In Veneto riparte la stagione PM10: sei centraline oltre il limite nel 2025, allerta di nuovo comune per comune

Il bollettino Arpav è tornato attivo dal 1° ottobre. I dati dell'ultimo anno completo mostrano un miglioramento di lungo periodo, ma criticità ancora concentrate in pianura.

02 ottobre 2026 22:07
In Veneto riparte la stagione PM10: sei centraline oltre il limite nel 2025, allerta di nuovo comune per comune -
Condividi

VENETO – Dal 1° ottobre è tornato attivo il bollettino PM10 di Arpav, lo strumento che per tutto l'inverno segnala, Comune per Comune, il livello di accumulo delle polveri fini. Non è un semplice termometro del cielo grigio e non coincide con una previsione meteo: è il punto di incontro tra i valori misurati dalla rete regionale, le elaborazioni previsionali e le ordinanze che i Comuni applicano quando l'aria resta critica per più giorni.

La ripartenza arriva dopo un 2025 che offre una fotografia meno uniforme di quanto possa sembrare. Le 40 stazioni attive hanno rispettato ovunque il limite annuale di PM10, ma sei centraline – il 15% della rete – hanno superato il tetto previsto per il limite giornaliero. Arpav colloca la criticità soprattutto nelle aree di pianura. È il dato che spiega perché la stagione antismog non sia un rituale burocratico: il miglioramento registrato sul lungo periodo non ha eliminato gli episodi locali di accumulo, quelli che incidono sulle misure per mobilità, riscaldamento e attività.

Che cosa cambia dal 1° ottobre

Il bollettino PM10 di Arpav resta in servizio fino al 30 aprile 2027. Viene emesso il lunedì, mercoledì e venerdì entro le 13 e produce effetti dal giorno successivo. L'Agenzia non assegna il colore guardando un solo dato in tempo reale: considera i superamenti consecutivi del limite giornaliero misurati fino al giorno precedente e le previsioni del modello SPIAIR per il giorno in corso e i due successivi.

Il livello verde indica l'assenza di episodi di accumulo persistente. L'arancione scatta con almeno quattro giorni consecutivi sopra il valore giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo; il rosso con dieci giorni consecutivi. Per tornare dal livello arancione o rosso al verde servono almeno due giorni consecutivi sotto il limite. Questa sequenza è rilevante perché evita di trasformare un singolo picco in allerta, ma impedisce anche di considerare risolto un episodio appena cambia il tempo per qualche ora.

Il bollettino non riguarda i Comuni dell'area Prealpi e Alpi, esclusi perché negli ultimi dieci anni hanno rispettato sia il limite annuale sia quello giornaliero. Non significa che in montagna non possano esserci emissioni o condizioni localmente sfavorevoli; indica che, per il sistema regionale delle allerte, la pressione più ricorrente è nella pianura e nei suoi agglomerati urbani.

Il dato regionale: meglio sul lungo periodo, non abbastanza ovunque

Nel quadro pubblicato da Arpav con i dati consolidati del 2025, il valore limite annuale di 40 microgrammi per metro cubo non è stato superato in nessuna delle 40 stazioni. Il limite giornaliero, invece, ha una regola diversa: 50 microgrammi per metro cubo non possono essere superati per più di 35 giorni in un anno. Sei stazioni hanno oltrepassato quella soglia.

La distinzione non è tecnica soltanto per gli addetti ai lavori. Una media annua sotto il limite può convivere con una serie di giornate critiche, soprattutto nei periodi freddi, stabili e poco ventilati. Per questo l'indicatore ufficiale Arpav definisce la situazione 2025 critica nelle aree di pianura, pur registrando il minimo delle concentrazioni medie regionali dal 2002. Lo stesso ente invita a leggere con prudenza l'andamento recente: negli ultimi cinque anni non emergono variazioni significative delle concentrazioni al di là delle condizioni meteorologiche che favoriscono o ostacolano la dispersione.

La conseguenza concreta è che un inverno più favorevole non certifica da solo un cambiamento strutturale, mentre un autunno con nebbie e inversioni non equivale automaticamente a un peggioramento permanente. I dati aggiornati sono pubblici: nella pagina dell'indicatore PM10 2025, Arpav mette a disposizione sia la lettura regionale sia il file con valori e superamenti per ciascuna stazione. È la fonte utile per confrontare i territori senza dedurre classifiche da un singolo episodio.

Perché la pianura resta il punto sensibile

Il PM10 non ha un'unica origine. Arpav ricorda che il particolato può essere primario, prodotto direttamente da combustioni e traffico, oppure secondario: si forma in atmosfera dalla reazione di altri inquinanti, tra cui ossidi di azoto, biossido di zolfo, ammoniaca e composti organici volatili. Questo è il motivo per cui non è corretto attribuire ogni superamento a una sola auto, a una stufa o a una singola attività.

Nella pianura veneta entrano in gioco insieme emissioni diffuse, conformazione del bacino padano e condizioni meteorologiche. Nei giorni con aria stabile, inversioni termiche e poco vento, gli inquinanti faticano a disperdersi; una giornata luminosa o una pioggia breve possono modificare la percezione, ma non sostituiscono la sequenza di misure e previsioni usata dal bollettino. Il monitoraggio regionale serve proprio a distinguere il dato verificato dalla sensazione locale.

Per residenti e imprese questo cambia anche il modo di leggere le misure. Le limitazioni non nascono da un giudizio generico su un'intera provincia: ogni Comune viene associato a un'area e a una stazione di riferimento. Dove una centralina non dispone dell'analizzatore automatico, Arpav usa una stima modellistica. Prima di organizzare spostamenti o usare un impianto soggetto a regole stagionali, conta quindi il colore vigente per il proprio Comune, non quello visto sui social o in una città vicina.

Le regole locali non sono tutte uguali

Il ritorno del bollettino coincide con una stagione 2026-2027 diversa per il rinvio del blocco strutturale dei diesel Euro 5 al 1° ottobre 2027. La Regione ha accompagnato il rinvio con misure temporanee sulla qualità dell'aria, ma la loro applicazione concreta passa dagli atti comunali. Il caso di Verona, raccontato nel dettaglio nel nostro articolo sul rinvio del blocco degli Euro 5 e le nuove regole locali a Verona, mostra bene il punto: qui la fascia delle limitazioni è stata estesa fino alle 19.30 e la stazione di riferimento è Giarol Grande. Non è una regola automaticamente trasferibile a Padova, Venezia, Vicenza o Treviso.

La stessa cautela vale per il riscaldamento. La DGR regionale approvata a settembre modifica temporaneamente il periodo di esercizio per una parte degli edifici pubblici, del commercio e dei servizi in fascia climatica E alimentati da combustibili fossili o biomassa. Il perimetro non comprende indistintamente ogni edificio. Le condizioni e le categorie coinvolte sono ricostruite nell'approfondimento su cosa cambia per uffici e negozi nella stagione termica veneta; per le case resta distinta la disciplina spiegata nelle regole per l'accensione del riscaldamento nelle abitazioni del Veneto.

Nei giorni arancioni o rossi possono inoltre intervenire restrizioni aggiuntive, comprese quelle per alcuni generatori a biomassa. La classe ambientale di un veicolo o di una stufa, da sola, non basta a stabilire se un uso è consentito: occorre leggere l'ordinanza del Comune e il livello di allerta effettivo. È un passaggio meno immediato di un divieto nazionale, ma rispecchia una qualità dell'aria che nel Veneto non si comporta allo stesso modo dappertutto.

Un inverno da seguire con dati, non con impressioni

Il dato più solido per la stagione che comincia è storico: nel 2025 sei centraline su 40 hanno superato il limite giornaliero, mentre nessuna ha oltrepassato il limite annuale. Non consente di prevedere quante allerte ci saranno nei prossimi mesi. Arpav ha registrato, nella stagione 2025-2026, in media dodici giorni di allerta arancione o rossa sui 212 coperti dal bollettino, con un unico episodio rosso di tre giorni nell'agglomerato di Padova. Sono informazioni utili per comprendere il meccanismo, non un calendario per l'inverno appena iniziato.

La verifica corretta resta quella pubblicata dall'Agenzia: il bollettino per la validità dell'allerta, i dati in diretta per seguire l'andamento delle centraline e le ordinanze per le conseguenze locali. Il punto che emerge dai numeri non è che il Veneto abbia risolto il problema, né che ogni giornata autunnale porti inevitabilmente restrizioni. È più concreto: le medie sono migliorate, ma la soglia giornaliera continua a essere superata in una parte della rete e soprattutto in pianura. Per questo, fino al 30 aprile, il colore assegnato al proprio Comune tornerà a incidere su scelte quotidiane di residenti, lavoratori e attività.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail