarazione olografa conservata tra i documenti personali oppure tramite Aido. Le dichiarazioni ricevute da Asl, Comuni aderenti e atti Aido sono registrate nel Sistema informativo trapianti, come spiega il Centro nazionale trapianti. La decisione può essere cambiata in qualunque momento: vale sempre l’ultima manifestazione di volontà valida.
Prima di scegliere è utile distinguere tre domande: si vuole dichiarare un consenso, un diniego o si preferisce rimandare? Si conosce la differenza fra donazione di organi e di tessuti? La scelta è stata comunicata ai familiari? Non si tratta di indicazioni per convincere qualcuno, ma dei punti che rendono una decisione personale effettivamente consapevole. Per informazioni sanitarie e procedurali, i riferimenti istituzionali restano il Centro nazionale trapianti, l’Asl e l’ufficio anagrafe del proprio Comune.
La sensibilizzazione continua anche fuori dal Veneto. Il Giardino della Riconoscenza inaugurato da Aido a Udine ha affiancato il ricordo dei donatori al lavoro nelle scuole: nell’anno scolastico 2025/26 Aido Fvg ha coinvolto 5.232 studenti e 376 insegnanti. E il racconto di Michele dopo il trapianto di polmoni restituisce il significato umano che i dati non esauriscono. Per il Veneto, la sfida dei prossimi mesi non è soltanto conservare il primo posto nei tassi di donazione: è rendere ogni scelta, favorevole o contraria, informata, registrata e conosciuta da chi potrà doverla rispettare.