Udine, De Toni: «La pace non si difende con le sole parole». L’omaggio alle Forze armate | FOTO

Il discorso di De Toni per il 4 novembre: difesa comune europea, pace, Costituzione e riconoscenza alle Forze armate.

04 novembre 2026 18:54
Udine, De Toni: «La pace non si difende con le sole parole». L’omaggio alle Forze armate | FOTO -
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UDINE – Una difesa comune europea, la pace come responsabilità quotidiana e il riconoscimento del servizio delle Forze armate. Sono i temi centrali del discorso del sindaco Alberto Felice De Toni per il 4 novembre 2026, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Rivolgendosi alle autorità civili e militari, alle associazioni combattentistiche e d’arma e ai cittadini, il primo cittadino ha collegato la memoria della Prima guerra mondiale alle sfide del presente. Al centro, la convinzione che libertà e pace debbano essere custodite attraverso scelte concrete, senza considerarle conquiste definitive.

Il ricordo della guerra e le ferite del Friuli

De Toni ha aperto ricordando il 4 novembre 1918, quando si concludeva per l’Italia la Prima guerra mondiale, dopo un conflitto segnato da milioni di morti, distruzioni e sofferenze.

Una tragedia che il Friuli, terra di confine attraversata dalle ferite della guerra, conosce profondamente. Proprio questa esperienza, ha sottolineato il sindaco, rende particolarmente forte la consapevolezza del valore della pace.

«Ricordare il 4 novembre non significa celebrare la guerra», ha affermato. Significa invece riconoscere il prezzo pagato dalle generazioni precedenti e rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita.

Il richiamo si inserisce nel significato del 4 novembre come giornata di memoria e riconoscenza, al centro delle commemorazioni che coinvolgono le comunità del territorio, comprese le cerimonie e gli incontri storici organizzati a Fiume Veneto.

«La pace non è un punto di arrivo»

Nel discorso il sindaco ha citato Piero Calamandrei: «La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare».

Parole che De Toni ha messo in relazione con un presente attraversato da conflitti e incertezze, richiamando la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente, che mettono in discussione equilibri a lungo considerati stabili.

«Ci eravamo forse illusi che la pace fosse una conquista definitiva. Oggi abbiamo compreso che non è così», ha osservato.

Per il primo cittadino, la pace richiede un lavoro costante: responsabilità, dialogo e capacità di affrontare la complessità, anziché la convinzione di aver raggiunto una condizione irreversibile.

La proposta di una difesa comune europea

Uno dei passaggi più netti riguarda la dimensione europea della sicurezza. In un mondo interconnesso, secondo De Toni, nessuno Stato può pensare alla propria protezione separandola da quella degli altri.

«Il nostro obiettivo deve essere il superamento di una difesa nazionale, per arrivare a una difesa comune europea», ha dichiarato.

In questa prospettiva, il sindaco ha riconosciuto il ruolo delle donne e degli uomini delle Forze armate, impegnati nella sicurezza del Paese, nella stabilità internazionale e nella tutela dei valori democratici della Repubblica.

Un pensiero è stato rivolto ai militari della Brigata Pozzuolo del Friuli impegnati nella missione internazionale in Libano, indicati come esempio del contributo del territorio agli sforzi per la pace e la sicurezza.

Il richiamo all’articolo 11 della Costituzione

De Toni ha ricordato il principio costituzionale secondo il quale l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Nella lettura proposta dal sindaco, questo non equivale a rinunciare alla difesa: significa che la forza deve rimanere al servizio del diritto, senza prenderne il posto.

«La pace non si difende soltanto con le armi, ma non si difende nemmeno con le sole parole», ha affermato, indicando nella diplomazia, nella cooperazione, nella solidità delle istituzioni e nella responsabilità delle decisioni gli strumenti necessari per proteggerla.

La stessa attenzione, ha aggiunto, deve essere rivolta alla custodia delle istituzioni democratiche e della libertà, beni da alimentare ogni giorno.

Il ringraziamento ai militari e la memoria del terremoto

Il sindaco ha espresso gratitudine alle persone che scelgono di mettere competenze, coraggio e, quando necessario, la propria vita al servizio degli altri.

Un impegno che comprende la difesa nazionale e le missioni internazionali, ma anche l’intervento nelle emergenze e la vicinanza concreta ai cittadini.

Per il Friuli, il riferimento è al terremoto del 1976, quando le Forze armate contribuirono ai soccorsi e alla ripresa delle comunità colpite. Uno spirito di servizio che, secondo De Toni, deve essere trasmesso alle nuove generazioni.

«Non può esserci felicità pubblica senza pace»

Nella parte conclusiva, De Toni ha richiamato il compito delle istituzioni di creare le condizioni per il benessere delle comunità e per quella che definisce felicità pubblica.

«Non può esserci felicità pubblica senza pace, non può esserci sviluppo senza libertà e non può esserci una comunità forte senza solidarietà», ha dichiarato.

L’omaggio ai caduti e a chi continua a servire il Paese diventa così un richiamo alla responsabilità: «Il modo migliore per onorare il passato è assumersi la responsabilità del futuro».

Il discorso si è chiuso con il saluto: «Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia».

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