Anziani in aumento in Friuli Venezia Giulia, entro il 2030 servono 183 milioni in più

Ricerca dell’Università di Udine per Fnp Cisl Fvg e Cisl Fvg: più over 65, spesa in aumento e risparmi possibili con nuovi modelli

08 giugno 2026 18:29
Anziani in aumento in Friuli Venezia Giulia, entro il 2030 servono 183 milioni in più -
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Udine - In Friuli Venezia Giulia la popolazione residente continua a diminuire, ma gli anziani aumentano e con loro cresce anche la spesa sociosanitaria. È uno dei dati centrali emersi dalla ricerca commissionata da Fnp Cisl Fvg e Cisl Fvg al Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Udine, presentata nella sede di via Tomadini.

Secondo lo studio, tra il 2019 e il 2024 la spesa destinata agli over 65 è salita del 32,5 per cento, mentre Aziende pubbliche di servizi alla persona, case di riposo e Rsa assorbono oggi oltre il 60 per cento del budget sociosanitario regionale. Le proiezioni al 2030 indicano che gli over 65 passeranno da 324.458 a 352.025 unità, con un aumento degli over 80 dell’11,7 per cento.

Sul piano economico, in uno scenario conservativo la spesa complessiva è stimata in crescita da 2,15 miliardi di euro nel 2024 a 2,33 miliardi nel 2030. Il fabbisogno aggiuntivo netto viene quantificato in 183 milioni di euro.

All’incontro è intervenuto l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha indicato nello sviluppo dell’integrazione sociosanitaria, nella deistituzionalizzazione e nella presa in carico a partire dal domicilio le direttrici su cui la Regione sta lavorando da tempo. Il riferimento è a un sistema che, secondo l’assessore, deve spostare il baricentro dalla risposta all’acuzia alla gestione della cronicità, con servizi più vicini alla vita quotidiana delle persone.

Riccardi ha osservato che la sostenibilità del sistema non può più essere misurata soltanto sul numero dei ricoveri ospedalieri, sugli interventi chirurgici sotto le soglie degli standard di sicurezza o sul mantenimento di punti nascita che in dieci anni hanno visto ridursi i parti di oltre il 30 per cento. In questo quadro, ha spiegato, i risparmi ottenuti attraverso nuovi modelli organizzativi dovrebbero essere reinvestiti per migliorare i servizi, senza tradursi in una riduzione dell’offerta.

Il nodo dell’assistenza agli anziani

Uno dei passaggi più rilevanti della ricerca riguarda la necessità di ripensare l’assistenza alla non autosufficienza. Secondo Riccardi, accanto ai nuovi servizi serve anche una revisione di ciò che oggi risponde meno ai bisogni reali delle persone, con un’offerta che aumenti nella componente legata alla non autosufficienza e diventi più appropriata a partire dalla permanenza a domicilio.

Il tema si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’invecchiamento della popolazione e gli effetti sul welfare regionale, già al centro di analisi dedicate a anziani, spopolamento e trasformazioni sociali.

Abitare inclusivo e domiciliarità avanzata

Tra le indicazioni dello studio c’è anche il rafforzamento dell’abitare inclusivo e della domiciliarità avanzata come alternative alla residenzialità tradizionale, soprattutto per anziani autosufficienti con fragilità lievi o moderate. In base ai dati presentati, questi modelli potrebbero generare risparmi superiori a 23 milioni di euro all’anno.

Su questo fronte, ha ricordato Riccardi, la Regione ha già investito quasi 20 milioni di euro. L’assessore ha definito l’abitare inclusivo una delle risposte di maggiore qualità e ha aggiunto che anche l’assestamento di bilancio, atteso nelle prossime settimane all’esame delle commissioni, dovrà continuare a occuparsi del tema.

Un altro punto evidenziato riguarda la necessità di distinguere meglio i livelli di autosufficienza. Secondo l’assessore, oggi condizioni lievi e condizioni gravi vengono considerate allo stesso modo, mentre l’offerta dovrebbe essere stratificata. Un’impostazione che richiama anche il confronto sviluppato in questi mesi sul tema dell’abitare inclusivo, già affrontato in altri contesti regionali.

In chiusura, Riccardi ha sottolineato che l’allungamento della vita, favorito da innovazione, scienza e ricerca, impone al sistema di costruire nuove prospettive per chi è ancora autosufficiente e di accompagnare la trasformazione dei servizi con una visione condivisa.

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