Medici di famiglia in Veneto, torna il ricambio: i candidati superano i posti disponibili
Al concorso per il triennio 2026-2029 si sono presentati 204 medici per 191 borse. È un cambio di segno, ma i nuovi titolari non arrivano domani: cosa dicono i dati e cosa cambia davvero nei territori.
VENETO – Per la prima volta negli ultimi quattro concorsi regionali, i medici effettivamente presenti alla prova per entrare nel corso di formazione in medicina generale sono stati più dei posti disponibili. Il dato, comunicato dalla Regione il 23 ottobre, è netto: 204 medici si sono presentati per 191 posti nel triennio 2026-2029. Non è la soluzione immediata alla difficoltà di trovare un medico di famiglia, ma è un cambio di segno rilevante dopo anni nei quali le borse rimanevano in parte senza candidati.
La notizia utile per chi vive in Veneto sta nella distinzione fra un segnale di ricambio e un risultato già visibile negli ambulatori. Il corso dura 36 mesi: il concorso non assegna automaticamente oggi un nuovo titolare a ogni zona carente. Può però aumentare il bacino di professionisti che si formeranno per la medicina territoriale e che, durante il percorso, possono già svolgere alcuni incarichi secondo le regole regionali. È un passaggio che interessa soprattutto i Comuni dove la scelta è limitata e chi deve cambiare medico deve verificare disponibilità, non affidarsi a notizie generali.
Il cambio di segno in quattro anni
Il confronto con le selezioni precedenti spiega perché il dato meriti attenzione. Per il triennio 2023-2026 erano presenti 188 candidati per 203 posti; nel 2024-2027, 146 per 248; nel 2025-2028, 179 per 191. Nell’ultima prova, invece, i presenti sono 204 e le borse 191. Gli ammessi al concorso erano 357: il confronto corretto è quindi fra chi si è presentato e i posti, non fra domande o ammessi e borse.
La differenza non va gonfiata. Tredici medici in più rispetto ai posti non dicono quanti saranno i diplomati, quanti sceglieranno un incarico stabile in Veneto o in quale Comune lavoreranno. Dicono però che la formazione specifica torna a essere contendibile. È la condizione minima per rimettere in moto un ricambio che dipende anche da pensionamenti, graduatorie, incarichi vacanti e organizzazione delle singole Ulss.
La Regione collega il risultato anche al sostegno economico al corso: per il triennio 2026-2028 sono stati stanziati 4,5 milioni di euro per aumentare le borse. Il provvedimento non trasforma una borsa in un contratto da titolare, ma prova a rendere più sostenibile una formazione a tempo pieno di tre anni. È una scelta che arriva dopo il calo di partecipazione registrato nelle precedenti procedure e va letta come politica di attrattività, non come una certificazione che la carenza sia già superata.
Tre anni di corso, ma alcuni incarichi possono iniziare prima
Il percorso regionale non è una specializzazione universitaria: è il corso di formazione specifica in medicina generale, con valore nazionale e durata triennale. La pagina della Regione dedicata alla formazione precisa che il diploma, una volta superato il colloquio finale, consente l’inserimento nella graduatoria del ruolo unico gestita da Azienda Zero per l’assegnazione degli incarichi convenzionali.
C’è tuttavia un elemento concreto già durante la frequenza: sono possibili sostituzioni, incarichi provvisori, a tempo determinato e incarichi temporanei che possono consolidarsi al termine del corso. Le ore svolte sono computabili nel percorso formativo. Per un territorio questo può significare maggiore disponibilità per coprire una sede rimasta scoperta o un’assenza, ma non equivale alla certezza di un medico titolare né autorizza a promettere tempi identici da Belluno a Rovigo.
La distribuzione resta infatti locale. Gli ambiti carenti e gli incarichi vacanti sono gestiti attraverso Azienda Zero, mentre le Ulss conoscono il fabbisogno dei loro distretti e gli assistiti dei singoli medici. Anche con una platea più ampia di corsisti, la distanza fra avere un professionista in formazione e avere un ambulatorio aperto e selezionabile nel proprio Comune può essere significativa.
Dove il ricambio incontra la nuova sanità territoriale
Il concorso arriva mentre il Veneto sta cambiando il luogo e il modo in cui lavora una parte della medicina generale. La rete veneta di 99 Case della Comunità è pensata per mettere in relazione medici di famiglia, infermieri, servizi distrettuali e percorsi per cronicità e fragilità. Non sostituisce lo studio del proprio medico e non offre automaticamente gli stessi servizi in ogni sede, ma rende il ricambio professionale una questione organizzativa oltre che numerica.
Il Veneto orientale è un esempio concreto. A settembre l’Ulss 4 ha riunito i medici per discutere le sei Case della Comunità nel Veneto orientale, dall’integrazione con i professionisti all’uso del 116117. L’azienda serve un bacino di oltre 226mila cittadini: qui un nuovo medico, o un corsista incaricato temporaneamente, entra in una rete che comprende continuità assistenziale, pediatria, assistenza domiciliare, punti unici di accesso e altri servizi, non in un ambulatorio isolato.
Un secondo caso è Cavallino-Treporti, dove l’avvio dei medici di base a Cavallino-Treporti nella Casa della Comunità è stato programmato in modo progressivo. È l’esempio della cautela necessaria: inaugurare una sede, attivare servizi e organizzare la presenza dei medici sono passaggi diversi. Anche un buon dato sulla formazione non cancella questa sequenza né rende superflua la verifica degli orari e degli accessi indicati dall’Ulss.
Che cosa cambia per residenti e famiglie
Per chi ha già un medico di famiglia, il concorso non modifica ricette, visite o orari dello studio. Per chi deve sceglierlo o cambiarlo, invece, il dato indica una prospettiva di ricambio ma non sostituisce la verifica puntuale. La Regione mette a disposizione il servizio Cambio MMG/PLS nel Fascicolo sanitario elettronico: con SPID o CIE, i residenti possono vedere l’elenco e la mappa dei professionisti disponibili nell’Ulss di domicilio e inoltrare la scelta o il cambio.
Se un nome risulta non disponibile o non selezionabile, non significa necessariamente che il sistema sia in errore: può dipendere dalla disponibilità di assistiti, dalle regole dell’ambito o dalla situazione dell’incarico. In quel caso la strada corretta è consultare il canale della propria Ulss o chiedere orientamento al 116117 per esigenze non urgenti. Il numero è un servizio di orientamento socio-sanitario, non sostituisce il medico né assegna direttamente un nuovo titolare.
La ricaduta può essere importante anche per chi assiste persone anziane o con più patologie. Il medico di famiglia resta il punto di riferimento per la prescrizione, il coordinamento delle cure e l’accesso ai percorsi territoriali; una maggiore disponibilità di nuovi professionisti nel tempo può alleggerire le zone con scelta più ristretta e rendere più stabile la presenza nelle Case della Comunità. Ma non esistono ancora dati regionali che attribuiscano a questo concorso una riduzione delle attese o un miglioramento dell’accesso: sarebbe scorretto presentarlo come un effetto già misurato.
La prova sarà negli incarichi, non solo nel concorso
Il valore del 204 contro 191 sta quindi nell’inversione della tendenza, non nella promessa di una soluzione immediata. Il prossimo passaggio verificabile sarà quanti medici inizieranno e completeranno il corso, quali incarichi svolgeranno nel frattempo e come le Ulss assegneranno le sedi rimaste vacanti. Solo allora il dato formativo potrà trasformarsi in una risposta riconoscibile per un quartiere, un Comune di pianura o un’area montana.
Per ora, il Veneto ha un segnale positivo e circoscritto: le borse non risultano più eccedenti rispetto a chi ha sostenuto la prova. Per cittadini e imprese il punto pratico rimane lo stesso: controllare i servizi effettivamente attivi nel proprio territorio, non confondere la rete delle Case della Comunità con un ambulatorio sempre aperto e usare gli strumenti ufficiali per la scelta del medico. Il ricambio ha ripreso quota; la sua efficacia si misurerà nella continuità reale dell’assistenza.