Liste d’attesa in Veneto, nel 2026 cambiano risorse, controlli e presa in carico
Diciotto milioni per acquistare prestazioni aggiuntive, altri investimenti e un monitoraggio per Ulss: il piano regionale è in corso, ma per i cittadini la verifica resta prestazione per prestazione.
VENETO – Le liste d’attesa non si misurano soltanto dal giorno fissato per una visita. Sono il punto in cui si incontrano prescrizioni, disponibilità di specialisti e apparecchiature, agende delle singole aziende sanitarie, controlli dei pazienti cronici e capacità di usare o liberare un appuntamento. Nel 2026 il Veneto sta modificando questo sistema con una combinazione di acquisto di prestazioni aggiuntive, investimenti tecnologici e monitoraggio centrale. Il cambiamento è concreto nei bilanci e nell’organizzazione, ma non autorizza a promettere che ogni visita sarà disponibile subito: per chi deve prenotare, il tempo e il percorso restano legati alla prestazione, alla priorità clinica e all’Ulss di riferimento.
Il segnale più verificabile è nella deliberazione regionale per il 2026: 18 milioni di euro sono destinati all’integrazione dell’acquisto di specialistica ambulatoriale dalle strutture private accreditate per i residenti veneti. Le risorse devono essere ripartite tra le aziende sanitarie sulla base dei rispettivi Piani operativi aziendali e i risultati saranno valutati dall’Unità centrale dedicata ai tempi e alle liste d’attesa. Non è quindi un fondo indistinto né un rimborso da chiedere: è capacità aggiuntiva che il servizio sanitario programma e acquista per ridurre le criticità.
Dal recupero straordinario a un sistema da tenere sotto controllo
Il punto di partenza aiuta a leggere le misure attuali. Nel bilancio regionale del 2023 furono assegnati 29,18 milioni alle Ulss per ridurre le attese della specialistica ambulatoriale; nel 2025 altri 20 milioni furono destinati all’acquisto aggiuntivo dal privato accreditato. Il nuovo stanziamento 2026 di 18 milioni prosegue quella linea, con un perimetro esplicito: visite ed esami specialistici ambulatoriali per i residenti, non l’insieme indifferenziato di ogni bisogno sanitario.
La Regione aveva comunicato, nel febbraio 2025, la riduzione delle prestazioni in attesa nelle classi di priorità tracciate: le B, da garantire entro dieci giorni, erano passate da 502 a zero tra maggio 2023 e dicembre 2024; le D da 82.811 a 10.814; le P da 74.489 a 17.381. Sono dati amministrativi di un periodo già concluso, non una fotografia automatica dell’appuntamento che un cittadino trova oggi. Servono però a distinguere due piani: il recupero di arretrati può migliorare i numeri complessivi, mentre la disponibilità di una determinata ecografia, visita o controllo dipende ancora dall’offerta effettiva della singola agenda.
Per questo nel 2026 il monitoraggio non può essere sostituito da un annuncio di finanziamento. Il portale sanitario regionale pubblica dati separati per le nove Ulss, per l’Azienda ospedaliera di Padova, per l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e per lo Iov. Per i ricoveri, l’ultimo aggiornamento disponibile è riferito a marzo 2026 e considera i dodici mesi precedenti. Il dato per azienda è importante perché un’attesa non è uguale in tutto il Veneto e perché ricoveri e specialistica ambulatoriale sono percorsi diversi: confrontarli come se fossero una sola lista produrrebbe una conclusione sbagliata.
Perché il problema resta aperto anche quando gli stanziamenti crescono
Le code non dipendono da una causa unica. La stessa documentazione regionale collega la pressione sulle agende all’aumento delle richieste, alla disponibilità di professionisti e alla capacità diagnostica. Nel quadro presentato dalla Regione nel 2025, su 814 posti messi a concorso per dirigenti medici erano stati coperti 197 posti; è un dato che chiarisce perché aggiungere risorse non equivale a creare dall’oggi al domani specialisti, turni o sale disponibili. Le apparecchiature, inoltre, funzionano dentro orari, équipe e percorsi clinici: una nuova Tac o risonanza può aumentare la capacità, ma richiede personale e una programmazione coerente.
La domanda ha anche ragioni demografiche e cliniche. Le persone con patologie croniche hanno bisogno di controlli periodici e di più servizi coordinati; se ogni appuntamento viene cercato da zero, l’onere amministrativo ricade sul paziente e gli accessi diventano più frammentati. Da qui l’orientamento regionale annunciato a giugno: 12 milioni aggiuntivi per l’abbattimento delle attese, con particolare attenzione a cronici, fragili e casi complessi, e 32,18 milioni di avanzo vincolato per tecnologie e dotazioni. La parte più interessante per i residenti non è solo la somma: è l’obiettivo di far prenotare automaticamente dal centro prescrittore i controlli successivi dei pazienti inseriti in un percorso di presa in cura.
È una differenza sostanziale rispetto alla logica del singolo appuntamento. Se applicata in modo effettivo ai percorsi interessati, può ridurre passaggi ripetuti e discontinuità per chi deve tornare periodicamente in ospedale o in ambulatorio. Non significa però che tutte le visite di controllo saranno prenotate in automatico, né che la misura valga nello stesso modo per ogni patologia e azienda. Le modalità operative sono affidate alle strutture e vanno lette nella comunicazione dell’Ulss o del centro che segue il paziente.
La conseguenza per le Ulss: contano programmazione e risultati, non solo la spesa
La Dgr 2026 lega la ripartizione dei 18 milioni agli obiettivi dei Piani operativi delle aziende. Il meccanismo prova a spostare l’attenzione dalla spesa, che è un mezzo, a ciò che può essere verificato: prestazioni messe a disposizione, priorità rispettate, andamento delle agende e criticità che resistono. L’Unità centrale istituita nel 2024 deve valutare i risultati dei Piani 2026, in continuità con la precedente cabina di regia regionale.
Per territori grandi e diversi – dalla montagna bellunese alle aree urbane di Padova, Verona e Venezia, fino alle province con forte mobilità sanitaria – questo comporta una difficoltà concreta. Un’offerta aggiuntiva può essere utile soltanto se è inserita in un percorso riconoscibile dal cittadino, con prescrizione corretta, canale di prenotazione e informazioni chiare. L’acquisto da strutture accreditate non trasforma una prestazione privata in un servizio a pagamento per il paziente se avviene nel perimetro del Servizio sanitario: è l’azienda sanitaria a programmare l’offerta. Allo stesso tempo, non permette di dedurre che qualunque agenda privata sia accessibile con il ticket o che una prestazione sia disponibile senza impegnativa.
La riorganizzazione territoriale è l’altro pezzo della risposta. Le Case della Comunità e i 99 presìdi previsti in Veneto sono pensati per collegare medici di famiglia, infermieri, servizi distrettuali e percorsi di cronicità; non sono una scorciatoia universale per le liste ospedaliere. Il loro valore dipende dai servizi realmente attivi e dagli orari pubblicati dall’Ulss. Anche la disponibilità di medici resta un fattore strutturale, come mostra il quadro sui candidati alla formazione per la medicina generale: aumentare l’accesso passa anche dal rendere stabile la rete territoriale che intercetta bisogni e follow-up.
Che cosa può controllare un cittadino, senza confondere i canali
Il finanziamento regionale non sostituisce la prescrizione né modifica da solo la classe di priorità. Il primo documento da leggere resta l’impegnativa: i codici U, B, D e P indicano il tempo massimo clinicamente appropriato e sono diversi per prime visite, esami e controlli. La guida alle priorità e ai percorsi di tutela spiega come raccogliere il numero di ricetta elettronica, cercare la disponibilità nel CUP dell’azienda e conservare la prova della prima proposta ricevuta. Se il tempo offerto non rispetta la priorità, non è utile limitarsi a confrontare date online: va chiesto al CUP qual è il percorso aziendale previsto per la tutela.
Un secondo punto riguarda gli appuntamenti che non si possono usare. La cancellazione libera una disponibilità per un altro paziente; la Regione precisa che per prenotazioni nuove o modificate dal 1° settembre 2024 la disdetta ordinaria va fatta fino a quattro giorni lavorativi prima. Alcune ricette differite possono essere gestite con l’app PrenotaVeloce senza SPID, ma è una sperimentazione limitata e non un accesso alternativo a ogni agenda: qui la spiegazione su prenotazioni e disdette senza SPID aiuta a non confondere le funzioni dell’app con il Fascicolo sanitario o con il CUP.
Il numero 116117, attivo in tutta la regione dal 19 maggio 2026, è invece un canale gratuito di orientamento per bisogni sanitari e sociosanitari non urgenti, disponibile 24 ore su 24. Può aiutare a individuare il servizio territoriale appropriato, ma non prenota visite specialistiche e non è un CUP. Separare i canali evita un equivoco frequente: un problema amministrativo di appuntamento, una necessità non urgente di assistenza e una situazione di emergenza hanno riferimenti diversi.
Il dato nazionale e la verifica che manca
Il contesto rende il tema più ampio del Veneto. Nel Rapporto annuale Istat 2025, riferito al 2024, il 9,9% della popolazione italiana dichiara di aver rinunciato negli ultimi dodici mesi a visite o esami specialistici; il 6,8% indica le liste d’attesa e il 5,3% le difficoltà economiche. Non sono percentuali regionali e non possono essere trasformate in un numero di persone venete senza una base locale comparabile. Dicono però perché il tempo di accesso non è una questione soltanto organizzativa: può diventare una barriera alle cure.
La prova del piano 2026 arriverà quindi dai dati aggiornati per azienda, dalla capacità di rispettare le priorità e dalla continuità dei percorsi per cronici e fragili, non dalla sola cifra stanziata. Per chi vive in Veneto la conseguenza pratica è doppia: usare correttamente prescrizione e CUP quando serve una prestazione, e verificare i dati e gli avvisi dell’azienda sanitaria di riferimento invece di assumere che un miglioramento regionale valga automaticamente per ogni visita. È su questa distanza, tra investimento programmato e appuntamento realmente disponibile, che si misurerà il cambiamento.