Rapine in pieno centro, l'incubo per quattro donne: chiave e coltello per minacciarle
Quattro donne rapinate in centro a Trieste tra il 10 e il 23 agosto. Due uomini di 30 e 50 anni sono stati condotti in carcere.
TRIESTE – Avrebbero individuato donne sole in luoghi appartati, per poi sorprenderle alle spalle, aggredirle e costringerle a consegnare denaro ed effetti personali. Due uomini di 30 e 50 anni sono stati raggiunti da altrettante misure cautelari nell’ambito delle indagini su quattro rapine commesse nel centro di Trieste tra il 10 e il 23 agosto.
I provvedimenti sono stati eseguiti nella mattinata dalla Squadra Mobile della Questura di Trieste. I due indagati, entrambi italiani e residenti in città, sono stati trasferiti nella casa circondariale Ernesto Mari.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Gli elementi raccolti, le contestazioni formulate e le misure cautelari adottate hanno pertanto carattere provvisorio e dovranno essere sottoposti alle successive verifiche giudiziarie. Per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
La notizia rientra tra gli aggiornamenti di cronaca e sicurezza dal Nordest.
Quattro rapine in tredici giorni
Le indagini riguardano quattro episodi avvenuti tra il 10 e il 23 agosto in diverse zone del centro cittadino. Tra questi figura anche la rapina commessa in viale XX Settembre, alla quale si aggiungono altri tre casi con altrettante vittime.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli episodi presentavano caratteristiche simili. Gli autori avrebbero scelto le proprie vittime aspettando che rimanessero sole e si trovassero in punti appartati.
A quel punto si sarebbero avvicinati improvvisamente alle donne, sorprendendole alle spalle. Le vittime sarebbero quindi state aggredite e minacciate per costringerle a consegnare il denaro e gli oggetti personali che avevano con loro.
Un’altra violenta rapina aveva recentemente coinvolto un’anziana invalida aggredita nella propria abitazione da tre giovani.
Minacce con una chiave e un coltello
In due dei quattro episodi contestati, alle minacce verbali si sarebbe aggiunto l’utilizzo di alcuni oggetti per intimidire le vittime.
In una circostanza sarebbe stata impiegata una chiave, mentre nell’episodio considerato più grave sarebbe comparso un coltello. La presenza dell’arma avrebbe aumentato la capacità intimidatoria degli aggressori, lasciando alle donne un margine ancora più ridotto per sottrarsi alla rapina.
La violenza con armi da taglio è stata al centro anche di un altro recente episodio di cronaca, nel quale un ragazzo di 18 anni è stato ferito con cinque coltellate durante una lite.
Le indagini della Squadra Mobile
Gli accertamenti sono partiti dalle informazioni raccolte dopo le rapine. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno avviato una serie di verifiche, affiancate da servizi di osservazione e appostamento.
Gli elementi emersi avrebbero permesso di comprendere fin dalle prime fasi che i singoli episodi potevano essere collegati agli stessi presunti autori. Questa ipotesi ha consentito agli agenti di riunire le quattro vicende in un’unica attività investigativa e concentrare gli accertamenti sull’identificazione dei responsabili.
Le modalità d’azione, la scelta delle vittime e gli altri elementi raccolti avrebbero contribuito a tracciare un quadro comune, permettendo alla Polizia di ricondurre le rapine ai due indagati.
Nel Nordest le forze dell’ordine sono impegnate anche nelle indagini su colpi ai danni delle attività commerciali, come l’assalto di una banda incappucciata a una gioielleria.
La richiesta del Pubblico Ministero
Al termine degli accertamenti, gli investigatori hanno raccolto gli esiti dell’attività e trasmesso la documentazione al Pubblico Ministero titolare del procedimento.
La Procura, condividendo le risultanze presentate dalla Squadra Mobile e ritenendo sufficientemente consistente il quadro raccolto, ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari l’applicazione delle misure cautelari.
Il Gip ha accolto la richiesta, disponendo i provvedimenti nei confronti dei due uomini. La Polizia di Stato ha quindi dato esecuzione alle misure nella mattinata.
I due uomini trasferiti in carcere
I destinatari dei provvedimenti hanno rispettivamente 30 e 50 anni. Entrambi sono cittadini italiani e risultano residenti a Trieste.
Dopo l’esecuzione delle misure cautelari, i due sono stati accompagnati nella locale casa circondariale Ernesto Mari, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Gli accertamenti proseguiranno per completare la ricostruzione dei quattro episodi e verificare tutti gli elementi raccolti. Contestazioni e responsabilità dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.