Portogruaro, si finge comandante dei carabinieri e chiede dei gioielli: allarme truffa
A Portogruaro Marta segnala una telefonata sospetta alla madre: falso comandante cita una rapina e chiede informazioni sull’oro.
PORTOGRUARO. Una telefonata da qualcuno che si presenta come il “comandante dei carabinieri di Portogruaro”, il racconto di una presunta rapina in gioielleria e una domanda sugli oggetti d’oro posseduti. È la situazione descritta da Marta, che ha deciso di mettere in guardia i cittadini dopo la chiamata ricevuta dalla madre in mattinata.
«Attenzione truffa!», scrive nella sua segnalazione, precisando di avere già informato i veri Carabinieri. A colpirla è anche la conoscenza, da parte di chi ha telefonato, dei recapiti e dell’indirizzo della donna.
La telefonata e il riferimento alla gioielleria
Secondo quanto racconta Marta, l’interlocutore avrebbe cercato di dare credibilità alla chiamata qualificandosi come comandante dell’Arma e sostenendo che la gioielleria Coassin fosse stata colpita da una grossa rapina.
Nel racconto fatto al telefono sarebbe poi comparsa la targa dell’auto della madre, alla quale i presunti investigatori avrebbero affermato di essere risaliti.
Il nome della gioielleria e il riferimento alla rapina fanno dunque parte della versione esposta da chi ha chiamato: la segnalazione non costituisce una conferma che quel fatto sia realmente avvenuto.
Le domande sull’oro posseduto dalla donna
Dopo avere prospettato un collegamento tra la vettura e la presunta rapina, l’interlocutore sarebbe passato alle richieste sui preziosi.
«Le hanno chiesto cosa aveva di oro per capire se era la stessa merce rubata», riferisce Marta.
Una domanda presentata, quindi, come una verifica investigativa, ma che avrebbe consentito a chi si trovava dall’altra parte del telefono di ottenere informazioni sugli oggetti di valore posseduti dalla donna.
Nel messaggio non vengono riferite consegne di denaro o gioielli, né visite a domicilio. Il racconto riguarda la telefonata sospetta e le informazioni richieste durante la conversazione.
Conoscevano i numeri di telefono e l’indirizzo
Marta sottolinea un altro particolare: chi ha chiamato avrebbe già conosciuto il numero del cellulare privato, quello di casa e l’indirizzo della madre.
La segnalazione non chiarisce come queste informazioni siano state ottenute. Conoscere dati personali, tuttavia, non dimostra l’identità dichiarata da un interlocutore e non rende attendibile una richiesta sui beni custoditi in casa.
«Ho già avvisato i veri carabinieri. Fate attenzione!», conclude Marta, invitando gli altri cittadini a riconoscere una situazione analoga.
Il precedente del falso carabiniere a Udine
L’uso di una falsa qualifica per ottenere la fiducia delle persone è già emerso in altri episodi raccontati da Nordest24. A Udine, per esempio, un falso carabiniere aveva contattato un’82enne con il pretesto di un incidente alla figlia: in quel caso erano stati sottratti oro e contanti per circa 5mila euro, poi recuperati dai militari.
Come comportarsi davanti a una chiamata sospetta
Nelle proprie indicazioni per prevenire le truffe, l’Arma invita a non fornire dati personali a interlocutori di cui non sia chiara l’identità, a non aprire la porta agli sconosciuti e a non considerare sufficiente nemmeno l’esibizione di un tesserino.
Di fronte a una telefonata come quella descritta da Marta, è opportuno interrompere la conversazione e contattare autonomamente il 112, spiegando quanto accaduto. Prima di fornire informazioni o assecondare richieste su denaro e preziosi, occorre verificare direttamente con le forze dell’ordine.