Padova, architetti ed esperti europei a confronto su housing sociale e città sostenibili
All’Università di Padova una giornata di studi sul diritto all’abitare. Sabato 6 giugno mostre, incontri e premiazione tra Padova e Vicenza
PADOVA - Il diritto alla casa, il costo degli alloggi, i servizi di quartiere e il legame tra abitare e qualità della vita urbana sono stati al centro della giornata internazionale di studi 5 giugno nell’Aula Magna Galileo Galilei dell’Università di Padova, appuntamento inserito nella XII Biennale Internazionale di Architettura Barbara Cappochin. Il convegno, dedicato a housing sociale e città sostenibili, ha riunito urbanisti, architetti, amministratori pubblici e studiosi arrivati da diversi Paesi europei.
La giornata ha messo a confronto esperienze e modelli provenienti da Barcellona, Vienna, Parigi, Londra, Madrid, Napoli e Padova, con un focus sui temi più attuali dell’abitare contemporaneo: cohousing, edilizia pubblica, progettazione modulare, welfare urbano, sostenibilità e nuove politiche per l’accesso alla casa. Un dibattito che tocca direttamente anche il territorio padovano, dove il tema delle politiche abitative e del rapporto tra sviluppo urbano e inclusione sociale è già al centro di iniziative come il convegno housing sociale e città sostenibili.
Tra i relatori internazionali sono intervenuti Carlos Moreno, docente dell’IAE Paris Sorbonne e teorico della “città dei 15 minuti”, Josep Borrell Bru di IMPSOL Barcellona, Marta Peris e José Toral dello studio Peris + Toral Arquitectes, José Maria Ezquiaga, Kath Scanlon della London School of Economics, Ezio Micelli, Michèle Zaoui, Laura Lieto, Daniel Fügenschuh e il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC Alessandro Panci.
Ad aprire i lavori è stato Giuseppe Cappochin, presidente della Fondazione, che ha richiamato una delle questioni oggi più sentite in Europa: la casa non riguarda più soltanto le fasce sociali più fragili, ma anche una parte sempre più ampia di popolazione che non riesce a sostenere i prezzi del mercato immobiliare privato. In questo quadro, l’edilizia sociale non viene più letta come risposta emergenziale, ma come uno strumento strutturale.
Particolarmente atteso l’intervento di Carlos Moreno, che nel confronto con la stampa e durante il dibattito ha sottolineato come la trasformazione urbana debba partire dalla vita quotidiana delle persone. Secondo Moreno, la prossimità dei servizi non può essere pensata solo entro i confini del singolo Comune, ma su un’area più vasta, in una logica di “territorio-città” capace di offrire servizi essenziali in ogni quartiere e in ogni centro urbano.
Nel suo intervento il docente francese ha collegato il tema dell’abitare a una riflessione più ampia sulla qualità della vita urbana, sul diritto allo studio e sull’accessibilità dei servizi. In questa prospettiva, le politiche abitative non sono separate dalla pianificazione urbanistica: per Moreno fanno parte della costruzione di città più eque e sostenibili. Tra i passaggi evidenziati, anche quello sulle residenze per studenti, definite infrastrutture pubbliche direttamente connesse al diritto all’istruzione.
Un altro dei modelli portati all’attenzione della Biennale è stato quello dell’area metropolitana di Barcellona, illustrato da Josep Maria Borrell Bru, alla guida di IMPSOL, l’ente che realizza e gestisce l’edilizia pubblica metropolitana. L’esperienza catalana è stata presentata come uno dei laboratori più avanzati d’Europa nel campo dell’edilizia sociale, con un approccio che punta a tenere insieme sostenibilità ambientale, qualità architettonica e contenimento dei costi.
Tra i principi evidenziati da Borrell ci sono la riduzione del consumo di suolo, il contenimento delle infrastrutture necessarie ai nuovi insediamenti, l’uso di materiali a basso impatto ambientale, la diminuzione dell’impiego del cemento e una crescente attenzione a soluzioni costruttive più leggere, efficienti e adattabili nel tempo. Un’impostazione che parte dall’emergenza abitativa ma guarda a un investimento di lungo periodo, capace di produrre qualità urbana, coesione sociale e benefici ambientali, in linea con il dibattito aperto anche sulle nuove politiche abitative nel Nordest.
Nel pomeriggio il programma della Biennale è proseguito con l’inaugurazione della mostra diffusa “Foglie”, progetto ideato da Edoardo Narne all’interno della mostra “Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la città che cresce”. A Palazzo del Monte è stato poi presentato il volume dedicato ai due architetti, curato da Elena Svalduz e Stefano Zaggia.
Sempre nel pomeriggio, nella corte di Ca’ Lando, è stata inaugurata la mostra temporanea “Casa Mediterranea Sperimentale”, firmata da Guillermo Vázquez Consuegra, Edoardo Narne e Yuuichi Iketani.
Giuseppe Cappochin ha spiegato che le esperienze invitate a Padova mostrano come l’architettura possa ancora essere uno strumento di equilibrio sociale. Ha citato in particolare i casi di Barcellona, Vienna e Parigi, dove sostenibilità, prossimità e qualità dell’abitare vengono affrontate come parti di una stessa visione politica e culturale, con una riflessione che riguarda direttamente anche le città italiane.
La Biennale prosegue sabato 6 giugno con una giornata dedicata ai protagonisti dell’architettura contemporanea internazionale. Alle 9.30, negli spazi della Fondazione Alberto Peruzzo, i vincitori e le menzioni del Premio Internazionale di Architettura Barbara Cappochin 2025-2026 presenteranno al pubblico le opere selezionate dalla giuria internazionale.
Alle 12 è prevista in Piazza Cavour l’inaugurazione della mostra urbana “I Tavoli dell’Architettura”, progettata dal Renzo Piano Building Workshop e realizzata dal Laboratorio Morseletto per l’Architettura. Nel pomeriggio la Biennale si sposterà a Vicenza per la cerimonia di premiazione nella Cavea Arcari del Laboratorio Morseletto per l’Architettura, con una performance del pianista e compositore Francesco Taskayali e del ballerino del Teatro alla Scala Massimo Garon.