Udine, Mercatonuovo vince la Gran Cuintane Udinexe dell’803° compleanno della città

La novità della 26ª edizione è stata una sfida all’aperto tra i cinque quintieri storici, con dodici prove ispirate al Medioevo udinese.

16 settembre 2026 08:59
Udine, Mercatonuovo vince la Gran Cuintane Udinexe dell’803° compleanno della città -
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UDINE - È Mercatonuovo il quintiere vincitore della prima “Gran Cuintane Udinexe”, la nuova sfida all’aperto inserita nelle celebrazioni per l’803° compleanno della città. L’iniziativa ha segnato la 26ª edizione dell’anniversario popolare della fondazione urbana di Udine, promosso dal Fogolâr Civic di Udin, con una rievocazione ispirata alle antiche “fatiche” cittadine dell’epoca cavalleresca.

A chiudere la gara davanti agli altri quintieri è stato Mercatonuovo, seguito da Gemona e Mercatovecchio. Più staccati Aquileia e Grazzano, classificati rispettivamente al quarto e al quinto posto.

La competizione ha rimesso al centro i cinque rioni della tradizione udinese, letti come antichi quintieri politico-militari del Comune medievale. Il gioco ha ripreso dodici tenzoni storiche: amazzoni, anello, aratori, archi, asini, balestre, barbari, carrettoni, moro, pedoni, ronzini e schioppi. A rappresentarle, una serie di pedine artistiche in scala 1:72 realizzate da Alberto Travain, con simboli e insegne che richiamano l’identità storica dei diversi rioni.

La classifica e i protagonisti dei quintieri

Mercatonuovo ha corso sotto la guida del capitano o conestabile Raimondo Donato, affiancato da Luisella Nanino nei panni di Porta Poscolle. Il quintiere era partito dalla mossa, sotto la bocca leonina settentrionale della fonte del “Ricamadôr” in Piazza Matteotti, la storica “S. Jacum”, con un ronzino grigio, arrivando al traguardo con un leardo “barbaro” dal manto candido.

Gemona, secondo classificato, era guidato dal centurione Ermano Beltrame con la Porta di Gemona e quelle di S. Lazzaro e Villalta impersonate da Paola Merlo, Marina Scagnetti ed Albana Plos.

Terzo posto per Mercatovecchio, con il capitano rionale Sergio Copetti, affiancato da Chiara Nasazio e Roberta Turco, rispettivamente nei ruoli di Porta Pracchiuso e Decania omonima.

Aquileia ha chiuso quarta con il conestabile Emanuele Plazzotta, insieme alle Porte “d’Olee” e “di Ronc” rappresentate da Serena Caffieri e Tiziana Patrone. Quinto Grazzano, con il conestabile Giuseppe Matrone e la Porta rionale impersonata da Patrizia Patrone, entrato in gara con un asinello legato simbolicamente agli antichi mulini del rione.

Sui cimieri e nelle insegne sono ricomparsi i simboli storici dei quintieri: l’Aquila per Aquileia, il Leone per Mercatonuovo, Campana e Castello per Mercatovecchio, il Cavallo per Gemona e la Colomba per Grazzano, insieme ai rispettivi colori rionali.

Il ruolo di Pietro Mangiacapra

Testimonial e giudice supremo della tenzone, nelle vesti di “Capitaneus Terrae Utini”, è stato Pietro Mangiacapra, studente di Glaunicco di Camino al Tagliamento. Il suo nome è stato scelto anche per il rilievo ottenuto nei mesi scorsi come primo studente ad aver affrontato volontariamente il colloquio d’esame di terza media in lingua friulana.

Nel suo percorso figurano anche l’esperienza da Sindaco dei Ragazzi di Codroipo e il legame con l’Istituto comprensivo locale, elementi richiamati durante la manifestazione come segno di attenzione alla lingua e all’identità friulana.

Il programma delle celebrazioni nel centro di Udine

La giornata per il compleanno della città ha compreso anche altri momenti simbolici della tradizione cittadina. Tra questi il canto spontaneo dell’inno “O ce biel cjiscjel a Udin”, il conio rituale della moneta infantile detta “tapon” e il lancio del denario sul Gran Stendardo dell’Arengo nella platea di Piazza Matteotti.

Le celebrazioni si sono poi spostate in Via Mercatovecchio, presso la Cappella della Pietà, indicata come nucleo originario del Comune cittadino, dove sono stati resi gli onori popolari al Patriarca Bertoldo di Andechs-Merania, considerato padre della patria urbana.

Nel corso dell’appuntamento è stato ricordato anche Lodovico Manin, definito nella rievocazione il “doxe furlan”, nel trecentesimo anniversario della nascita. La figura dell’ultimo capo di Stato della Serenissima è stata richiamata per il ruolo avuto nell’abdicazione che, secondo la tradizione evocata durante la manifestazione, salvò Venezia dai cannoni di Bonaparte.

La chiusura è stata affidata a un brindisi degli organizzatori con Tocai friulano, richiamato nella ricostruzione storica come vino esportato in Ungheria proprio dal Patriarca Bertoldo, già viceré del regno magiaro.

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