Amaro, maxi esercitazione con le unità cinofile: soccorritori da quattro Paesi in azione
Ad Amaro Operazione Gambero riunisce unità cinofile internazionali per simulare soccorsi tra frane, bunker e terreni impervi
AMARO – Dalla memoria del terremoto del 1976 alla preparazione delle emergenze di oggi. Ad Amaro si è conclusa “Operazione Gambero”, esercitazione internazionale che ha riunito nuclei specializzati e unità cinofile impegnati in scenari complessi per testare capacità operative, coordinamento e tecniche di ricerca delle persone disperse.
A chiudere l'iniziativa è stata l'assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha sottolineato quanto sia cresciuta negli anni la capacità del Friuli Venezia Giulia di affrontare situazioni di emergenza attraverso formazione, prevenzione e addestramento.
Un laboratorio internazionale per il soccorso
L'esercitazione è stata coordinata dal Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF) insieme all'Amministrazione comunale di Amaro.
Sul territorio sono arrivati nuclei specializzati provenienti da Italia, Austria, Croazia e Stati Uniti, chiamati a confrontarsi con situazioni progettate per riprodurre le difficoltà di un intervento reale.
Le prove si sono svolte in luoghi particolarmente impegnativi, tra i bunker lungo la strada Amaro-Campiolo, cave e canali caratterizzati da forti pendenze. Gli scenari hanno simulato operazioni successive a una frana, interventi su terreni difficili e attività svolte anche in condizioni di scarsa o completa assenza di luce.
Un'attività che si inserisce nella lunga tradizione del sistema regionale di soccorso e protezione del territorio, in una regione dove il tema della sicurezza e della gestione delle emergenze continua a coinvolgere istituzioni e strutture operative.
Zilli: «Dal sisma del '76 abbiamo imparato a reagire»
Per Barbara Zilli, la manifestazione assume un significato ancora maggiore nell'anno del 50° anniversario del terremoto del Friuli.
«Testimoniamo oggi quanta strada sia stata fatta in termini di soccorso e quanta competenza esprima il Friuli Venezia Giulia nell'affrontare le emergenze attraverso l'addestramento e la prevenzione», ha evidenziato l'assessore.
Secondo Zilli, il Friuli è oggi una comunità che ha saputo trasformare l'esperienza drammatica del sisma in una capacità organizzativa strutturata, mettendo insieme professionalità differenti per affrontare nel modo più efficace possibile le situazioni di crisi.
Un sistema che vede lavorare fianco a fianco Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, Protezione Civile e Forze di Polizia, con una collaborazione che diventa determinante sia durante le emergenze sia nella fase preventiva.
«In estate e in inverno siete una certezza»
L'assessore ha rivolto un ringraziamento agli operatori impegnati durante tutto l'anno.
«Nel periodo estivo, come in quello invernale, siete una certezza», ha affermato Zilli, ricordando il lavoro svolto dai soccorritori nelle diverse condizioni ambientali e climatiche.
Un ruolo particolarmente importante in un territorio montano come quello friulano, dove eventi meteorologici, frane e incidenti possono rendere necessari interventi complessi. Proprio recentemente il tema del soccorso in aree difficili è tornato d'attualità anche dopo la frana che ha bloccato una strada a Calalzo di Cadore isolando una baita con 60 scout.
Il ringraziamento al sindaco Cristiana Mainardis
Zilli ha voluto inoltre ringraziare il sindaco di Amaro Cristiana Mainardis, sottolineando la scelta di legare le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto a un'attività concreta rivolta al futuro.
L'assessore ha parlato di lungimiranza, evidenziando come ricordare il 1976 non significhi soltanto celebrare ciò che accadde, ma utilizzare quella memoria per costruire strumenti capaci di rendere oggi il territorio più sicuro.
«Quest'anno viviamo tante occasioni per celebrare il ricordo, ma anche per rendere solido il nostro futuro», ha spiegato Zilli, ricordando la fiducia con cui le generazioni che vissero direttamente il sisma affrontarono la ricostruzione.
Un'eredità che, secondo l'assessore, viene oggi raccolta dalla professionalità delle squadre di soccorso e anche da amministratori locali capaci di trasformare il ricordo in prevenzione e preparazione operativa.
Le unità cinofile al centro dell'esercitazione
Tra gli elementi più significativi di “Operazione Gambero” c'è stato il ruolo delle unità cinofile da soccorso.
Durante le simulazioni i cani e i loro conduttori sono stati chiamati a operare in ambienti difficili, dove la conformazione del terreno può rendere complesso l'utilizzo di altri strumenti.
Secondo quanto emerso durante l'esercitazione, la capacità olfattiva degli animali e la loro possibilità di muoversi su terreni impervi continuano a rappresentare uno strumento di enorme valore nelle operazioni di ricerca.
La tecnologia ha compiuto enormi progressi, ma in determinate condizioni il lavoro delle unità cinofile resta difficilmente sostituibile.
Il rapporto tra cane e conduttore
Zilli ha posto l'accento proprio sul rapporto costruito nel tempo tra l'animale e il suo accompagnatore.
«Il legame profondo che si crea tra l'addestratore e il proprio cane resta ancora oggi un elemento di svolta eccellente per poter trovare le persone disperse», ha sottolineato.
Dietro ogni intervento ci sono infatti anni di preparazione e specializzazione, durante i quali cane e conduttore imparano a lavorare come un'unica squadra.
Un'attività che richiede costanza, capacità tecnica e un livello elevato di affiatamento, soprattutto quando le operazioni vengono effettuate in ambienti caratterizzati da ostacoli, pendenze o scarsa visibilità.
Testata anche la ricerca a centinaia di metri
Le attività svolte ad Amaro hanno permesso inoltre di verificare la resistenza psicofisica degli animali e la loro capacità di lavorare attraverso il cosiddetto teleolfatto.
Questa modalità consente ai cani addestrati di intercettare emanazioni odorose provenienti da distanze considerevoli, anche a centinaia di metri, orientando successivamente la ricerca verso la possibile posizione della persona dispersa.
Una capacità particolarmente importante nelle prime fasi di una ricerca su vaste superfici, quando è necessario individuare rapidamente le aree sulle quali concentrare uomini e mezzi.
L'esercitazione di Amaro ha quindi rappresentato contemporaneamente un momento di memoria e una prova concreta delle capacità del sistema di soccorso, nel segno di quella cultura della prevenzione nata anche dall'esperienza del terremoto del 1976.