Padova, 2.000 interventi per l’acalasia: cosa significa il primato e come orientarsi

La Chirurgia generale 1 dell’Azienda Ospedale-Università ha raggiunto le 2.000 procedure laparoscopiche Heller-Dor. I dati del centro, la diagnosi e i passaggi utili per chi ha difficoltà a deglutire.

21 ottobre 2026 11:33
Padova, 2.000 interventi per l’acalasia: cosa significa il primato e come orientarsi -
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PADOVA — La Chirurgia generale 1 dell’Azienda Ospedale-Università di Padova ha raggiunto le 2.000 procedure laparoscopiche di Heller-Dor per l’acalasia esofagea. L’Università di Padova definisce il traguardo un primato mondiale per un singolo gruppo chirurgico: l’intervento numero 2.000 è stato eseguito dal chirurgo Renato Salvador su una paziente di 50 anni, dimessa dopo due giorni. Il dato va letto per ciò che è: non un invito a cercare un’operazione, ma la misura di un’esperienza concentrata in una malattia rara e complessa, in cui diagnosi e scelta della cura richiedono un percorso specialistico.

La notizia ha un valore concreto per Veneto e Friuli Venezia Giulia perché Padova è un riferimento regionale per la patologia esofagea e riceve pazienti anche da fuori provincia. Il punto importante, per chi ha un disturbo o segue già un percorso, non è soltanto il numero degli interventi: è capire quando la difficoltà a deglutire merita una valutazione, quali esami servono davvero e quali sono i canali corretti per arrivare a un centro esperto senza confondere informazioni generali e indicazioni cliniche personali.

Che cosa ha raggiunto il centro di Padova

Il comunicato dell’Università di Padova, pubblicato il 21 ottobre 2026, attribuisce il traguardo alla Chirurgia generale 1 diretta da Michele Valmasoni. Le 2.000 procedure citate sono miotomie di Heller-Dor eseguite in laparoscopia: una tecnica mini-invasiva che agisce sul muscolo alla giunzione fra esofago e stomaco, associando una plastica antireflusso parziale. Non significa che tutte le persone con acalasia abbiano la stessa indicazione all’intervento né che la laparoscopia sia l’unica opzione disponibile.

L’Ateneo segnala inoltre più di 15.000 pazienti valutati e oltre 23.000 manometrie esofagee eseguite dal Laboratorio di fisiopatologia esofagea della struttura. Sono dati del centro, non una graduatoria sanitaria nazionale: indicano però perché, nelle malattie della motilità dell’esofago, l’esperienza diagnostica conta quanto quella in sala operatoria. Nel 2018, quando il gruppo aveva superato le mille Heller-Dor, uno studio pubblicato su PubMed descriveva 1.001 pazienti operati a Padova fra 1992 e 2017 e risultati favorevoli nel follow-up della maggioranza dei casi; il nuovo traguardo prosegue quella storia clinica, ma non sostituisce la valutazione del singolo paziente.

Acalasia: perché deglutire può diventare difficile

L’acalasia è un disturbo della motilità dell’esofago. In termini semplici, l’esofago perde la normale capacità di spingere il cibo verso lo stomaco e lo sfintere esofageo inferiore non si rilascia come dovrebbe durante la deglutizione. Il risultato può essere la sensazione che solidi e liquidi si fermino, con rigurgito di cibo non digerito, dolore o pressione al torace, tosse notturna e calo di peso. Orphanet la classifica come malattia rara e ricorda che può comparire a qualunque età, più spesso nell’età adulta.

Il punto che spesso ritarda il riconoscimento è che alcuni disturbi possono assomigliare a reflusso o cattiva digestione. Per questo non è utile autodiagnosticarsi leggendo una lista di sintomi. Difficoltà persistente a deglutire, perdita di peso involontaria, rigurgiti frequenti o dolore toracico devono essere riferiti al medico di medicina generale, che valuta tempi e priorità dell’approfondimento. Se il dolore al petto è nuovo, intenso, associato a fiato corto, sudorazione, svenimento o dolore a braccio e mandibola, non va attribuito da soli all’esofago: serve la valutazione urgente attraverso i servizi appropriati.

Questa precisazione non è un dettaglio formale. Nel percorso diagnostico bisogna anche escludere altre cause di disfagia e la cosiddetta pseudoacalasia, che può essere legata a problemi diversi. È il motivo per cui non esiste un test fai-da-te, né una terapia standard da iniziare senza accertamenti.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi si costruisce combinando la storia dei sintomi con esami scelti dal medico. L’endoscopia serve a osservare esofago e stomaco e a escludere ostacoli o altre patologie; il radiogramma con mezzo di contrasto può mostrare come il bolo attraversa l’esofago. L’esame chiave per misurare pressione e coordinazione dei muscoli è la manometria esofagea, oggi spesso ad alta risoluzione. La pagina di Orphanet dedicata all’acalasia idiopatica spiega che la valutazione endoscopica è necessaria anche per differenziare l’acalasia da altre condizioni e che la manometria aiuta a identificare i diversi sottotipi.

Non va confusa la manometria con altri accertamenti dell’apparato digerente. La videocapsula, per esempio, è stata recentemente introdotta dall’ULSS 4 per studiare soprattutto l’intestino tenue: Nordest24 ne ha spiegato indicazioni e limiti nel servizio sulla capsula per osservare l’intestino. Nell’acalasia l’esame che misura la motilità dell’esofago resta invece la manometria, inserita in un ragionamento clinico più ampio.

Heller-Dor, dilatazione e POEM: perché non esiste una scelta automatica

Le cure mirano a ridurre la resistenza al passaggio del cibo verso lo stomaco: non ricreano la normale motilità dell’esofago. Le possibilità possono comprendere la dilatazione pneumatica endoscopica, la miotomia laparoscopica di Heller con fundoplicatura parziale e la miotomia endoscopica perorale, nota come POEM. In persone selezionate, specie se fragili o con controindicazioni a procedure più invasive, possono essere considerate altre soluzioni. Quale strada sia più adatta dipende, tra l’altro, da età, condizioni generali, caratteristiche manometriche, anatomia dell’esofago, trattamenti già tentati e competenza del centro.

È importante evitare due semplificazioni. La prima è pensare che “mini-invasivo” voglia dire assenza di rischi o recupero identico per tutti: tempi di ricovero, alimentazione dopo la procedura, controlli e gestione del reflusso vanno discussi con l’équipe. La seconda è usare il traguardo delle 2.000 Heller-Dor per concludere che quella sia sempre la tecnica preferibile. La stessa letteratura specialistica e le schede di malattia indicano un approccio personalizzato; il valore di un centro esperto è proprio scegliere con il paziente, non applicare una sola procedura.

Nel comunicato dell’Ateneo la paziente dell’intervento numero 2.000 aveva importanti difficoltà di deglutizione e aveva perso oltre dieci chili in un mese. È un caso descritto dall’ospedale, non un parametro da usare per misurare la gravità della propria situazione. Un calo di peso rapido o l’incapacità di mantenere idratazione e alimentazione sono comunque segnali da riferire senza attendere una normale visita di controllo.

Dove rivolgersi a Padova e quali informazioni tenere pronte

L’Azienda Ospedale-Università di Padova indica che la Chirurgia generale 1 segue anche le patologie benigne e funzionali dell’esofago e ospita il Laboratorio di fisiopatologia esofagea. Sul sito della struttura sono riportati l’ambulatorio all’Ospedale Giustinianeo, al secondo piano, e la segreteria della Chirurgia generale 1 al Policlinico, sesto piano: telefono 049 8213150, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Prima di telefonare è prudente verificare eventuali aggiornamenti direttamente sulla pagina ufficiale.

La Gastroenterologia dell’Azienda ospedaliera gestisce inoltre un ambulatorio per patologie motorie e funzionali e malattie rare della motilità, incluso il percorso per l’acalasia. Per gli esami di fisiopatologia, la pagina aziendale sulle modalità di prenotazione indica impegnativa dello specialista prescrivente o lettera ambulatoriale e invio della documentazione clinica; non è indicato un costo unico né un tempo di attesa valido per tutti. Prestazioni in Servizio sanitario nazionale, eventuale ticket, classe di priorità e disponibilità dipendono dalla prescrizione e dalla situazione individuale: promesse di tempi o prezzi senza verifica sarebbero fuorvianti.

Per rendere utile la prima valutazione, conviene portare referti di gastroscopie, radiografie con contrasto, manometrie, lettere di dimissione e l’elenco dei farmaci assunti. Vale la pena annotare da quanto tempo esiste il problema, se riguarda liquidi, solidi o entrambi, eventuali rigurgiti notturni, variazioni di peso e terapie già provate. Non è una scorciatoia diagnostica, ma aiuta lo specialista a ricostruire il percorso evitando di ripartire da documenti frammentari.

Una rete che conta anche dopo la procedura

Il record padovano racconta soprattutto una filiera: medico di base, gastroenterologia, fisiopatologia, endoscopia, chirurgia, nutrizione e controlli successivi. È un modello utile anche per i pazienti che arrivano da altre province venete o dal Friuli Venezia Giulia, dove gli esami iniziali possono essere svolti vicino a casa e il centro di riferimento entra in gioco per i casi da definire o trattare. Il trasferimento non va mai organizzato in autonomia: sono il medico curante e gli specialisti a indicare se e quando è appropriato un invio.

La continuità non coincide necessariamente con visite in presenza a Padova per ogni passaggio. L’Azienda Ospedale-Università ha registrato nel 2025 2.450 prestazioni di telemedicina in più rispetto all’anno precedente: il quadro e i limiti di questa evoluzione sono spiegati nell’approfondimento di Nordest24 sulla crescita delle cure a distanza a Padova. Non è però un canale per ottenere diagnosi autonome né sostituisce gli esami che richiedono la presenza del paziente. Anche la formazione MedTech per i futuri medici racconta una trasformazione utile solo se resta guidata dalla valutazione clinica e dalla relazione con il paziente.

Per chi convive con una diagnosi rara conta anche il confronto con associazioni informate: l’Università cita ALMA e AMAE nel lavoro multidisciplinare del centro; Orphanet elenca AMAE fra le organizzazioni italiane dedicate all’acalasia. Questi soggetti possono offrire orientamento e ascolto, ma le decisioni terapeutiche restano una responsabilità clinica condivisa tra paziente e équipe.

Che cosa cambia davvero dopo il traguardo delle 2.000 procedure

Per i lettori, la notizia non crea una nuova prestazione gratuita né apre una lista d’accesso separata. Conferma che a Padova esiste un volume di esperienza rilevante nella chirurgia dell’acalasia e che la struttura dispone di un’attività diagnostica dedicata. È una buona ragione per chiedere, se ci sono sintomi persistenti o una diagnosi già posta, quale sia il percorso specialistico più appropriato; non è una ragione per saltare medico curante, prescrizioni e valutazioni necessarie.

La regola pratica resta semplice: disfagia che persiste, rigurgito ricorrente o perdita di peso meritano una valutazione medica; esami e cura vanno scelti dopo una diagnosi completa; il centro ad alta specializzazione è un’opportunità quando l’indicazione è fondata. Il numero raggiunto dalla Chirurgia generale 1 dà una dimensione al lavoro di Padova, ma l’informazione più utile resta quella che evita ritardi e porta ogni persona al percorso giusto.

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