Il furgone dei braccianti finisce nel canale: tre morti mentre andavano al lavoro

Sei persone sono riuscite a salvarsi uscendo dal mezzo prima dell'arrivo dei soccorsi.

09 maggio 2026 15:27
Il furgone dei braccianti finisce nel canale: tre morti mentre andavano al lavoro -
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CHIOGGIA (VENEZIA) - Non è soltanto un incidente stradale. È una tragedia del lavoro che comincia prima dell'alba, dentro un furgone pieno di uomini diretti nei campi, e finisce nell'acqua di un canale della campagna veneziana. Tre persone sono morte nella mattinata di sabato 9 maggio 2026 a Ca' Lino, lungo l'Idrovia Sant'Anna di Chioggia, dopo che un minivan con nove occupanti è uscito di strada e si è ribaltato nel canale.

Sei persone sono riuscite a salvarsi uscendo dal mezzo prima dell'arrivo dei soccorsi. Per gli altri tre occupanti, rimasti intrappolati all'interno dell'abitacolo, le ricerche si sono concluse con il recupero dei corpi senza vita da parte dei sommozzatori dei Vigili del fuoco. Le vittime, secondo le prime informazioni, sarebbero lavoratori stranieri di origine nordafricana. Il gruppo era diretto verso un campo nel Rodigino per una giornata di lavoro agricolo.

Aggiornamento sulle vittime. Al momento dell'aggiornamento non risultano ancora diffusi in modo ufficiale i nomi e le età dei tre uomini morti. Le informazioni disponibili indicano che si trattava di lavoratori stranieri, con ogni probabilità impiegati come braccianti agricoli, in viaggio verso il luogo di lavoro insieme agli altri occupanti del mezzo. Proprio l'assenza, nelle prime ore, di identità pubbliche complete rende ancora più delicata la vicenda: prima della cronaca sul sistema, ci sono tre persone che attendono di essere restituite a una storia, a una famiglia e a un nome.

La tragedia all'alba a Ca' Lino

L'allarme è scattato attorno alle 6.30, quando un cittadino ha notato il veicolo ribaltato nell'acqua e ha segnalato la presenza del mezzo. La zona è quella di Ca' Lino, tra Strada Margherita e via Vecchio Brenta, in un tratto dove la viabilità corre accanto ai canali della campagna tra Chioggia e il confine con il Polesine.

Sul posto sono arrivati i Vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere, il nucleo regionale sommozzatori di Venezia, l'autogrù da Mestre, il Suem 118 e le forze dell'ordine. Come riportato da Sky TG24 nella cronaca dell'incidente di Chioggia, le squadre di soccorso hanno operato per recuperare il mezzo e verificare la presenza degli occupanti rimasti bloccati all'interno.

La parte più drammatica delle operazioni è arrivata dopo il recupero del furgone con l'autogrù: dentro il veicolo sono stati trovati i tre uomini che risultavano dispersi. A quel punto il bilancio, già gravissimo, è diventato definitivo.

Le indagini: dinamica, mezzo e trasporto dei lavoratori

La dinamica è ancora al vaglio. Al momento non risulta il coinvolgimento di altri veicoli, ma gli accertamenti dovranno chiarire perché il conducente abbia perso il controllo del minivan, finito poi nel canale. Le verifiche riguardano la traiettoria, le condizioni della strada, l'eventuale velocità, lo stato del mezzo e la posizione dei passeggeri a bordo.

C'è però un secondo livello di indagine, non meno importante: quello legato al lavoro. I nove occupanti del furgone erano diretti nei campi. Per questo sono attesi accertamenti anche sulle condizioni lavorative, sull'inquadramento contrattuale, sull'organizzazione del trasporto e sull'eventuale presenza di intermediari. In casi come questo la domanda non è soltanto "come è uscito di strada il mezzo", ma anche "chi stava portando quelle persone al lavoro, con quali regole e sotto quale responsabilità".

È il punto che trasforma la tragedia di Chioggia in una vicenda di interesse nazionale. Perché il trasporto collettivo dei lavoratori agricoli, soprattutto quando avviene all'alba e con mezzi privati o non autorizzati, è da anni uno dei nodi più opachi delle filiere stagionali. Il Ministero del Lavoro, nelle pagine dedicate al contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, definisce il fenomeno come una priorità politica e richiama il peso delle forme illegali di reclutamento e organizzazione della manodopera.

Il punto che pesa: morire prima ancora di iniziare il turno

La formula tecnica è "infortunio in itinere": un evento che avviene nel tragitto verso il luogo di lavoro. Ma nel caso di Chioggia la definizione amministrativa non basta a contenere il significato della vicenda. Tre uomini non sono morti durante una lavorazione, non sono stati travolti da un macchinario, non sono caduti da un ponteggio. Sono morti nel percorso che doveva portarli alla giornata nei campi.

È una zona spesso sottovalutata della sicurezza: il viaggio, l'attesa, il raduno dei lavoratori, il furgone che parte presto, i chilometri prima del turno. Secondo il quadro provvisorio 2025 pubblicato dall'INAIL sugli infortuni e sulle malattie professionali, gli incidenti in itinere denunciati dai lavoratori sono cresciuti più degli infortuni in occasione di lavoro, passando da 96.835 a 99.939 casi tra 2024 e 2025.

Il dato non spiega da solo la tragedia di Ca' Lino, ma aiuta a collocarla: la sicurezza non coincide soltanto con il campo, il cantiere o il magazzino. Comincia prima, nell'organizzazione concreta della giornata lavorativa.

Le vittime: tre uomini, vite ancora senza nome pubblico

Nelle ore successive all'incidente non risultano ancora diffusi nomi ed età delle vittime. È un dettaglio che pesa. Nella cronaca italiana i lavoratori stranieri morti all'alba rischiano spesso di restare dentro categorie anonime: braccianti, nordafricani, passeggeri, dispersi, deceduti. Ma dietro il bilancio ci sono tre uomini, tre famiglie, tre percorsi migratori e professionali che ora dovranno essere ricostruiti anche dalle autorità.

Il Nordest produttivo vive anche del lavoro degli stranieri: agricoltura, edilizia, logistica, turismo, assistenza familiare. Nordest24 lo ha raccontato nell'approfondimento sul ruolo dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia, ma il ragionamento riguarda l'intero Nordest. Sono lavoratori spesso essenziali e, proprio per questo, più esposti quando la filiera del lavoro diventa frammentata, subappaltata, intermediata o poco controllata.

Il nodo del caporalato e dei furgoni all'alba

La Cgil Venezia e la Flai Cgil Venezia hanno chiesto di indagare sulle reali condizioni dei lavoratori morti e dei sopravvissuti. Il sindacato ha puntato il dito sul trasporto dei braccianti con furgoni non autorizzati, definendolo una delle pratiche "più pericolose" nel perimetro del caporalato.

È un passaggio centrale. La legge italiana punisce l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro: la Legge 199 del 2016 su lavoro nero e sfruttamento in agricoltura ha rafforzato gli strumenti contro il caporalato, ma le vicende giudiziarie e ispettive continuano a mostrare zone di forte vulnerabilità. Il problema non è soltanto il salario: è il controllo della vita del lavoratore, dal reclutamento all'alloggio, dagli orari al trasporto.

Il tema è già emerso più volte nel Nordest. Nordest24 ha documentato il caso della falsa cooperativa agricola scoperta nella Marca, con braccianti costretti in condizioni igienico-sanitarie precarie, e i controlli del Nucleo Ispettorato del Lavoro nel Trevigiano contro caporalato, irregolarità e violazioni sulla sicurezza. Sono contesti diversi, ma indicano la stessa faglia: dove il lavoro è povero, stagionale e dipendente da intermediazioni informali, la sicurezza diventa fragile.

Agricoltura, un settore vitale ma ancora ad alto rischio

L'agricoltura non è un mondo marginale. È una parte strategica dell'economia veneta e nazionale, ma resta un settore fisicamente duro, stagionale, esposto agli spostamenti, alla fatica, agli orari anticipati e alla pressione della raccolta. L'INAIL, nel focus sugli infortuni in agricoltura, segnala che nel Nordest si concentra quasi un terzo delle denunce del settore e che il Veneto è tra le regioni più interessate.

Il dato nazionale indica un calo degli infortuni agricoli nel medio periodo, ma non cancella la gravità dei casi mortali. Nello stesso focus INAIL, la perdita di controllo di mezzi di trasporto o attrezzi in movimento viene indicata tra le prime cause di morte nel comparto. La tragedia di Chioggia, pur avvenuta lungo il tragitto e non durante una lavorazione in campo, riporta al centro il rapporto tra agricoltura, mezzi, mobilità e prevenzione.

Anche la Fondazione Placido Rizzotto, attraverso il proprio Osservatorio su agromafie, caporalato e condizioni di lavoro in agricoltura, da anni analizza l'intreccio tra filiere agroalimentari, sfruttamento e vulnerabilità dei lavoratori. In questo quadro, il trasporto non è un dettaglio logistico: può diventare una delle spie dell'organizzazione reale del lavoro.

Le reazioni dei sindacati: indagini e controlli

Le organizzazioni sindacali hanno espresso cordoglio per le vittime e vicinanza ai sopravvissuti, ma hanno anche chiesto accertamenti rapidi e completi. La Cgil e la Flai di Venezia chiedono di verificare contratti, modalità di trasporto ed eventuali reti di intermediazione illecita. La Cisl veneziana, con Michele Zanocco, richiama il peso crescente degli infortuni in agricoltura e la necessità di strategie territoriali condivise tra istituzioni e parti sociali. La Uil Veneto, con Roberto Toigo, sintetizza il punto politico della giornata: è inaccettabile morire per andare al lavoro.

La richiesta comune è chiara: non fermarsi alla fatalità. Un furgone finito in un canale può essere l'esito di una manovra, di un malore, di una distrazione o di una condizione stradale; saranno gli investigatori a stabilirlo. Ma quando a bordo ci sono nove lavoratori diretti nei campi, l'inchiesta deve guardare anche alla filiera che li ha messi su quel mezzo.

Il Veneto della sicurezza: piani, controlli e una domanda aperta

Il Veneto si è dotato di strumenti di prevenzione e programmazione. Nordest24 ha seguito l'approvazione del Piano strategico regionale 2024-2026 per la salute e la sicurezza sul lavoro, con misure su personale Spisal, prevenzione, monitoraggi e utilizzo dei fondi derivanti dalle sanzioni. Ma una tragedia come quella di Chioggia obbliga a chiedersi se gli strumenti arrivino fino ai punti più periferici e mobili del lavoro: il trasporto dei braccianti, gli alloggi temporanei, i raduni prima dell'alba, gli spostamenti tra province.

Il Piano triennale nazionale contro sfruttamento e caporalato in agricoltura indicava già la necessità di soluzioni di trasporto adeguate ai bisogni dei lavoratori agricoli. È una frase amministrativa, ma oggi suona concreta: vuol dire mezzi idonei, responsabilità definite, percorsi controllabili, condizioni verificabili.

Una tragedia dentro un territorio già segnato dagli incidenti

Chioggia e la sua viabilità di collegamento sono state più volte teatro di incidenti gravi. Nordest24 aveva raccontato lo scontro mortale sul ponte translagunare di Chioggia e, sempre nell'area di Ca' Lino, lo scontro tra un furgone e un'auto lungo la Romea con tre feriti. Il nuovo incidente, però, aggiunge un elemento ulteriore: la presenza di lavoratori agricoli trasportati insieme verso il luogo di impiego.

Non basta dunque parlare di strada pericolosa o di fatalità. Il punto è l'intersezione tra mobilità, lavoro povero, stagionalità e sicurezza. È lì che spesso si concentra il rischio, lontano dai riflettori e prima che inizi il turno.

Cosa resta da chiarire

  • Chi guidava il minivan e in quali condizioni si trovava al momento dell'uscita di strada.

  • Se il mezzo fosse idoneo e autorizzato al trasporto di tutte le persone a bordo.

  • Quale fosse il rapporto contrattuale dei nove lavoratori diretti nei campi.

  • Chi avesse organizzato il viaggio verso il Rodigino.

  • Se vi fossero intermediari, cooperative, appalti o subappalti collegati alla giornata di lavoro.

  • Se le vittime e i sopravvissuti fossero inseriti in una filiera regolare oppure in un sistema di reclutamento opaco.

Una domanda che riguarda tutto il Nordest

La morte di tre lavoratori a Chioggia non può restare confinata nella cronaca nera del sabato mattina. Riguarda il Veneto agricolo, il Nordest produttivo e un Paese che continua a dipendere da persone spesso invisibili fino al momento della tragedia. Persone che raccolgono, caricano, spostano, costruiscono, assistono, tengono in piedi pezzi essenziali dell'economia reale.

In questi anni Nordest24 ha dato spazio anche alle storie simbolo della sicurezza mancata, come quella di Mattia Battistetti, morto sul lavoro a 23 anni. Il caso di Chioggia è diverso, ma pone la stessa questione di fondo: uscire di casa per lavorare non può continuare a essere una soglia di rischio accettata come normale.

Ora servono nomi, responsabilità, verifiche e risposte. Perché tre uomini morti dentro un furgone, all'alba, mentre andavano nei campi, non sono un incidente da archiviare con una riga di bilancio. Sono una domanda aperta sulla qualità del lavoro che il territorio produce, usa e troppo spesso non vede.

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