Venezia, fondi fermi per l’Autorità Laguna: stipendi e attività del Mose a rischio
Trasferimenti bloccati da febbraio, sindacati e imprese chiedono un intervento urgente per evitare lo stop operativo
VENEZIA - Si riapre un fronte pesante sulla gestione del Mose e delle attività di salvaguardia lagunare: i trasferimenti economici destinati all’Autorità per la Laguna risultano fermi da febbraio 2026 e l’effetto immediato, se la situazione non verrà sbloccata in tempi rapidi, potrebbe ricadere sia sulla continuità operativa dell’ente sia sulle retribuzioni dei lavoratori coinvolti.
Il nodo riguarda le risorse che devono arrivare dal Provveditorato alle Opere Pubbliche all’Autorità che, dal 2025, ha assunto la gestione del sistema Mose. In assenza dei fondi, l’ente si troverebbe nell’impossibilità di garantire le attività richieste dalla legge e di assicurare il normale funzionamento della macchina organizzativa chiamata a presidiare una delle infrastrutture più delicate per la tutela di Venezia e della sua laguna.
La preoccupazione è stata formalizzata dai sindacati confederali, che hanno chiesto l’apertura di un confronto urgente in Prefettura. La richiesta è quella di riunire attorno allo stesso tavolo il Ministero delle Infrastrutture, l’Autorità per la Laguna, la Regione Veneto e il Comune di Venezia per arrivare in tempi rapidi a uno sblocco delle somme e mettere in sicurezza il lavoro e i servizi collegati al sistema lagunare.
La situazione viene descritta come critica anche per le ricadute sull’occupazione. L’allarme investe il personale che opera nell’orbita del Consorzio Venezia Nuova e delle società coinvolte nelle attività collegate, mentre resta alta la tensione per il pagamento degli stipendi e per la prosecuzione delle lavorazioni già avviate. Sul tavolo c’è una partita economica indicata in 300 milioni di euro, cifra che dà la misura del peso finanziario del blocco in corso.
Per l’inizio della prossima settimana è stata convocata un’assemblea dei lavoratori: l’appuntamento è fissato per lunedì e rappresenta uno dei passaggi più attesi di queste ore, insieme alla sollecitazione rivolta al prefetto per un intervento istituzionale rapido. L’obiettivo è evitare che l’impasse amministrativa si trasformi in uno stop concreto alle attività legate alla salvaguardia di Venezia.
Accanto ai sindacati si stanno muovendo anche le associazioni di categoria del mondo cooperativo e dell’edilizia, che chiedono una soluzione immediata per non riportare il comparto in una fase di incertezza già vissuta negli anni passati. Il timore, condiviso da più soggetti della filiera, è che il passaggio tra lavori completati, opere ancora da eseguire e gestione futura del Mose attraverso la nuova società in house resti bloccato proprio nel momento più delicato.
Il punto centrale resta quindi lo sblocco delle risorse e la definizione di un percorso amministrativo che consenta all’Autorità per la Laguna di continuare a operare senza interruzioni. In assenza di un provvedimento in tempi brevi, il rischio indicato riguarda insieme la tenuta dei servizi, la manutenzione del sistema Mose e il pagamento degli stipendi ai lavoratori coinvolti.