Miane, nuovi affreschi emersi nel restauro della chiesa di Sant’Antonio a Vergoman
A Miane proseguono i lavori interni finanziati con 190 mila euro dal Ministero della Cultura. Obiettivo: riaprire la chiesa nel 2027.
MIANE - Proseguono a Vergoman, frazione di Miane, i restauri all’interno dell’antica chiesa di Sant’Antonio Abate e dai lavori stanno emergendo nuove porzioni di superfici affrescate, che si aggiungono ai lacerti pittorici del XV secolo già individuati nel 2010. L’intervento, avviato da febbraio 2026, punta al recupero degli affreschi, degli intonaci storici e di alcuni arredi della chiesa, con l’obiettivo di restituire l’edificio al culto e alla fruizione pubblica entro il 2027.
Il cantiere è seguito dalla Soprintendenza competente e affidato alla restauratrice Emanuela Ruggio, impegnata in questi mesi nella cura delle superfici interne sulla base degli studi e dei piani operativi predisposti per il complesso sacro. Nei giorni scorsi lo stato di avanzamento dei lavori è stato al centro di un sopralluogo autorizzato con il direttore scientifico dell’Istituto Beato Toniolo Marco Zabotti e la storica dell’arte Cristina Chiesura, presenti su invito della presidente dell’Aps Comitato Festeggiamenti Sant’Antonio di Vergoman “Mario Bortolini”, Giulia Bortolini.
Cosa sta emergendo dal restauro
Durante la visita, Ruggio ha illustrato nel dettaglio gli interventi eseguiti sulle strutture interne e i recuperi compiuti negli ultimi mesi. Proprio il lavoro in corso ha consentito di individuare nuove parti di antiche superfici dipinte, un elemento che rafforza l’interesse storico e artistico della chiesa.
La restauratrice ha evidenziato anche la complessità di alcune fasi operative, affrontate con strumentazioni di alta precisione, tra cui il laser, utilizzato per il recupero della parte pittorica.
Il progetto riguarda non solo le pareti interne, ma anche il restauro dell’altare ligneo policromo dorato, del paliotto con la sua tela e della tela della lunetta esterna.
Il finanziamento e la richiesta di nuove risorse
L’intervento è partito grazie a un finanziamento straordinario di 190 mila euro concesso dal Ministero della Cultura nella primavera 2025, su interessamento dell’onorevole Angela Colmellere. Secondo Giulia Bortolini, però, le nuove lavorazioni rese necessarie in corso d’opera e non previste nel progetto originario richiederanno risorse aggiuntive.
Per questo la presidente del Comitato ha lanciato un appello a persone, realtà del territorio e istituzioni che vogliano sostenere concretamente il completamento del cantiere.
Un percorso iniziato dagli esterni e ora concentrato sugli interni
Il nuovo intervento sulla chiesa di Sant’Antonio Abate era stato presentato a Miane nel giugno 2025, dopo il recupero delle parti esterne portato avanti in più fasi a partire dal 2015. In quell’occasione era stata sottolineata l’urgenza di completare il restauro degli interni per restituire coerenza agli intonaci e mettere in luce il palinsesto che documenta la lunga evoluzione dell’edificio.
L’obiettivo indicato allora era quello di ricomporre un’unità decorativa oggi percepita come incompleta e disomogenea, rendendo leggibile ai fedeli e agli studiosi un ciclo pittorico definito di notevole interesse e ancora inedito per gli studi.
L’ipotesi di riapertura nel 2027
Al termine del sopralluogo, Zabotti e Chiesura hanno espresso apprezzamento per lo stato di avanzamento del cantiere e per l’impegno profuso nella tutela del patrimonio religioso e artistico locale. Hanno inoltre ribadito il valore identitario della chiesa per Vergoman e per l’intera comunità di Miane.
L’auspicio è che nel corso del 2027 l’edificio restaurato possa tornare ad aprirsi al pubblico e ospitare cerimonie ed eventi lungo le vie dei Santi della diocesi di Vittorio Veneto. Un percorso nel quale si inseriscono anche iniziative culturali e musicali già promosse nel territorio, come il festival “La Musica nel Sacro” 2026 ospitato al Santuario della Madonna del Carmine.
Per il paese si tratta di un recupero che unisce tutela, ricerca storica e vita della comunità, in una zona dove il tema della conservazione del patrimonio e del decoro degli spazi resta centrale anche in altri contesti del Nordest, come nel caso dei platani e cassoni di Sant’Antonio.