Venezia, all’Arsenale arriva Nabatele: la sinagoga fluttuante visibile fino al 16 settembre
Evento collaterale della 61ª Biennale Arte 2026: l’opera di Anna Kamyshan resterà all’Arsenale Nord dal 16 luglio al 16 settembre.
VENEZIA - Una sinagoga sospesa sopra la laguna, visibile giorno e notte all’Arsenale Nord, è una delle nuove installazioni collaterali della Biennale Arte 2026. Si intitola Nabatele ed è l’opera dell’artista e architetta Anna Kamyshan, presentata a Venezia dal 16 luglio al 16 settembre 2026 nel Sestiere di Castello come Evento Collaterale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia.
L’installazione, curata da Maria Veits e Yevgeniy Fiks e organizzata dal Montreal Jewish Museum, è stata anticipata da una preview privata il 16 luglio. Al momento l’opera è in manutenzione e tornerà a volare nei prossimi giorni.
Dove si trova e cosa vede il pubblico
Nabatele appare come una scultura aerea: su una grande roccia sospesa si innalza una sinagoga che fluttua sopra l’acqua, in dialogo con il cielo e con le condizioni atmosferiche della laguna. I visitatori possono osservarla all’Arsenale Nord anche nelle ore serali e notturne, quando la luce delle finestre la rende ancora più riconoscibile sopra il complesso veneziano.
L’opera si solleva fino a 25 metri dalla superficie dell’acqua grazie a un aerostato a doppia membrana riempito di elio. La parte superiore riproduce la presenza di un’architettura reale, mentre sotto la roccia galleggiante custodisce radici e frammenti di pietra che richiamano l’idea di una terra d’origine. Nei giorni di vento la struttura può adagiarsi sull’acqua; con condizioni più calme torna invece a sollevarsi, restando vicina alla superficie o più in alto nel cielo.
Il significato dell’installazione
Il progetto richiama il dipinto “Il castello dei Pirenei” del 1959 di René Magritte, con la grande pietra sospesa sopra il mare in tempesta. In questa rilettura, la sinagoga fluttuante diventa un’immagine di precarietà, resistenza e appartenenza in tempi segnati da conflitti e divisioni.
Il titolo Nabatele deriva da una parola yiddishizzata di origine slava e semitica che significa “richiamare l’attenzione” o “allarme in momenti di pericolo”. L’opera si inserisce così in una riflessione sull’incertezza globale e sull’erranza come possibile rifugio.
L’artista Anna Kamyshan, ucraina di origini ebraiche e russe, lega il lavoro anche alla propria identità complessa. Nelle sue parole, l’installazione esplora “la tensione tra gravità e galleggiamento” e “lo sforzo gentile nell’esistere sradicati”, mentre la luce costante della sinagoga rappresenta una fiamma interiore che resiste all’instabilità.
Il legame con Venezia e con lo Yiddishland Pavilion
L’immagine di una sinagoga elevata e visibile a tutti richiama anche un elemento della storia veneziana. Le sinagoghe del XVI secolo, ricorda il progetto, erano collocate ai piani superiori degli edifici e rimanevano discrete, quasi invisibili. Nabatele riprende quell’idea di altezza ma la capovolge: il luogo di culto non è nascosto, bensì esposto alla luce e allo sguardo pubblico.
Secondo i curatori Maria Veits e Yevgeniy Fiks, l’opera appartiene allo Yiddishland Pavilion, definito come un padiglione concettuale e non nazionale, legato a un Paese immaginario modellato dalla lingua e dalla cultura yiddish. In questa cornice, Nabatele non rappresenta soltanto Yiddishland, ma ne rende concreta la forma diasporica di appartenenza.
L’installazione resterà visibile a Venezia fino al 16 settembre 2026, all’Arsenale Nord, nel Sestiere di Castello.