Case della Comunità, in Veneto entra il medico di famiglia: cosa cambia nella rete di 99 presìdi
La Regione ha definito l’integrazione dei medici di medicina generale nelle strutture territoriali. I numeri Ulss, il caso del Veneto orientale e i limiti da conoscere per cittadini e imprese.
VENETO – Le Case della Comunità venete non sono più soltanto edifici, punti unici di accesso o ambulatori riuniti sotto lo stesso tetto. Il passaggio che sta prendendo forma è l’ingresso organizzato dei medici di medicina generale nella loro attività quotidiana: turni diurni, lavoro con infermieri e altri professionisti, percorsi per fragili e cronici, collegamento con la Centrale operativa territoriale e con il numero 116117. È una modifica concreta dell’assistenza di prossimità, perché sposta una parte del lavoro del medico di famiglia dal solo studio alla rete distrettuale.
La cornice è il Pnrr e la riorganizzazione prevista dal Dm 77/2022, ma il punto decisivo è locale: la Regione ha inviato alle Ulss un documento applicativo concordato con le organizzazioni sindacali dei medici. Nel comunicato del 30 luglio, la Regione ha indicato 99 Case della Comunità attivate o in attivazione nella rete veneta e ha precisato le attività richieste ai medici che scelgono di partecipare. Non significa che ogni servizio sia identico o già disponibile nella stessa fascia oraria in ogni Comune: organizzazione, sedi e tempi operativi restano in capo alle singole aziende sanitarie. È proprio questa distanza fra piano regionale e utilizzo effettivo a cui residenti e imprese devono guardare.
Dal medico nello studio alla squadra territoriale
Il modello non sostituisce il medico di famiglia con una struttura unica né cancella il rapporto con il proprio ambulatorio. Il documento regionale prevede la presenza del medico di medicina generale nelle Case della Comunità tra le 8 e le 20, secondo turni distribuiti fra la Casa, lo studio principale e gli eventuali studi secondari. Fuori da quella fascia, oltre che nei prefestivi e festivi, la presenza medica è affidata alla continuità assistenziale. La distinzione conta: una Casa della Comunità non va confusa con un pronto soccorso e non è automaticamente un luogo di libero accesso per qualsiasi bisogno.
La novità è nell’integrazione. Il medico che aderisce partecipa ai percorsi per pazienti fragili, al monitoraggio dopo una dimissione e alla presa in carico della cronicità, lavorando con l’infermiere di famiglia o di comunità e con la Centrale operativa territoriale. Sono previste anche attività vaccinali, l’uso di diagnostica di base e, in alcuni percorsi, l’assegnazione di giorno e orario di una visita o prestazione senza che il cittadino debba effettuare da solo ogni passaggio di prenotazione. È un cambiamento rilevante soprattutto per chi ha più patologie, terapie da coordinare o difficoltà a orientarsi tra distretto, ospedale e assistenza domiciliare.
Il principio è stato definito nell’accordo veneto sulle Case della Comunità già raccontato da Nordest24 a giugno. Ora la differenza è che l’intesa è passata alle indicazioni operative per le Ulss. La retribuzione di 60 euro l’ora comunicata dalla Regione riguarda soltanto le prestazioni aggiuntive svolte nelle Case della Comunità ed è finanziata con risorse regionali aggiuntive: non è una nuova tariffa per una normale visita dal proprio medico.
I numeri: una rete diffusa, ma non tutta allo stesso stadio
La fotografia regionale restituisce una rete ampia e molto diseguale per dimensione aziendale. Nella comunicazione di luglio risultano quattro Case della Comunità nell’Ulss 1 Dolomiti, 15 nell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 13 nell’Ulss 3 Serenissima, cinque nell’Ulss 4 Veneto Orientale, cinque nell’Ulss 5 Polesana, 20 nell’Ulss 6 Euganea, otto nell’Ulss 7 Pedemontana, nove nell’Ulss 8 Berica e 20 nell’Ulss 9 Scaligera. Per Treviso sono indicate 15 sedi attive su 17 programmate; per il Veneto orientale cinque su sei, con un’ulteriore sede prevista.
Non è un elenco puramente edilizio. La Regione aveva individuato 99 Case con l’obiettivo di avvicinare il servizio ai territori: il provvedimento regionale di programmazione richiamava un riferimento di circa una Casa ogni 50 mila abitanti. Ma una sede aperta non dice da sola quali ambulatori vi siano, quanti turni di medici siano coperti o con quali modalità si acceda a ciascuna prestazione. Per questo gli orari, le prenotazioni e i servizi vanno verificati sul sito dell’Ulss competente, non dedotti dalla sola presenza della struttura sulla mappa.
Il Veneto orientale offre un esempio concreto del passaggio dalla pianificazione al lavoro sul campo. Il 9 settembre la direzione dell’Ulss 4 e i medici di medicina generale hanno discusso organizzazione delle sei Case, integrazione dei servizi e uso del 116117; il resoconto dell’incontro sui medici di base, sulle Case della Comunità e sul 116117 mostra che la questione non è soltanto inaugurare spazi, ma stabilire come si raccordano con gli studi e con il distretto. L’azienda ha indicato un investimento superiore a 17 milioni di euro per la rete territoriale.
Anche Cavallino-Treporti rende visibile la differenza tra edificio e servizi. La struttura di via Grisolera 100 è entrata in funzione con Pua, poliambulatori, punto prelievi, Cup e altri servizi; da agosto è stato programmato l’avvio progressivo dei medici di medicina generale e del pediatra. È un caso da leggere insieme alla messa a regime dei medici di base nella Casa della Comunità di Cavallino-Treporti: la presenza non è un interruttore acceso in un solo giorno, ma un’organizzazione per fasi.
Perché la Regione investe sui medici di famiglia
La riforma nasce da due esigenze che si sovrappongono. La prima è la pressione di una popolazione con bisogni cronici e assistenza spesso frammentata tra medico, specialisti, ospedale e servizi sociali. La seconda è la disponibilità di professionisti. La Regione, nel provvedimento sulle zone carenti del 2026, ha mantenuto la possibilità di portare volontariamente fino a 1.800 il numero di assistiti di un medico del ruolo unico quando un ambito non possa essere coperto con le procedure ordinarie. È una misura ponte per garantire l’assistenza, non la soluzione strutturale al ricambio generazionale.
Su questo secondo fronte si colloca l’investimento formativo. Per il corso triennale 2026-2029 di formazione specifica in medicina generale sono arrivate 400 domande per 191 posti, dato che la Regione ha quantificato in un aumento del 20% rispetto al bando precedente. A luglio la Giunta aveva disposto 4,5 milioni di euro per il triennio 2026-2028 per integrare le borse: secondo la delibera illustrata dalla Regione, ogni borsa aumenta di 12.232 euro lordi rispetto alla misura precedente.
Il legame con le Case della Comunità è diretto, ma non immediato. La formazione dura 36 mesi e non riempie oggi le aree carenti. Tuttavia, la pagina regionale sul corso di formazione specifica in medicina generale chiarisce che, durante il percorso, sono possibili incarichi convenzionali come sostituzioni e incarichi provvisori o temporanei, con le ore svolte computabili ai fini del corso. Per il territorio significa avere una leva in più, pur con regole e tempi che non equivalgono all’arrivo immediato di un titolare stabile.
Che cosa può cambiare per chi vive e lavora in Veneto
Il beneficio atteso è una presa in carico meno spezzata: una persona dimessa dall’ospedale, un anziano con più terapie o una famiglia che deve attivare assistenza territoriale dovrebbero trovare nella Casa un nodo di coordinamento più chiaro. Per le imprese, soprattutto quelle con addetti anziani, turnisti o con bisogni di conciliazione legati alla cura di familiari, una rete capace di prevenire passaggi inutili può ridurre tempi persi tra uffici e servizi. Sono obiettivi dichiarati della riforma, non risultati già misurati: al momento non ci sono dati regionali pubblicati che dimostrino una riduzione degli accessi ospedalieri attribuibile al nuovo modello.
La cautela è necessaria anche per non creare aspettative sbagliate. Il 116117 è il numero per esigenze sanitarie non urgenti e per orientamento ai servizi, ma non sostituisce il 112 nelle emergenze. Il medico nella Casa della Comunità può essere presente per un turno organizzato e non coincide necessariamente con il proprio medico di scelta; eventuali accessi diretti, fasce orarie e prestazioni dipendono dalla singola sede. Chi deve scegliere o cambiare medico, rinnovare una ricetta o prenotare una visita deve seguire i canali dell’Ulss e le regole già previste per quel servizio.
La verifica che serve davvero ai cittadini è quindi territoriale: individuare la Casa di riferimento sul sito aziendale, controllare quali servizi siano attivi e con quale accesso, e usare il 116117 quando occorre orientamento non urgente. Non basta sapere che la propria Ulss rientra nel piano regionale. La novità del Veneto è aver collegato fisicamente e contrattualmente il medico di famiglia a una rete di prossimità; la prova concreta della riforma sarà rendere questa presenza riconoscibile, continuativa e accessibile quartiere per quartiere.
Il confronto resta aperto anche nei territori veneziani, dove il tema è stato al centro di un recente appuntamento a Mestre dedicato al passaggio dal cantiere alla cura. È il segnale che il tema non riguarda più solo la costruzione delle sedi: riguarda chi le abita, con quali orari e con quali risposte concrete per la popolazione.