Fine vita, dopo l’incontro di Gradisca Bullian e Fasiolo chiedono una legge ad hoc

Dopo il convegno di sabato a Gradisca d’Isonzo, i due consiglieri regionali chiedono norme applicative sul suicidio medicalmente assistito.

12 ottobre 2026 16:00
Fine vita, dopo l’incontro di Gradisca Bullian e Fasiolo chiedono una legge ad hoc -
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TRIESTE - Dopo il convegno di sabato a Gradisca d’Isonzo, i consiglieri regionali Enrico Bullian e Laura Fasiolo tornano a chiedere una legge specifica sul fine vita, sostenendo la necessità di una cornice nazionale e di una norma regionale applicativa per evitare nuovi ricorsi ai tribunali da parte dei pazienti.

L’intervento arriva all’indomani dell’incontro pubblico dedicato al tema, promosso dai Socialisti isontini con la partecipazione dell’associazione Luca Coscioni. Al centro del confronto, spiegano i due consiglieri, c’è stato il punto sui diritti già riconosciuti e su quelli che restano ancora da disciplinare in modo chiaro, a partire dal suicidio medicalmente assistito.

Nel corso del convegno sul fine vita a Gradisca d’Isonzo, Bullian e Fasiolo hanno partecipato insieme al medico Amato de Monte. I temi affrontati hanno riguardato il consenso informato, la possibilità di rifiutare i trattamenti di sostegno vitale, le disposizioni anticipate di trattamento e il nodo ancora aperto dell’accesso al suicidio medicalmente assistito.

Cosa chiedono i consiglieri regionali

Secondo Bullian e Fasiolo, la sentenza della Corte Costituzionale 242/2019 ha fissato un quadro di riferimento importante, ma non sufficiente. In assenza di una legge nazionale e di una legge regionale che ne renda concreta l’applicazione, sostengono, chi intende esercitare questo diritto rischia di dover affrontare ancora percorsi giudiziari lunghi e complessi.

Per i due esponenti regionali, il problema riguarda in particolare la possibilità di fruire del diritto attraverso le aziende sanitarie locali, nell’ambito di una scelta personale e libera. La richiesta è quindi quella di una norma che renda esigibili procedure e tutele già delineate dalla giurisprudenza costituzionale.

Un tema che nei giorni scorsi era stato al centro anche del convegno di sabato 10 ottobre 2026 a Gradisca d’Isonzo, appuntamento che aveva riunito esponenti politici, sanitari e associazioni.

I criteri fissati dalla Corte Costituzionale

Nel loro intervento, Bullian e Fasiolo richiamano i criteri già individuati dalla Consulta, sottolineando che l’ambito di applicazione resta limitato a un numero ristretto di persone. Le condizioni indicate sono quelle della malattia irreversibile, delle sofferenze ritenute intollerabili, della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e della scelta libera e consapevole della persona interessata.

Secondo i due consiglieri, proprio questi paletti dimostrano che si tratta di una materia circoscritta, che richiede però una disciplina esplicita per accompagnare chi decida di ricorrervi verso una morte dignitosa.

Il riferimento ai diritti già riconosciuti

Nel ricostruire il quadro normativo, Bullian e Fasiolo richiamano alcune tappe già consolidate negli anni: il consenso informato, il diritto a rifiutare i trattamenti di sostegno vitale e le disposizioni anticipate di trattamento, cioè il testamento biologico. A loro giudizio, il passaggio successivo è arrivare a una legge ad hoc anche sul fine vita.

I due consiglieri spiegano che continueranno a impegnarsi su questo fronte per favorire un contesto più consapevole sul tema. Nella loro valutazione, una disciplina specifica potrà arrivare così come, in passato, sono state approvate norme su divorzio, aborto, unioni civili e testamento biologico.

L’incontro di Gradisca d’Isonzo, organizzato dai Socialisti isontini con la partecipazione dell’associazione Luca Coscioni e del medico Amato de Monte, è stato indicato dai due consiglieri come un momento utile per fare il punto sugli strumenti già disponibili e sulle norme che, a loro avviso, mancano ancora.

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