Non si trovano infermieri in FVG, la Regione li cerca in Ghana e Argentina

Il FVG avvia un progetto con l’Università di Udine: 15 laureati da Ghana e Argentina saranno formati e potranno entrare nel sistema sanitario regionale.

29 agosto 2026 08:47
Non si trovano infermieri in FVG, la Regione li cerca in Ghana e Argentina  -
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In Friuli Venezia Giulia la carenza di personale infermieristico continua a rappresentare uno dei problemi più pesanti per il sistema sanitario regionale. Mancano circa 500 infermieri e la Regione prova ora ad affiancare alle misure già avviate una nuova strada: formare in Friuli Venezia Giulia professionisti già laureati all’estero, accompagnandoli fino al conseguimento del titolo italiano e, successivamente, verso un possibile ingresso nel Servizio sanitario regionale.

La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, lo schema di convenzione con l’Università degli Studi di Udine per l’avvio di un programma sperimentale di scambi internazionali nel settore della formazione sanitaria.

La prima fase partirà già con l’anno accademico 2026/2027 e metterà a disposizione 15 posizioni destinate a laureati provenienti da Argentina e Ghana.

Non si tratterà però dell’arrivo diretto di infermieri dall’estero da inserire immediatamente negli ospedali regionali. Il progetto prevede un percorso universitario, verifiche sui titoli acquisiti nei Paesi d’origine, formazione in Italia, corsi di lingua e precisi obblighi sia durante gli studi sia dopo la laurea.

Perché la Regione guarda anche all’estero

A spiegare la scelta è stato lo stesso Riccardi, che ha definito il progetto una delle risposte strutturali alla difficoltà ormai cronica di reperire personale infermieristico.

«Il progetto pilota legato a questa delibera è una delle strategie strutturali per far fronte all'oggettiva carenza di personale infermieristico che registriamo nel nostro sistema sanitario», ha spiegato l’assessore.

Il problema, secondo Riccardi, non riguarda soltanto l’organizzazione dei turni e dei servizi, ma può arrivare a incidere sulla capacità del sistema sanitario di garantire i Livelli essenziali di assistenza.

Una difficoltà che non interessa esclusivamente il Friuli Venezia Giulia, ma che viene indicata dall’assessore come una questione di carattere nazionale.

La Regione ha già messo in campo altre misure, tra cui i premi di studio, ma ora intende sperimentare anche un modello costruito sulla collaborazione internazionale.

I primi 15 candidati arriveranno da Ghana e Argentina

Il progetto partirà con numeri ancora contenuti.

Saranno inizialmente 15 le posizioni disponibili per laureati provenienti da Argentina e Ghana.

Si tratta di professionisti che hanno già completato un percorso universitario nei rispettivi Paesi e che dovranno affrontare una prova di equipollenza nell'ambito delle norme vigenti.

Sulla base della valutazione della formazione già acquisita, i candidati potranno essere iscritti direttamente al secondo o al terzo anno del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Udine.

L’obiettivo è permettere loro di completare il percorso necessario per ottenere un titolo italiano, creando così le condizioni per un successivo inserimento professionale nel sistema sanitario.

Non un’assunzione immediata ma un percorso universitario

Questo è uno degli aspetti centrali della sperimentazione.

I laureati provenienti dall’estero non entreranno automaticamente negli ospedali o nelle aziende sanitarie regionali.

Prima dovranno completare il percorso accademico previsto dall’Università di Udine, rispettare gli obblighi formativi stabiliti dalla convenzione e conseguire la laurea italiana.

Solo dopo potranno partecipare alle procedure previste per lavorare all’interno del Servizio sanitario regionale.

Il meccanismo serve quindi a costruire un percorso che unisca riconoscimento della formazione precedente, integrazione universitaria, conoscenza della lingua italiana e successivo inserimento professionale.

Per ogni partecipante 15mila euro all’anno

La Regione finanzierà il percorso mettendo a disposizione per ciascun beneficiario 15.000 euro all’anno, per tutta la durata della formazione.

Il sostegno economico non sarà limitato alle tasse universitarie.

Il contributo servirà infatti a coprire le principali spese necessarie per permettere agli studenti di trasferirsi e frequentare regolarmente il corso in Friuli Venezia Giulia.

Sono comprese le spese di viaggio, alloggio, iscrizione universitaria e assicurazione medica, oltre a una borsa di mobilità.

Una parte del percorso riguarderà inoltre l’integrazione linguistica: saranno finanziati anche corsi di lingua italiana, elemento indispensabile soprattutto in vista del futuro rapporto con pazienti, famiglie e professionisti sanitari.

Il finanziamento sarà a carico della Regione

La sperimentazione verrà sostenuta economicamente dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Le risorse saranno trasferite all’Università di Udine e saranno finanziate attraverso il bilancio pluriennale regionale 2026-2028.

L’Ateneo avrà poi il compito materiale di erogare i sostegni economici ai beneficiari e rendicontare l’utilizzo delle risorse.

Il modello costruito dalla Regione punta quindi a separare chiaramente le responsabilità: finanziamento pubblico da una parte e gestione accademica affidata all’Università dall’altra.

Gli studenti dovranno rispettare obblighi precisi

Il contributo da 15mila euro non sarà erogato senza condizioni.

La convenzione introduce infatti vincoli accademici stringenti.

I partecipanti dovranno frequentare consecutivamente i corsi previsti e mantenere un andamento universitario compatibile con il progetto.

In particolare dovranno ottenere almeno il 60 per cento dei crediti formativi annuali attesi.

Chi non rispetterà gli obblighi previsti potrà perdere immediatamente il beneficio.

Il principio scelto dalla Regione è quindi quello di finanziare un percorso formativo garantendo contemporaneamente che lo studente proceda regolarmente negli studi.

Dopo la laurea dovranno partecipare alle selezioni del Ssr

Ancora più rilevanti sono gli obblighi previsti una volta completato il corso di laurea.

I beneficiari del progetto si impegneranno a partecipare alle procedure selettive del Servizio sanitario regionale nei tre anni successivi al conseguimento del titolo.

Questo significa che il finanziamento regionale non nasce soltanto con una finalità universitaria, ma è costruito anche con l’obiettivo di trasformare almeno una parte degli studenti formati in futuri professionisti del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia.

Non si tratta comunque di un’assunzione automatica: per entrare negli enti sanitari regionali sarà necessario superare le procedure previste.

Se vengono assunti dovranno restare almeno cinque anni

La convenzione introduce poi un secondo vincolo.

Se, dopo aver partecipato alle selezioni, i laureati saranno assunti nel Servizio sanitario regionale, dovranno impegnarsi a rimanere negli enti del Ssr per almeno cinque anni.

Si tratta di una delle condizioni più importanti dell’intero progetto.

La Regione vuole infatti evitare che l’investimento sostenuto per formazione, alloggio, viaggio, lingua e percorso universitario produca professionisti che, una volta ottenuto il titolo italiano, lascino immediatamente il sistema sanitario regionale.

Il progetto cerca quindi di legare la formazione finanziata con risorse pubbliche a una prospettiva di permanenza professionale sul territorio.

Cosa succede se non vengono rispettati gli impegni

Gli obblighi non sono soltanto dichiarazioni d’intenti.

La convenzione stabilisce che il mancato rispetto dei requisiti accademici oppure degli impegni professionali previsti possa comportare la revoca e la decadenza immediata dal beneficio.

La Regione ha quindi scelto un modello nel quale sostegno economico e responsabilità del beneficiario procedono insieme.

Il principio è quello di garantire un investimento pubblico importante, ma all’interno di un percorso con condizioni precise e verificabili.

Il ruolo dell’Università di Udine

Una parte consistente dell’organizzazione sarà nelle mani dell’Università degli Studi di Udine, e in particolare del Dipartimento di Medicina.

L’Ateneo curerà innanzitutto i rapporti con le università straniere.

Secondo quanto spiegato dalla Regione, UniUd ha già sviluppato negli ultimi mesi rapporti bilaterali solidi con gli atenei interessati.

L’Università dovrà inoltre occuparsi della gestione accademica dei partecipanti, predisporre i bandi di selezione, seguire la rendicontazione economica ed erogare materialmente le borse.

Per gli studenti saranno messi a disposizione anche tutor didattici dedicati, chiamati ad accompagnarli durante il percorso universitario.

Formazione, lingua e integrazione professionale

La sperimentazione prova dunque a intervenire contemporaneamente su più livelli.

Non viene finanziato semplicemente l’arrivo in Friuli Venezia Giulia di personale già formato.

La struttura del progetto prevede un passaggio attraverso l’università italiana, l’acquisizione dei crediti necessari, l’apprendimento della lingua e il successivo accesso alle procedure del Servizio sanitario regionale.

Questo dovrebbe permettere ai professionisti di arrivare alla fase lavorativa con una preparazione già inserita nel contesto sanitario e universitario italiano.

Un elemento particolarmente rilevante in una professione come quella infermieristica, nella quale la relazione con il paziente e la comunicazione con gli altri componenti dell’équipe sanitaria costituiscono una parte essenziale dell’attività quotidiana.

Riccardi: «Non è un atto ordinario»

L’assessore alla Salute ha voluto sottolineare anche il significato politico e sociale dell’iniziativa.

«Non è un atto ordinario ma una decisione che affronta con realtà e senza strumentalizzazioni l’attualità del rapporto emigrazione-immigrazione», ha dichiarato Riccardi.

Secondo l’assessore, l’immigrazione può rappresentare un’opportunità quando viene costruita attraverso percorsi organizzati e con regole definite.

Riccardi ha parlato della necessità di «direzioni certe» e di un equilibrio tra diritti e doveri.

Il riferimento alla solidarietà ricevuta dopo il terremoto

Nelle parole dell’assessore compare anche un richiamo alla storia del Friuli Venezia Giulia.

Riccardi ha ricordato la solidarietà internazionale ricevuta dalla regione durante la ricostruzione successiva al terremoto.

«La solidarietà internazionale in occasione della nostra ricostruzione ci lascia questa lezione, noi non vogliamo dimenticarla», ha affermato.

Il riferimento viene utilizzato per inserire il progetto in una visione più ampia dei rapporti internazionali, nella quale la mobilità delle persone può diventare uno strumento di collaborazione se accompagnata da formazione e regole precise.

Una sperimentazione che potrà essere estesa

Il progetto parte dall’Università di Udine, ma potrebbe non fermarsi qui.

Riccardi ha infatti evidenziato che lo schema di convenzione è stato costruito in maniera tale da poter essere utilizzato anche con altre istituzioni accademiche presenti sul territorio regionale.

La prima esperienza con UniUd avrà quindi anche la funzione di verificare concretamente se il modello sia sostenibile ed efficace.

I risultati della sperimentazione potranno indicare se ampliare il numero dei partecipanti, coinvolgere altri Paesi oppure estendere il sistema ad altri Atenei.

La carenza di personale resta uno dei nodi della sanità

L’arrivo dei primi 15 partecipanti non può naturalmente risolvere da solo una carenza che viene quantificata in centinaia di infermieri.

Il valore della misura è soprattutto quello di aprire un nuovo canale di reclutamento e formazione da affiancare agli strumenti già utilizzati.

Il problema del personale accompagna anche la riorganizzazione della sanità territoriale. Proprio nei giorni scorsi Nordest24 ha raccontato l’apertura della Casa della Comunità di Tolmezzo, destinata a servire oltre 35mila residenti, una struttura che mette insieme medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti e personale amministrativo.

Il tema della disponibilità di professionisti sanitari attraversa inoltre tutto il Nordest. In Veneto, ad esempio, la riorganizzazione legata alla chiusura del Punto nascita di Portogruaro ha aperto il confronto sulla destinazione di ostetriche, infermieri e personale di supporto.

Il primo banco di prova dal 2026/2027

Ora il progetto entra nella fase operativa.

Con l’anno accademico 2026/2027 partiranno le prime 15 posizioni e l’Università dovrà avviare le procedure necessarie per individuare i candidati provenienti da Argentina e Ghana.

Da quel momento inizierà un percorso che richiederà diversi anni prima di produrre gli effetti occupazionali attesi: valutazione dei titoli, inserimento universitario, completamento degli studi, laurea, selezioni e infine eventuale assunzione.

La Regione punta però proprio su questo elemento: non una soluzione emergenziale limitata a coprire qualche turno, ma un canale strutturato per formare nuovi infermieri e provare a trattenerli nel sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia per almeno cinque anni dopo l’assunzione.

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