Posso accendere il riscaldamento in casa in Veneto?

Per le abitazioni la nuova misura regionale non sposta automaticamente il calendario: nella maggior parte dei Comuni resta il 15 ottobre. Ecco come controllare zona, condominio, temperature e deroghe.

01 ottobre 2026 10:08
Posso accendere il riscaldamento in casa in Veneto? -
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VENETO — Sì, ma non dal 1° ottobre per tutti. Per la grande maggioranza delle abitazioni venete in zona climatica E, il periodo ordinario di accensione va dal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, fino a 14 ore al giorno comprese tra le 5 e le 23. La novità regionale che fa slittare l’avvio al 1° novembre riguarda invece edifici pubblici, negozi e servizi in fascia E alimentati da combustibili fossili o biomassa: non trasferisce automaticamente quella data nelle case.

È una distinzione utile per chi vive in condominio e attende la decisione dell’amministratore, per chi ha una caldaia autonoma e per chi sente parlare di “termosifoni fermi fino a novembre”. La DGR Veneto 1024 del 18 settembre 2026 individua con precisione gli immobili coinvolti dalla misura temporanea; le abitazioni non compaiono fra le categorie E2, E4 ed E5 citate dal provvedimento. Resta però indispensabile controllare il Comune, la zona climatica effettiva e le regole del proprio impianto prima di intervenire.

La risposta pratica per chi abita in casa

Padova, Venezia, Verona, Vicenza, Treviso, Rovigo e molti Comuni di pianura sono in zona E. Per una casa situata in questa fascia, la regola ordinaria pubblicata dalla Regione è chiara: accensione dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore quotidiane, nella fascia 5-23. Non significa che il riscaldamento debba restare acceso 14 ore consecutive: il termostato e la programmazione dell’impianto possono distribuirle nella giornata.

La data del 1° novembre, quindi, non è il nuovo inizio generale della stagione domestica. È una riduzione temporanea pensata come misura per la qualità dell’aria: dal 1° novembre 2026 al 12 aprile 2027 si applica agli edifici pubblici e agli immobili per commercio o servizi, nelle categorie indicate dalla delibera, quando sono in fascia E e usano combustibili fossili o biomassa. Il quadro per uffici e negozi in Veneto è dunque diverso da quello di un appartamento, anche se si trovano nella stessa città.

La fonte regionale ricorda che in Veneto prevalgono le zone E e F. Non è però corretto dedurre la fascia dalla sola provincia: la classificazione è comunale. Nell’elenco ufficiale dei gradi-giorno, ad esempio, Venezia, Padova e Verona risultano in E, mentre Belluno, Cortina d’Ampezzo e molti comuni montani sono in F. La zona F non ha i limiti nazionali di periodo e di ore propri della zona E; ciò non elimina, naturalmente, le istruzioni dell’impianto e le eventuali decisioni organizzative del condominio.

Perché un condominio può non partire il 15 ottobre

Il calendario stabilisce il periodo entro cui l’impianto centralizzato può funzionare: non è un ordine di accensione automatica. In un condominio il responsabile dell’impianto è normalmente l’amministratore, salvo il caso in cui l’incarico sia affidato a un terzo responsabile. È lui, insieme alla ditta che gestisce la centrale, a programmare l’avvio e a verificare che manutenzione e documentazione siano in regola.

Per questo due palazzi nella stessa strada possono iniziare in date diverse, pur nel periodo consentito. Il motivo può essere la temperatura effettiva, la programmazione già approvata, una verifica tecnica o la necessità di completare la manutenzione. Chi è in affitto non deve manomettere valvole comuni né chiedere al manutentore di intervenire direttamente: la prima richiesta va inviata all’amministratore o, nei piccoli edifici senza amministratore, al soggetto responsabile concordato dai proprietari.

La domanda da fare non è soltanto “quando accendete?”, ma anche “qual è il programma orario e chi è il responsabile dell’impianto?”. Un messaggio scritto consente di sapere se è prevista una data di avvio, se ci sono lavori in corso e se l’edificio ha una regolazione centralizzata a fasce. Se in casa i radiatori restano freddi dopo l’avvio comunicato, è più utile segnalare piano, appartamento e singolo corpo scaldante che chiedere un’accensione generica: aria nei radiatori, valvole termostatiche chiuse o un problema di circolazione non sono la stessa cosa di un impianto ancora spento.

Caldaia autonoma: cosa cambia

Con una caldaia autonoma il residente decide quando attivare l’impianto, ma resta dentro i limiti della zona climatica e deve attenersi al libretto e alle istruzioni del produttore. La Regione Veneto indica che ogni impianto di climatizzazione deve avere il libretto compilato e aggiornato; per gli impianti nuovi o già esistenti la registrazione nel catasto regionale CIRCE è effettuata dall’installatore o dal manutentore. Il controllo non è un adempimento da rimandare alla prima sera fredda: una prova fatta prima dell’avvio permette di individuare pressione insufficiente, errori dell’apparecchio o radiatori da sfiatare senza restare senza riscaldamento.

Prima di accendere conviene verificare quattro elementi semplici: che il termostato sia impostato sulla modalità invernale e sull’orario corretto; che le valvole dei radiatori siano aperte nei locali da scaldare; che non compaiano anomalie sul display della caldaia; che la manutenzione prevista dal costruttore sia stata eseguita. Se compare un guasto, serve una ditta abilitata: intervenire sul generatore o sulla parte gas senza competenza non è una soluzione domestica sicura.

Non va confusa la manutenzione periodica con la singola data di accensione. Le frequenze dipendono dalle istruzioni dell’installatore, del fabbricante e, in mancanza, dalle norme tecniche applicabili. La pagina regionale sulle regole per gli impianti di climatizzazione spiega inoltre che il rapporto di controllo di efficienza energetica viene trasmesso al catasto CIRCE dal manutentore o installatore nei casi previsti.

Temperatura: il riferimento non è “più caldo possibile”

Per gli ambienti residenziali il limite di riferimento è 20 gradi, con una tolleranza di 2 gradi. In pratica la temperatura va regolata per un comfort ragionevole, non per trasformare l’appartamento in un ambiente estivo. In un alloggio con termosifoni centralizzati, una stanza che supera stabilmente il livello desiderato si affronta prima con valvole termostatiche e regolazione corretta, poi con l’amministratore o il tecnico se il problema è generale.

La temperatura percepita non dipende solo dalla caldaia. Spifferi, umidità, tende davanti ai radiatori e mobili addossati ai corpi scaldanti possono rendere meno efficace il calore e indurre ad alzare il termostato inutilmente. Lasciare libero lo spazio immediatamente davanti al radiatore, arieggiare in modo breve e intenso invece di tenere una finestra socchiusa per ore, e chiudere le valvole nelle stanze poco usate sono accorgimenti pratici che non modificano le regole ma aiutano a non sprecare energia.

Si può accendere prima del 15 ottobre?

La disciplina nazionale consente l’esercizio fuori dal periodo ordinario quando si verificano situazioni climatiche che lo giustificano, entro limiti giornalieri più contenuti. In più, il sindaco può adottare un’ordinanza motivata se le condizioni meteorologiche rendono necessario ampliare periodo o durata. Non è una deroga che un singolo residente possa dichiarare da sé: per un centralizzato conta l’atto del Comune e la gestione dell’impianto; per un autonomo restano le condizioni e i limiti previsti dalla norma.

Il passaggio prudente è controllare il sito istituzionale del proprio Comune, non affidarsi a un avviso circolato sui social o a quello di un Comune vicino. Le ordinanze possono riguardare solo un territorio, un intervallo di giorni e una specifica durata. È lo stesso principio che vale per le misure antismog: nel recente aggiornamento su Venezia, traffico e riscaldamento dal 1° ottobre, la distinzione fra calendario generale e provvedimenti attuativi locali è centrale.

Stufe e caminetti: attenzione alle allerte PM10

Un ultimo controllo serve a chi integra il riscaldamento con legna o pellet. La DGR 1024 rafforza, nei giorni di allerta arancione o rossa del bollettino PM10 di ARPAV, il divieto di usare anche generatori a biomassa a 5 stelle nei Comuni veneti sopra i 100mila abitanti — Padova, Venezia, Verona e Vicenza — salvo quando rappresentino l’unico sistema di riscaldamento dell’abitazione. Non è un divieto permanente né una regola estesa indistintamente a ogni Comune, ma una condizione che va verificata nel bollettino e nell’ordinanza applicabile.

Chi sta valutando di sostituire una vecchia stufa non dovrebbe scegliere soltanto in base al calendario di accensione. Nel Nordest cresce anche l’attenzione alle reti e agli impianti più efficienti: il progetto di teleriscaldamento a biomassa di Cervignano mostra come il tema riguardi insieme costi, emissioni e organizzazione dei servizi. Per la singola abitazione, però, prima di un acquisto è opportuno valutare tecnico abilitato, classe ambientale, canna fumaria e regolamenti locali.

La checklist prima dell’avvio

In sintesi: verificare il Comune nell’elenco regionale delle zone climatiche; distinguere casa, condominio, ufficio o negozio; controllare eventuali ordinanze comunali se si vuole accendere in anticipo; contattare amministratore o manutentore per un centralizzato; fare una prova di caldaia e termostato per un autonomo; consultare ARPAV se si usa biomassa nei Comuni interessati. Sono passaggi brevi, ma evitano l’errore più comune di questa stagione: applicare a un appartamento la data del 1° novembre prevista per attività pubbliche e commerciali.

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