Il Veneto torna al censimento: popolazione stabile solo grazie ai movimenti migratori
Dal 5 ottobre parte la rilevazione Istat in 181 Comuni veneti. I dati 2024 raccontano un saldo naturale negativo compensato da migrazioni interne e dall’estero.
VENETO — Da lunedì 5 ottobre il Censimento permanente della popolazione torna a entrare nelle case di una parte dei veneti. Non è il vecchio censimento decennale: è una rilevazione annuale, costruita sulle anagrafi e su un campione di famiglie. Ma arriva in un momento che rende il questionario molto più di un adempimento statistico. Gli ultimi dati disponibili descrivono infatti un Veneto sostanzialmente fermo nel numero dei residenti, non perché nascite e decessi si equivalgano, ma perché i movimenti dall’estero e dall’interno del Paese compensano una dinamica naturale negativa.
Il quadro è concreto: al 31 dicembre 2024, secondo il focus Istat sul Veneto, la popolazione censita era di 4.853.472 persone, 1.256 in più rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno il saldo naturale — cioè la differenza fra nati e morti — era però negativo per 20.505 unità. A compensarlo sono stati il saldo migratorio con l’estero, positivo per 18.109 persone, e quello interno, positivo per 5.541. Il dato non autorizza a parlare di crescita demografica strutturale: racconta piuttosto di un equilibrio delicato, tenuto in piedi da spostamenti di popolazione.
La novità non è un censimento di tutti, ma una fotografia annuale
La rilevazione 2026 riguarda soltanto le famiglie estratte dall’Istat nei Comuni campione. Nel Veneto sono 181, nell’elenco ufficiale dei Comuni selezionati: ci sono tutti i capoluoghi, ma anche realtà molto diverse per dimensione e territorio, da Galzignano Terme a Vo’ nel Padovano, da Agordo a Cesiomaggiore nel Bellunese, fino a Chioggia, Jesolo, Portogruaro, Verona, Bassano del Grappa, Schio e Valdagno. Il campione è quindi distribuito fra città, pianura, costa, aree termali, pedemontana e montagna.
Per il 2026 l’Istat utilizza la sola «rilevazione da Lista». Le famiglie interessate ricevono una lettera a firma del presidente dell’Istituto con le credenziali per il questionario. La prima finestra per rispondere online va dal 5 ottobre all’11 novembre; il recupero delle mancate risposte prosegue fino al 23 dicembre. Non è una campagna rivolta indistintamente a chiunque riceva un messaggio o una telefonata: l’Istat chiarisce nelle domande frequenti della rilevazione che l’estrazione avviene dal Registro statistico di base degli individui, aggiornato con dati anagrafici comunali. Per le famiglie selezionate la compilazione completa e veritiera è obbligatoria; per tutte le altre non c’è alcun questionario da compilare.
Questa distinzione ha una ricaduta immediata anche sul rapporto con i Comuni. Dal 12 novembre possono intervenire gli operatori comunali o i rilevatori muniti di tesserino, per telefono o di persona, nel solo percorso di recupero previsto. Chi riceve una comunicazione può verificare lettera, contatti e canali istituzionali; non deve invece consegnare dati personali a interlocutori non identificati. L’assistenza nazionale è affidata al numero 1510, gratuito dal 5 ottobre al 23 dicembre, e i Centri comunali di rilevazione restano il riferimento sul territorio.
Una regione ferma, ma non omogenea
La parola «stabilità» nasconde differenze importanti. Nel 2024 Verona ha guadagnato 1.652 residenti, pari allo 0,2%; Padova e Vicenza hanno segnato rispettivamente +677 e +553. Venezia ha perso 1.099 residenti, Rovigo 314, Treviso 133 e Belluno 80. A livello percentuale Venezia e Rovigo risultano in lieve calo (-0,1%), mentre Belluno e Treviso sono rimaste stabili. I dati non spiegano da soli le ragioni di ogni singolo Comune, ma impediscono una lettura unica del Veneto: città universitarie, aree turistiche, pianura produttiva e territori montani non affrontano la stessa domanda di abitazioni, scuole, trasporto e assistenza.
La componente straniera è una parte rilevante di questo assetto. I residenti di cittadinanza straniera censiti in Veneto erano 503.466, il 10,4% della popolazione, contro una media nazionale del 9,1%. Verona aveva l’incidenza più alta, 12%, seguita da Venezia con 10,8% e Padova con 10,4%; Belluno si fermava al 6,8%. Nel complesso regionale la popolazione straniera è aumentata di 2.305 persone nel 2024. Istat attribuisce questa dinamica soprattutto a un saldo migratorio estero positivo, ma segnala anche l’effetto delle acquisizioni di cittadinanza italiana: non sono una perdita di residenti, cambiano la classificazione statistica della popolazione.
È qui che il Censimento diventa utile oltre la data di compilazione. I dati raccolti su famiglie, componenti e abitazioni alimentano le basi informative con cui si leggono età, condizioni abitative, pendolarismo e composizione dei nuclei. L’Istat rende già disponibili risultati e serie storiche per territori e temi nella propria piattaforma dei risultati censuari. Per un Comune, conoscere soltanto il totale dei residenti non basta: una popolazione identica nel numero può essere più anziana, avere più nuclei unipersonali, più bambini o più persone che si spostano ogni giorno per lavoro e studio.
Perché il saldo naturale pesa su servizi e imprese
Il calo delle nascite non è un dettaglio demografico da relegare alle tabelle. Nel 2024 in Veneto sono nati 29.969 bambini, 469 in meno del 2023. Il saldo naturale negativo non produce automaticamente la chiusura di una classe, di un ambulatorio o di un servizio; richiede però a enti locali e aziende sanitarie di progettare sulla base di fasce d’età, distanze e accessibilità, non di una semplice media regionale.
Il tema è emerso anche nel rapporto sui servizi sociosanitari presentato a Treviso, che ha messo al centro invecchiamento, persone sole e integrazione fra salute e welfare comunale. È visibile, con strumenti diversi, anche nelle iniziative private: il bonus nascita attivato dalla Banca delle Terre Venete ha stanziato 70 mila euro per 140 contributi ai soci con una nascita o un’adozione nel 2025. Non sono misure comparabili ai dati Istat né una risposta sufficiente al fenomeno, ma mostrano quanto la questione abbia effetti percepiti anche fuori dalle statistiche pubbliche.
Per la sanità il punto non è soltanto il numero dei parti. La riorganizzazione del punto nascita di Portogruaro, che entrerà nella fase operativa dal 1° novembre, riguarda standard, personale e percorsi delle famiglie; si colloca però in un Veneto dove i servizi devono essere dimensionati in una demografia che cambia. Anche le imprese, soprattutto dove il ricambio generazionale è più lento, guardano a disponibilità di lavoratori, mobilità e abitazioni. Il Censimento non decide queste politiche, ma fornisce una base comune per evitare che ciascun territorio agisca su percezioni o dati troppo vecchi.
Il valore dei casi locali, senza scambiare un’eccezione per una tendenza
La lettura regionale va tenuta insieme a quella dei singoli territori. Il caso demografico di Fiume Veneto, in Friuli Venezia Giulia, ricorda che anche in un’area segnata dall’invecchiamento possono esserci Comuni con una traiettoria diversa per residenti, età e natalità. Non è una scorciatoia per spiegare il Veneto e non permette di trasferire automaticamente cause o soluzioni da un Comune all’altro. Serve invece a capire perché le rilevazioni aggiornate contano: il dato regionale è indispensabile per la cornice, quello locale per riconoscere eccezioni, criticità e fabbisogni reali.
Per i veneti coinvolti in questa edizione, la compilazione ha quindi un effetto doppio: soddisfare un obbligo individuale e contribuire a una fotografia statistica che sarà restituita in forma aggregata, senza rendere identificabili le persone. Per chi non ha ricevuto la lettera, il Censimento è soprattutto un’occasione per leggere con precisione una trasformazione già in corso. Il Veneto non sta crescendo per un recupero delle nascite: nel 2024 ha mantenuto il proprio numero di residenti grazie ai flussi in entrata. Sapere dove questo equilibrio regge e dove no è il passaggio necessario per discutere di scuole, cure, lavoro e servizi con dati verificabili.