Disabilità e sordità, in Friuli Venezia Giulia cambia l’accertamento in tre province

A Trieste, Udine e Pordenone è attiva la sperimentazione della valutazione di base INPS: un unico certificato medico avvia il percorso. A Gorizia resta la procedura ordinaria.

30 settembre 2026 19:14
Disabilità e sordità, in Friuli Venezia Giulia cambia l’accertamento in tre province -
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FRIULI VENEZIA GIULIA – Un controllo dell’udito, un referto specialistico o il bisogno di un apparecchio non coincidono con il riconoscimento della sordità civile. È una distinzione che per molte famiglie diventa concreta proprio quando occorre avviare una pratica: dal 2026, in una parte del Friuli Venezia Giulia, è cambiato il primo passaggio amministrativo e sanitario per l’accertamento della condizione di disabilità.

La novità riguarda Trieste, Udine e Pordenone. In queste tre province è attiva la sperimentazione della riforma nazionale: per la certificazione della sordità, come per gli altri accertamenti compresi nel nuovo percorso, il procedimento prende avvio dal certificato medico introduttivo, trasmesso dal medico certificatore all’INPS. Il Portale disabilità della Regione FVG precisa che la domanda e l’accertamento sono ricompresi in un iter unico, che include anche la valutazione dell’invalidità civile.

Non è un dettaglio burocratico. Cambia il punto da cui parte la pratica, chi la trasmette e il modo in cui evitare passaggi duplicati. Non cambia invece la necessità di una documentazione clinica adeguata né il fatto che un test di prevenzione sia cosa diversa da una diagnosi o da un riconoscimento medico-legale. È un tema utile anche alla vigilia delle iniziative dedicate alla salute dell’udito: lo screening “Nonno Ascoltami!” già ospitato a Udine può essere un’occasione per informarsi, ma non sostituisce il percorso sanitario e amministrativo previsto per ciascuna persona.

Che cosa sta cambiando: una porta di ingresso unica

La riforma dell’accertamento della disabilità è regolata dal decreto legislativo 62 del 2024 e viene sperimentata gradualmente prima dell’estensione nazionale. L’INPS spiega che, nelle province interessate, dal 1° marzo 2026 il certificato medico introduttivo è l’unico strumento valido per avviare il procedimento di riconoscimento della condizione di disabilità. Fra le 40 province entrate nella terza fase ci sono Udine e Pordenone; Trieste era già coinvolta nella fase precedente. La data e l’elenco territoriale sono riportati dall’avviso INPS sull’avvio della terza fase.

Il punto essenziale è questo: la persona non deve presentare separatamente una domanda di riconoscimento dopo aver ottenuto il certificato. Nelle province sperimentali il medico abilitato redige il certificato introduttivo, vi indica la minorazione e lo invia direttamente all’INPS; da quel momento prende avvio la valutazione di base e segue la convocazione per la visita medico-legale, eventualmente con specialisti.

Prima della sperimentazione, e ancora nei territori che non vi rientrano, il certificato medico introduttivo e l’invio della domanda erano due passaggi distinti. La riforma non promette una certificazione automatica né elimina le valutazioni cliniche: semplifica l’avvio della procedura, accentrando l’accertamento sanitario presso l’INPS. L’Istituto indica che la sperimentazione prosegue fino al 31 dicembre 2026 e che l’entrata in vigore del nuovo sistema su tutto il territorio nazionale è prevista dal 1° gennaio 2027.

Tre province, non tutta la regione: perché il Comune di residenza conta

Il Friuli Venezia Giulia non ha oggi una procedura uniforme in tutte e quattro le ex province. Per la certificazione di sordità, la pagina regionale indica espressamente la sperimentazione nelle province di Trieste, Udine e Pordenone. Chi risiede in questi territori deve quindi partire dal medico certificatore e dal nuovo certificato telematico.

Per le situazioni non ricomprese nella sperimentazione, la Regione segnala invece la procedura ordinaria: il medico abilitato attesta la patologia invalidante nel certificato introduttivo e la domanda viene presentata all’INPS secondo le modalità previste. Per chi vive nel territorio di Gorizia è importante non affidarsi a istruzioni trovate per Udine o Pordenone: la stessa esigenza – per esempio la richiesta di riconoscimento della sordità – può avere un avvio operativo diverso in base al territorio.

È bene verificare la residenza anagrafica e non scegliere lo sportello in base al luogo dell’ultima visita specialistica. Una persona residente a Gorizia che ha eseguito un esame a Udine non entra per questo nel percorso sperimentale udinese; allo stesso modo, chi abita a Pordenone non deve duplicare una domanda con il vecchio iter solo perché ha raccolto referti in un’altra azienda sanitaria. In caso di trasferimento recente o di una pratica già avviata, la scelta prudente è chiedere al medico certificatore o all’INPS quale regime si applichi al singolo fascicolo prima di inviare nuovi documenti.

Sordità civile, ipoacusia e apparecchi: termini da non sovrapporre

La certificazione di sordità ha requisiti propri. La Regione la riferisce alla minorazione sensoriale dell’udito, congenita o acquisita durante l’età evolutiva, che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, secondo la normativa di riferimento. Non è quindi corretto concludere che ogni ipoacusia riscontrata in età adulta comporti automaticamente il riconoscimento della sordità civile.

Questa cautela serve a non creare aspettative sbagliate. Un esame audiometrico anomalo merita un confronto con il medico e con lo specialista; il riconoscimento medico-legale, eventuali prestazioni e l’assistenza protesica seguono però regole e valutazioni diverse. Anche l’accesso a un ausilio non va desunto dal solo esito di uno screening: l’servizio regionale di assistenza protesica ricorda che i dispositivi per minorazioni sensoriali sono erogati dalle aziende sanitarie secondo i percorsi e le condizioni previste.

Per questo la sequenza più corretta non è “test in piazza, domanda, apparecchio”, ma valutazione clinica, raccolta dei referti utili e verifica del canale appropriato. Il medico di medicina generale o il pediatra resta il primo interlocutore per inquadrare il problema; l’otorinolaringoiatra e l’audiologo definiscono gli approfondimenti clinici quando necessari. Il medico certificatore, che può coincidere o meno con il curante a seconda delle abilitazioni e dell’organizzazione, è invece la figura che può compilare il certificato introduttivo per il procedimento INPS.

Come prepararsi al primo appuntamento senza perdere informazioni

Una pratica ordinata non dipende dalla quantità di carte, ma dalla loro pertinenza. È utile avere con sé documento di identità e tessera sanitaria, l’elenco aggiornato delle terapie e i referti più recenti e leggibili: esami audiometrici, valutazioni specialistiche, lettere di dimissione se pertinenti e documentazione relativa ad altre condizioni che incidono sull’autonomia. Il medico deve poter ricostruire la situazione clinica, non ricevere una cartella indistinta di fogli.

Vale la pena annotare anche le difficoltà concrete, senza trasformarle in autodiagnosi: comprensione del parlato in ambienti rumorosi, uso del telefono, comunicazione al lavoro o a scuola, necessità di supporto nelle attività quotidiane. Sono informazioni che aiutano il professionista a capire se servano ulteriori esami o un invio specialistico. Non sostituiscono i requisiti di legge, ma rendono il colloquio più completo.

Chi ha già un appuntamento sanitario può controllare tramite i normali canali dell’azienda di riferimento; a Udine, per esempio, il nuovo CUP del Santa Maria della Misericordia dispone di 12 sportelli, due dei quali dedicati alle persone con disabilità. Questo servizio riguarda prenotazioni e accoglienza, non sostituisce l’invio telematico del certificato introduttivo né la convocazione dell’INPS: tenere distinti i due piani evita di rivolgersi al posto giusto per la domanda sbagliata.

Dopo il certificato: convocazione, verbale e servizi

Dopo la trasmissione del certificato, la persona viene convocata per la valutazione medico-legale. L’esito non va anticipato né interpretato da soli: fa fede il verbale rilasciato a conclusione del procedimento. L’INPS mette a disposizione, per alcuni destinatari di verbali sanitari, una video e audio guida personalizzata nell’area MyINPS, con sottotitoli, per aiutare a leggere dati e indicazioni contenuti nel documento.

Il verbale è un punto di arrivo dell’accertamento sanitario, non una risposta indistinta a tutti i bisogni. Le questioni su ausili, assistenza, scuola, lavoro o progetto di vita possono coinvolgere servizi diversi e richiedere ulteriori domande o valutazioni. In Friuli Venezia Giulia le politiche di inclusione scolastica, per esempio, sono oggetto di misure regionali specifiche: il quadro dei fondi 2026/2027 per disabilità, Bes e Dsa mostra quanto siano distinti il riconoscimento sanitario e gli interventi educativi, pur dovendo dialogare fra loro.

La conseguenza pratica per famiglie e servizi

La riforma riduce il rischio di un doppio avvio della pratica nelle province coinvolte, ma chiede anche maggiore precisione al primo contatto. Per le famiglie la regola più utile è verificare subito due elementi: il Comune di residenza, che stabilisce se vale il percorso sperimentale, e il motivo della richiesta, distinguendo una visita per un problema uditivo dalla certificazione medico-legale.

Per le persone con difficoltà di udito, un accompagnatore può aiutare a raccogliere documenti e seguire le comunicazioni, senza sostituire la volontà dell’interessato. È opportuno chiedere modalità accessibili di contatto quando servono, conservare le ricevute di trasmissione e controllare l’area personale INPS senza condividere credenziali o dati sanitari con soggetti non autorizzati. Se arrivano solleciti a pagamento o promesse di esiti rapidi, la strada sicura resta quella del medico certificatore, dell’INPS e dei servizi pubblici competenti.

La semplificazione non è l’eliminazione delle tutele né delle verifiche: è un diverso punto di partenza. A Trieste, Udine e Pordenone, saperlo prima di iniziare evita domande duplicate e spostamenti inutili. A Gorizia, dove il regime indicato dalla Regione resta quello ordinario, evita di applicare una procedura non prevista. In entrambi i casi, il test più utile non è quello burocratico: è chiedere fin dall’inizio quale percorso corrisponda davvero alla propria situazione.

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