Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

Nel Consiglio comunale il primo incontro della rassegna dedicata agli sfollati accolti in laguna.

12 settembre 2026 09:24
Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre -
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GRADO - A cinquant’anni dal terremoto del Friuli, Grado ha riunito le comunità accolte nell’autunno del 1976 e ha aperto il primo appuntamento della rassegna “I gabbiani non vivono tra i monti: l’urgenza di partire, il desiderio di tornare”, un calendario che proseguirà fino a dicembre 2026. L’incontro si è tenuto venerdì 11 settembre nella sala del Consiglio comunale ed è stato dedicato alla memoria dei mesi in cui sull’isola arrivarono 6 mila 500 sfollati.

La serata, trasmessa in diretta sul canale YouTube dell’amministrazione e ancora disponibile sul sito istituzionale insieme agli altri appuntamenti del programma, ha rimesso al centro testimoni diretti, amministratori di ieri e di oggi e cittadini che vissero il dopo sisma. L’avvio è stato affidato a un estratto audio della sera del 6 maggio 1976: musica, poi la scossa, poi il silenzio, accompagnato dalle immagini dei paesi colpiti.

Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

Il sindaco Giuseppe Corbatto ha ricordato che il terremoto colpì il Friuli provocando quasi mille vittime, distruggendo paesi, case e luoghi di lavoro e cambiando la vita di migliaia di persone. Il primo pensiero, ha detto, è andato alle vittime, alle famiglie e a chi si mobilitò fin dalle prime ore per i soccorsi.

Le prime ore dopo la scossa

A ricostruire quel momento è stato Antonio Boemo, nel 1976 coordinatore regionale del Corpo Emergenza Radioamatori del Friuli Venezia Giulia. Con una fotografia dell’epoca proiettata in sala, Boemo ha spiegato il ruolo delle radio nelle ore successive al sisma, quando i collegamenti erano l’unico filo tra i paesi isolati.

All’epoca, ha ricordato, non esisteva ancora la Protezione Civile e l’unico gruppo organizzato per le emergenze era quello dei radioamatori. Furono 300 radioamatori da tutta Italia a mobilitarsi per installare apparecchiature, raggiungere i comuni più isolati e sostituire di fatto gli uffici postali fermi, trasmettendo circa 1.500 telegrammi in tutto il mondo.

La scelta di partire nel settembre 1976

Una parte centrale dell’incontro ha riguardato i giorni dello sfollamento. Finita l’estate, migliaia di persone vivevano ancora in tenda o in sistemazioni provvisorie; poi, a settembre, nuove forti scosse e l’avvicinarsi dell’inverno resero inevitabile per molte comunità la partenza.

Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

Su quel passaggio si è soffermato Igino Piutti, sindaco di Tolmezzo nel 1976, che ha ripercorso la responsabilità di accompagnare la propria comunità nello sfollamento e le angosce di chi non aveva alternative. Accanto a lui, per l’amministrazione attuale, era presente il consigliere delegato alla Protezione civile Leonardo Rinoldo.

Giancarlo Cruder, amministratore di Tarcento nel 1976 e poi sindaco della città, è tornato invece al momento in cui, con l’inverno alle porte, molte famiglie di Tarcento dovettero lasciare le case. Ha sottolineato come le diverse comunità abbiano affrontato in modo differente l’emergenza, anche attraverso scelte politiche e amministrative maturate sul territorio. Per la Tarcento di oggi è intervenuto il vicesindaco Luca Toso.

Da Pontebba, il vicesindaco Rudy Gitschthaler ha spiegato il significato di ritrovarsi oggi a Grado: un passaggio che unisce la memoria storica alla vicinanza istituzionale tra comunità che condivisero la stessa ferita.

Le testimonianze dei bambini accolti a Grado

La seconda parte della serata, condotta da Leonardo Tognon, ha cambiato prospettiva concentrandosi su chi partì da bambino. Il racconto ha richiamato anche l’esperienza scolastica vissuta a Grado, attraverso la lettura dell’intervento di Laura Matelda Puppini, che ha riportato la memoria del padre Geremia Puppini, ispettore didattico, insieme alle testimonianze legate a quella scuola diventata simbolo di rinascita.

Il filo della serata si è poi chiuso tornando al titolo della rassegna. Ripercorrendo gli elenchi scolastici di allora, nei quali con il passare dei mesi accanto ai nomi dei bambini compariva la parola “rientrato”, è riemersa la frase pubblicata dal Gazzettino il 30 ottobre 1976: “I gabbiani non vivono tra i monti”. Secondo quanto ricostruito, la frase era attribuita a un bambino di 6 anni.

Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

Il gesto finale per Anna Micelli

Il Comune ha spiegato di aver cercato a lungo, tra giornali, social e testimonianze, l’identità di quel bambino senza riuscire a trovarla. Nel finale dell’incontro è stata quindi richiamata sul palco Anna Micelli, una delle bambine di allora. Il sindaco Giuseppe Corbatto le ha consegnato un mazzo di fiori, come gesto rivolto non solo a lei ma a tutti i bambini che vissero quei mesi lontano da casa, compreso il bimbo di 6 anni al quale viene attribuita la frase diventata il leitmotiv della rassegna.

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