Vicenza, l’ex Centrale del latte diventa un presidio civico under 35 fino al 2031

La Centrale di via Medici entra in una gestione under 35 fino al 2031: fondi, servizi, rete di partner e cosa cambia per quartiere, associazioni e giovani.

03 ottobre 2026 22:05
Vicenza, l’ex Centrale del latte diventa un presidio civico under 35 fino al 2031 -
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VICENZA – Un edificio recuperato non cambia davvero funzione il giorno in cui si conclude un cantiere: la prova comincia quando qualcuno lo apre, lo programma e ne risponde alla città. A Vicenza questo passaggio è iniziato per l’ex Centrale del latte di via Giacomo Medici 96. Dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2031 la struttura entra in una gestione quinquennale affidata all’associazione Illustri, capofila di una rete che comprende APS Dialog, Comuda APS, Cicletica APS e Bucce Studio Società Cooperativa Impresa Sociale.

La novità non è un singolo evento del fine settimana. È un cambio di modello per uno spazio pubblico: da sede riqualificata e sperimentale a luogo con un gestore, una convenzione, un contributo comunale e una funzione dichiarata di presidio quotidiano, ospitalità per le realtà del territorio e produzione culturale. Il Comune di Vicenza chiama il progetto “spazio civico contemporaneo”; per residenti, associazioni e giovani la definizione va tradotta in elementi verificabili: quali attività saranno possibili, chi potrà proporle e con quali risorse potrà restare aperto.

Una convenzione di cinque anni dopo la sperimentazione

L’affidamento arriva alla fine di “Attiva la Centrale”, percorso di co-progettazione avviato dal Comune all’inizio del 2025 grazie a circa 350 mila euro di finanziamento Anci. Nei primi mesi del 2026, secondo l’amministrazione, l’apertura sperimentale ha ospitato 75 progetti. Il dato non dice da solo quante persone abbiano frequentato lo spazio né garantisce il successo della fase successiva; racconta però che la convenzione non parte da un calendario costruito a tavolino, ma da un periodo di utilizzo con proposte già diverse.

Il procedimento pubblico aveva un requisito preciso: il soggetto o i soggetti gestori dovevano appartenere al terzo settore e avere una maggioranza under 35 nel direttivo. L’avviso e i documenti di co-progettazione pubblicati dal Comune permettono di ricostruire il quadro amministrativo e le dotazioni messe a disposizione, senza confondere l’incarico con una concessione commerciale ordinaria. È una scelta che lega la continuità dell’immobile alla capacità di una rete giovane di organizzare attività e relazioni, con il Comune dentro una cabina di regia insieme al gestore e ai partner.

La durata è il primo elemento concreto. Cinque anni – fino al 30 settembre 2031 – consentono di progettare laboratori, percorsi formativi, collaborazioni con scuole e bandi con un orizzonte più lungo di una stagione. Ma comportano anche una responsabilità: un luogo aperto deve misurarsi con programmazione, accessibilità, manutenzione e capacità di intercettare bisogni non soltanto con l’affluenza a una serata inaugurale.

Le risorse: immobile gratuito e 85 mila euro in cinque anni

La convenzione prevede che il Comune metta l’immobile a disposizione gratuitamente. A ciò si aggiunge un contributo di 20 mila euro per ciascuno dei primi due anni e di 15 mila euro per ciascuno dei tre anni successivi: 85 mila euro nel quinquennio. È importante leggere correttamente questa cifra. Non è un budget complessivo già disponibile per tutti gli eventi futuri, né equivale a un finanziamento senza altri costi: è il sostegno comunale comunicato per la gestione, mentre il progetto punta anche a partecipare a bandi e opportunità per attrezzature, verde e attività.

Il quadro si inserisce in una stagione di investimenti urbani più ampia. Nel bilancio Pnrr pubblicato a luglio, il Comune ha indicato 69 progetti per 57.437.041,74 euro complessivi e 178.638 metri quadrati rigenerati nell’ambito degli interventi di inclusione, rigenerazione urbana e housing sociale. Quel resoconto comunale sugli interventi Pnrr non attribuisce quelle cifre alla sola Centrale: serve piuttosto a capire perché, nella Vicenza del 2026, la questione non è più solo recuperare edifici, ma dare loro un uso stabile, riconoscibile e sostenibile.

È lo stesso passaggio che emerge in altri servizi cittadini. I dieci centri di facilitazione digitale dell’area urbana hanno raggiunto 12.495 cittadini secondo il Comune; la misura funziona perché associa luoghi, operatori e attività concrete, non perché esiste soltanto una piattaforma. Per La Centrale il banco di prova sarà analogo: la qualità del progetto dipenderà da orari, continuità, interlocutori e dalla capacità di non ridursi a uno spazio disponibile solo quando c’è un’iniziativa.

Che cosa dovrebbe esserci dentro, oltre agli eventi

Il piano annunciato distingue tre filoni. Il primo è il presidio quotidiano e i servizi di comunità: bar, emeroteca, Biblioteca del visivo, ciclofficina, spazi di studio e attività ricorrenti. Il bar, precisa il Comune, sarà costruito attraverso una formula sperimentale di co-progettazione che coinvolge anche Lucky Brews e Pantivoglio. Finché non saranno resi pubblici orari, modalità di apertura e condizioni di accesso, non è corretto presentarlo come un servizio già disponibile ogni giorno; il punto rilevante è che il bar viene pensato come elemento di apertura e socialità, non come attività separata.

Il secondo filone è l’ospitalità: associazioni, enti, professionisti, imprese e altre realtà potranno usare gli spazi per incontri, formazione, progetti e iniziative. Qui il passaggio pratico per chi vuole proporre un’attività non è presumere gratuità o disponibilità automatica. Dal 5 ottobre Illustri è indicata dal Comune come referente per le realtà che desiderano conoscere il progetto o presentarsi; regole per richieste, eventuali costi, capienze e calendario dovranno essere verificate sui canali ufficiali de La Centrale quando saranno pubblicate.

Il terzo asse riguarda mostre, concerti, arti performative, talk, laboratori e formazione. È quello più visibile, ma non è l’unico. La distinzione conta: una rassegna può portare pubblico per poche ore; una sala studio, una ciclofficina o un luogo per una riunione di quartiere incidono invece sulla quotidianità. La corte, il porticato e la piazza centrale dovrebbero essere coinvolti progressivamente, insieme a un “giardino di tutte/i” costruito con abitanti, associazioni e scuole. Sono obiettivi del progetto, non opere già completate.

Un primo test arriva già a ottobre

La nuova fase sarà inaugurata il 25 ottobre. Prima, lo spazio compare già tra le sedi del Festival delle famiglie e delle comunità a Vicenza, in programma dall’8 all’11 ottobre: un utilizzo che mostra come la struttura possa entrare in una rete di appuntamenti cittadini, ma non sostituisce l’avvio del suo calendario autonomo. Per chi partecipa a un incontro del festival, sedi, accessi e prenotazioni restano quelli indicati dall’organizzazione dell’evento, non quelli da attribuire genericamente alla nuova gestione.

Il confronto con altre esperienze locali aiuta a misurare il significato del progetto senza sovrapporre iniziative differenti. Il Bike to Work nell’area di Vicenza, per esempio, ha unito 16 Comuni, una piattaforma e una rete di esercizi aderenti: l’effetto concreto nasce dal coordinamento tra soggetti diversi. La Centrale prova a fare qualcosa di comparabile sul piano civico e culturale, con una differenza decisiva: dovrà rendere visibile nel tempo chi può entrarvi, lavorarci, studiarvi o proporre un’idea.

Che cosa cambia per quartiere, giovani e associazioni

Per il quartiere la conseguenza potenziale è avere un interlocutore stabile, non soltanto un edificio che riapre occasionalmente. Per giovani e studenti, la promessa è una combinazione di volontariato, PCTO, Servizio civile, formazione e affiancamento a professionisti: opportunità da valutare quando saranno aperti i singoli percorsi, senza dare per scontati posti, selezioni o rimborsi non ancora annunciati. Per associazioni e professionisti, la novità è una porta di accesso organizzata a uno spazio che vuole ospitare attività, non la garanzia che ogni proposta sia accolta.

Per l’amministrazione, infine, la sfida è verificabile: dopo i 75 progetti della fase sperimentale, il valore della convenzione sarà nella continuità del presidio, nella pluralità delle realtà coinvolte e nella trasparenza delle regole di utilizzo. La Centrale può diventare una delle infrastrutture leggere della città – fatta di relazioni, competenze e occasioni – se il passaggio dalla riqualificazione fisica alla gestione quotidiana manterrà ciò che il progetto annuncia. Il 25 ottobre sarà l’avvio pubblico; la misura più utile arriverà nei mesi successivi, quando il quartiere potrà capire se quello spazio è davvero attraversabile anche fuori dai grandi appuntamenti.

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